Igor Eškinja "The day after"
(Milano 15 novembre 2011 - C.Perer) - La forza e la vitalità dell'arte che sopravvive al tempo e resiste alla sfuggevole mutevolezza del contesto umano, sociale e politico. E' il tema di The Day After, la terza mostra dell'artista croato Igor Eškinja negli spazi di Federico Luger.
Si tratta delle opere site specific realizzate per la Fondazione Pomodoro in occasione della personale mai inaugurata causa la fine dell'attività dell'istituzione, ovvero set fotografici in situ, che Eškinja ha realizzato sovrapponendo alle geometrie del luogo delle vere e proprie finestre. Risultato: nei ritagli visivi in cui l'occhio della fotocamera è costretto, nasce un inganno e così chi guarda vede spazi "possibili".
"Nel lavoro di Eškinja la manipolazione dell'architettura e delle sue geometrie è l'artificio grazie a cui è retto il suo metateatro; e la finzione artistica diventa rappresentazione del corto circuito tra tutte le possibili prospettive" spiega Giorgio Verzotti che cura la personale ed 'avverte' della discrezione dell'artista, con la sua pratica non invasiva e mai irreversibile. "Successivamente alla realizzazione dello scatto, gli ambienti vengono sempre riportati alla situazione iniziale".
E quindi si tratta semmai dell'esigenza di costruire dei nuovi contesti per ambientare le proprie rappresentazioni, in maniera tale che l'opera - la fotografia - possa essere il prodotto finale di un'operazione scultorea e tridimensionale: in questo modo realtà e spazio di visione coesistono ambiguamente, l'uno all'altra indissolubilmente legati.
"Nel condensare un complesso lavoro allestitivo in uno scatto di una frazione di secondo o nell'impiego nella realizzazione del set di materiali di scarto, come la sabbia utilizzata per gli stampi durante la fusione dei metalli (gli spazi della Fondazione Pomodoro erano ricavati in una ex fonderia), le opere dell'artista croato sottolineano la dimensione transitoria e fragile della costruzione di senso. Ma anche la volontà di uno slancio vigoroso, necessario ad afferrare il tempo che fugge e a trattenerlo con forza fino al giorno dopo" prosegue Verzotti.
Di Igor Eškinja ci piace avere memoria del lavoro realizzato alla Manifattura Tabacchi di Rovereto per Manifesta 7 quando presentò un tappeto di polvere, emblema della non-permanenza del vivere.
Era tutta (a suon di nastro adesivo) l'installazione Liberare le menti, occupare gli spazi realizzata invece alla ex Peterlini di Rovereto dove si era guadagnato il favore del pubblico che lo aveva indicato come uno degli artisti più interessanti della discutibile kermesse.
Nato a Rijeka (Croazia) nel 1975, Eškinja vive sospeso tra Italia e Ex Jugoslavia nel triangolo che si può idealmente tracciare tra l'antica Fiume, Milano e Venezia . Reduce da un'esposizione al Casino Luxembourg, ha realizzato una mostra personale anche al Centro de Arte Caja a Burgos in Spagna. Ha partecipato a numerose mostre pubbliche personali e collettive in Croazia, Spagna, Venezuela e Austria, oltre che in Italia.