Fausto Melotti, l'omaggio di Transarte
di Corona Perer
(Rovereto, 7 marzo 2009) - La definizione di "spazio inquieto" ha quarant'anni. Fu Renato Barilli nel lontano 1969, a pubblicare su una rivista di Giulio Einaudi Editore un saggio critico dedicato al grande scultore. Il titolo che scelse fu proprio "Fausto Melotti, lo spazio inquieto".
Uno spazio che per Melotti era simile a un gioco, ad un vuoto da riempire. In questo vuoto "...si muovono esseri eleganti e sinuosi che sembrano liberarsi di un'esistenza concreta dominata dalla gravità". E' in effetti la leggerezza, l'eleganza, la musicalità a trovar plastica espressione nelle opere di Melotti.
"Fausto Melotti, Lo spazio inquieto. Incisioni, disegni, ceramiche, sculture" propone l'inquietudine dell'arte.
Transarte presenta una cospicua selezione di circa 80 opere dal 1936 al 1985 (sono 46 i titoli ma alcuni sono cicli di litografie ed esercizi o prove d'autore). Alcune tanto piccole quanto sublimi - come alcuni gioielli forgiati dall'artista - ripropongono l'elegante leggerezza della materia.
Mutuando il titolo da Barilli, "Fausto Melotti, lo spazio inquieto", Transarte ha presentato incisioni, disegni, ceramiche e sculture. Una di queste, forse la più pesante quanto a materiali, è di Gillo Dorfles: "Tema e Variazioni" è del 1968. Lastre di ottone lisce e punzonate, accostate a griglie e catene.
La rassegna porta al grande pubblico alcuni inediti come una figura femminile in ceramica smaltata policroma del 1953, un "cartoccio" in ceramica degli anni Sessanta, sei tecniche miste su carta risalenti al decennio 1970/1980, incisioni e una serie di prove d'autore.
A Rovereto nacque, ma la sua opera travalicò i confini. Melotti innovò infatti le arti plastiche: New York gli ha reso omaggio pochi mesi in una delle più prestigiose stanze dell'arte, ovvero Acquavella Galleries.
La mostra di Transarte parte dagli esordi con la lezione di Adolfo Wildt (suo maestro all'Accademia di Brera dal 1928), sino agli anni Settanta e Ottanta, Nemico di quanto poteva apparire retorico o monumentale in virtù di un viscerale amore per il ‘discreto' e il ‘lieve', Melotti fu non a caso particolarmente attratto dal linguaggio musicale. La musica era per lui territorio non solo di soave conforti, ma patria di principi e valori musicali.
La mostra di Transarte narra anche questo: il ritmo delle strutture, la modulazione, l'armonia, la vibrazione, il contrappunto che diedero vita ad opere memorabili come i suoi "teatrini".
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