Giorgio Vallortigara, la scienza che diverte
di Corona Perer
"Sì lo ammetto, sono il massimo specialista del cervello delle galline". Il professor Giorgio Vallortigara del Centro Interdipartimentale Mente/Cervello dell'Università degli Studi di Trento, non ha deluso le aspettative. Chiamato a Rovereto per gli "Aperitivi con la scienza" sul tema delle menti animali, ha confermato nei fatti che si tratta di appuntamenti utili e divertenti.
Dopo aver svelato il suo inedito campo di ricerca ha infilato una dietro l'altra una serie di godibilissime battute. "Studio le galline, il che ha deluso non poco mio padre il quale non riusciva a darsi pace come ci fosse pure gente disposta a pagarmi per questo. Per consolarlo gli dissi che mi pagavano molto poco" ha detto il professore che ha regalato al Caffè delle Arti del Mart, affollato da un pubblico attento e sceltissimo (c'era anche il filosofo Paolo Costa), un'oretta di scienza per tutti spiegando le interazioni tra animali nei gruppi.
Forse non tutti sanno che la gerarchia tra le galline si sostanzia, ad esempio, nell'ordine di beccata: la nuova entrata non può permettersi di cibarsi prima della sua "capa" e c'è di più. "Sapete la prima cosa che fanno le galline residenti con quelle nuove immesse nel pollaio? "Litigano per mettere le cose in chiaro".
Altra curiosità: che differenza c'è tra la nocciolaia, uccellino che a fine estate fa scorta di cibo per l'inverno, e l'uomo? La prima sa ritrovare subito 5000 noccioline sepolte nel bosco, l'uomo al massimo quattro/cinque dopo averle seppellite di nostra mano. La differenza dove sta? Il professore l'ha spiegato. "Sta nell'uso delle capacità di telerilevamento spaziale del volatile, mentre noi dovremmo farci una laboriosa mappa con carta e penna".
Animale superintelligente, quindi? "No, si tratta semplicemente di competenze diverse che tuttavia confermano l'alta specificità umana. Ma attenzione: se noi sappiamo fare la mappa a differenza della nocciolaia è perché possediamo il linguaggio, una sorta di protesi in più che altri animali non hanno e che ci ha permesso l'evoluzione". Il professor Vallortigara ha detto molto di più fornendo molti esempi ai quali - in sede di dibattito - si sono aggiunti i contributi del pubblico. Così si è saputo che anche i buoi hanno sistemi rapidi per classificare il nuovo entrato: basta un'occhiata alla stazza, alle corna, ai movimenti.
Il piacevole pomeriggio al caffè delle Arti di Rovereto ha confermato la bontà dell'iniziativa. Del resto i cafè scientifiques, importati dalla Francia, si stanno diffondendo sempre più in molte città italiane.
Lo scopo non è solo informare ma soprattutto intrattenere e divertire giovani e adulti, dando l'opportunità di conversare liberamente con donne e uomini di scienza, disponibili a presentare le proprie ricerche con un linguaggio semplice e accessibile a tutti. In realtà i sentimenti più diffusi nei confronti della ricerca scientifica continuano ad essere di speranza, fiducia e interesse ma anche timore verso qualcosa che non si conosce.
"Avvicinare la scienza ai cittadini è possibile solo rendendola più comprensibile - ha affermato il neuroscienziato e psicologo - Bisogna spiegare la ricchezza e l'articolazione del dibattito scientifico, anche al di fuori delle aule universitarie e dei laboratori, dove troppo spesso la scienza è rinchiusa".
Ha ragione, aggiungiamo noi.
(Rovereto, 5 giugno 2008)
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