A volte tornano: la Madonna che sarebbe attribuita a Melotti (ma Gillo Dorfles dubita)

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MELOTTI Fausto (Rovereto 1901 - Milano 1986) 
Madonna, 1935 bronzo (aureola in ottone, base in marmo)
cm. 53,3 x 12,5 x 9 firma sulla base, lato sinistro "MELOTTI";
iscrizione sulla base:
"DOMINO ANTONIO ROSSARO /
MILITI FIDEI ET PATRIAE / MCMXI-MCMXXXVI" 

Gillo Dorfles e la supposta Madonna di Melotti

Per supportare la tesi di una Madonna di Melotti, Galleria Transarte di Rovereto, predispose anche una scheda critica, e poi fece venire Gillo Dorfles grande amico dell'artista, il quale giunto a Rovereto quando l'opera venne esposta alla Campana dei Caduti di Rovereto - rispose: "....Dicono che sia di Melotti..." facendo chiaramente capire che era azzardato esprimersi e poi disse "...bella statuina".

Usando parole molto dosate disse da vecchio e autorevole professore: "...essa consta a quanto pare di Melotti, io non l'avrei mai detto". Parole che l'ultracentenario espresse con la sua proverbiale eleganza e che potevano far capire molto di più di quanto effettivamente andava esprimendo.
 
La scheda tecnica fatta predisporre da Transarte a firma di Micaela Sposito sembrava 'certificare': << ...E' la Madonna che Fausto Melotti omaggia a don Antonio Rossaro in occasione del venticinquesimo anno di sacerdozio di questi, nel 1936. Alla morte del presbitero, i suoi eredi offrirono in dono la scultura all'architetto Agostino Jaccuzzi, come documenta una lettera manoscritta con data 13 ottobre 1953. Dopo numerosi passaggi di proprietà, la Madonna ritorna a Rovereto (...)
La scultura trova riscontro nella produzione a soggetto sacro e non di Fausto Melotti tra il 1930 ed il 1933, fase in cui l'artista fa propri gli insegnamenti di Adolfo Wildt (1868-1931), suo maestro all'Accademia di Brera nel 1928: integrità plastica e purezza formale perseguite attraverso la semplificazione e l'allungamento delle masse,  l'essenzialità delle linee e la levigatezza delle superfici. Qui ha inizio il percorso di Melotti verso l'astrazione: la "Madonna" esemplifica la ricerca e la sperimentazione della trasfigurazione in senso antinaturalistico, seppure con strascichi di Romanticismo tardo ottocentesco che virano nell'adesione al Simbolismo. Nello specifico, Melotti cita il maestro di Brera nel manto dei capelli, nell'aureola specchiante, nel motivo del nastro che si arrotola ‘astrattamente' intorno ai polsi della figura (...)
E' particolare significativo che Melotti, pur avendo trattato i soggetti sacri senza troppo concedere alla caratterizzazione e al descrittivismo, per questa "Madonna" abbia scelto un preciso tipo dell'iconografia mariana, ovvero quello dell'Immacolata Concezione: il crescente lunare ai piedi (la sovranità sulla storia e sul tempo), il serpente sottomesso (la vittoria sul male), le mani incrociate sul petto, i lunghi capelli a cascata sul dorso.... >>.

Il critico d'arte Gillo Dorfles, aveva quindi partecipato al "supposto" ritorno a Rovereto della Madonna in bronzo di Fausto Melotti donò che nel 1936 pare fosse stata dedicata a Don Antonio Rossaro.

"Non avevo mai avuto notizia di questa statuina" ha commentato candido Gillo Dorfles intervenendo nel merito nella sede dell'istituzione. "Essa consta di Melotti, a quanto pare, io però non l'avrei mai detto" ha commentato il critico alla presenza del gallerista Sergio Poggianella, che aveva fatto notare il vezzo della lunga capigliatura stile liberty e la iscrizione al sacerdote inventore della Campana. Nonchè l'aureola a disco che anticipa alcuni dettagli delle future sculture astratte. La Madonna è stata datata attorno agli anni '35/'36.

Sarà o non sarà di Melotti? Il mistero, resta. Il certificato anche. I dubbi, pure.
(C.Perer)

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