Carlo Ripa di Meana ha raccontato a Trento come andarono le cose quando l'Urss decise di fermare la Biennale del Dissenso di Venezia

immagine

Carlo Ripa di Meana racconterà a Trento la "sua" guerra alla Guerra Fredda. Già presidente dal 1974 al 1978 della Biennale di Venezia, è stato deputato europeo e commissario europeo alla Cultura e all'Ambiente. Ha guidato per due anni Italia Nostra ed è tuttora presidente della sezione romana.

immagine

Ripa di Meana: "Serve una Biennale sui diritti umani"

(giugno 2009) - La Guerra Fredda influì anche nell'arte, mentre sullo sfondo imperversava la lotta tra i due sistemi sociali, la corsa allo spazio e irrompeva la modernità. Carlo Ripa di Meana che a Venezia nel '78 organizzò una Biennale del Dissenso, lo ha ricordato a Trento intervenendo ad un incontro dibattito promosso dal Centro Studi sulla Storia dell'Europa Orientale di Levico-Trento.

In quell'occasione disse che oggi più che mai sarebbe ancora necessaria una Biennale con quel taglio. "Per dire i diritti negati in Iran ad esempio, il Tibet soffocato, i regimi dittatoriali ancora costruiti sulle ideologie".

Ripa di Meana sperimentò la cortina di Ferro quando l'Urss decise di fermare la Biennale del Dissenso di Venezia. Fu Guerra Fredda nell'arte e nella cultura, che vide protagonista la Biennale di Venezia e l'allora suo presidente, Carlo Ripa di Meana.

L'ex presidente, per molti anni deputato europeo, nonchè anima di Italia Nostra ha aperto una pagina di storia con un eloquio piano e chiarissimo, nel quale ha glissato sulle molte amarezze di quei giorni senza mai autocelebrarsi, malgrado l'evidenza del coraggio che la Biennale del 1977 seppe dimostrare.
 
I fatti: dopo aver dedicato la Biennale del 1974 al Cile, vittima del colpo di stato del generale Pinochet, Carlo Ripa di Meana compì una scelta clamorosa e decise di organizzare la Biennale del Dissenso, dedicata all'arte e alla cultura non ufficiali dei paesi socialisti. Quell'iniziativa non era "politicamente corretta" come la precedente e molti furono i tentativi di boicottarla, da quelli messi in atto in Italia alle manovre di Mosca.

Mosca fece di tutto per bloccare l'edizione 1977 della Biennale, che rappresentò il primo vero atto di sostegno politico e culturale, compiuto in Italia, nei confronti di coloro che resistevano in Urss e nei paesi comunisti. Ci fu un braccio di ferro politico e diplomatico, con il Cremlino che esercitò ogni forma di pressione e di ricatto.

Per impedire la realizzazione, ad esempio, si dimisero i tre direttori della Biennale, Vittorio Gregotti, Luca Ronconi e Giacomo Gambetti. Al loro posto Ripa di Meana nominò quattro esuli: Jiri Pelikan, Antonin e Mira Liehm e Gustaw Herling, mentre sulla stampa italiana non si sprecavano le dichiarazioni contrarie di intellettuali, a partire da quelle di Giulio Carlo Argan. La vicenda è stata rievocata da Carlo Ripa di Meana in "L'ordine di Mosca. Fermate la Biennale del Dissenso" (Liberal edizioni), un libro scritto assieme a Gabriella Mecucci.

Quando il 15 novembre 1977 si inaugurò la Biennale del Dissenso, la sala era affollata da personalità provenienti da tutto il mondo. Solo per citarne alcuni: Leszek Kolakowski, François Fejtö, Norberto Bobbio, Nicola Matteucci e il futuro premio Nobel Iosif Brodskii, che per la prima volta lesse in pubblico fuori dalla Russia le sue poesie. Carlo Ripa di Meana ha raccontato quei giorni nel corso di un bellissimo dialogo con Fernando Orlandi del Centro Studi sulla Storia dell'Europa Orientale di Levico-Trento che ha il merito di aver organizzato l'incontro e che lo stesso Ripa di meana ringrazia esplicitamente nelle prime pagine del suo libro dedicato alla moglie Marina. "Perchè a tutti i costi ha voluto accompagnarmi a Belgrado" scrive nella dedica l'autore.

E oggi? "Oggi ci vorrebbe una Biennale solo per l'Iran" ha dichiarato nella nostra intervista.

LEGGI
> Leggi l'intervista a Carlo Ripa di Meana 
> Papa Albino Luciani, decisivo il suo ruolo 

Visita gli archivi di Persone e Idee

www.giornalesentire.it - Note legali - Riproduzione riservata