Davide Bassi, l'arte di smentir se stessi
(Rovereto- Trento 7 aprile 2009) - Tecnopolis? "Cambiate nome prima di tutto, non funziona, ce ne sono almeno 2500 nel mondo e poi vedo strategie troppo localistiche".
Così il Rettore Davide Bassi in una nostra intervista sui recenti dibattiti riferiti ai piani per la Rovereto del futuro.
Il tutto si innesta su un discorso più generale: quale idea per il futuro trentino?
"Non è facile rispondere alla crisi globale, ma si registrano segnali incoraggianti: la Provincia ha reagito con tempismo dotandosi di strumenti per attenuare i danni. Se sapremo utilizzare al meglio le risorse disponibili potremo uscirne rafforzati".
E' ottimista il Rettore dell'Università di Trento, prof. Davide Bassi, ma invita però a non andare fuori dal seminato. E se la Provincia ha agito bene, il dibattito sulla Tecnopolis prevista alla ex-Manifattura Tabacchi di Rovereto è invece vittima di qualche abbaglio e ad essere accecati si sbaglia strada. Nei giorni scorsi il Rettore ha fatto sapere come la pensa: di trasferire la Facoltà di Ingegneria come vorrebbe lo studio commissionato dalla Cassa Rurale di Rovereto, dice che non ce n'è alcun bisogno. La città ha semmai altre esigenze.
A suo avviso cosa manca a Rovereto?
Io non direi ciò che manca a Rovereto, ma ciò che manca al Trentino. Manca un ragionamento di sistema. Mancano le alleanze necessarie per i grandi piani, siamo piccoli e non possiamo guardare solo il nostro ombelico, ma alzare la testa e guardarci intorno.
E quali sono i settori su cui effettivamente puntare?
Energia ed ambiente. Rovereto può certamente fare la sua parte ma non la farà mai se non si considera uno dei nodi di una rete che si stende dal Sud Tirol a Marghera. Il piano Tecnopolis ha fatto solo ragionamenti, non ha dato indicazioni operative e di sistema.
E per quanto riguarda i capitali che dotazione è necessaria?
Io sono solo un fisico atomico, non un economista, ma ho fatto qualche calcolo e servono 100 milioni di euro solo per la fase dei primi 4 anni. Questo significa ricorrere anche al 'venture capital' che però, a seguito della crisi finanziaria ed economica, è... sparito.
Come giudica il fatto che ci sia rivolti alla Cattolica per questo studio e non a risorse interne come l'Università di Trento?
A dire il vero questo mi va benissimo. Meglio che studi come questi vengano commissionati altrove per evitare conflitti di interessi, purchè il prodotto non sia un ragionar di massimi sistemi senza giungere al dunque.
E come le è sembrato?
Un ragionare senza indicazioni operative.
Quali sono allora i punti deboli?
Bè intanto il nome: al mondo ce ne saranno almeno 2500 di Tecnopolis. Se dovessi dare un suggerimento è questo: cambiate nome, anzitutto, che è pure banale. Il peccato originale è uno: un piano che nasce dalla comunità di Rovereto in una logica localistica. Non la visione di un contributo di Rovereto al paese, ma una città che guarda se stessa.
E quali i punti di forza?
Che almeno si è aperto un dibattito. Essersi limitati alle enunciazioni forse serve a far maturare le cose, ma un frutto, se continua a maturare, rischia di marcire.
Cosa serve realmente per innescare la svolta?
La formazione. Ho appena ricevuto in via del tutto informale una relazione da Bruxelles di 11 pagine dove la Commissione Europea esorta a rinnovare il capitale umano che c'è già. Non possiamo pensare di risolvere la questione con un'iniezione di ricercatori o trasferendo realtà esistenti pensando che basterà a fare innovazione. E del capitale che già esiste che ne facciamo? Serve aggiornamento, formazione continua, ci sono università all'estero che lavorano anzitutto su progetti come questi.
Quale leva bisogna allora azionare?
Quella delle alleanze. Il Veneto ad esempio ci ha cercato per un progetto che riguarda Marghera. Un piano di rilancio va bene se Rovereto sa relazionarsi come uno dei nodi di una rete che è ben più vasta: che parte dal Tirolo, passa dal Trentino e arriva all'Adriatico.
Cosa ne possiamo trarre alla fine, Rettore?
Dunque lavorare gomito a gomito: imprese e università, ma in ambiti più ampi, senza dannose logiche di campanile. La scelta vincente non è costruire marchi, ma motivare team e persone, muovere capitali. Se l'Europa chiede più aggiornamento significa che il problema non è trentino, ma di questa fase storica. E' lungimirante questo, non cercare logiche di supremazia territoriale.>>
Il Rettore al termine della sua intervista si è inoltre soffermato sulle previsioni al 2020, "larghine" per certi aspetti, "strettine" per certi altri e sui progetti, spesso con lo stesso nome e le stesse caratteristiche, presentati a Roma (ma separatamente) da Trento e Bolzano. "Serve più unità" ci ha detto.
(Corona Perer)
N-d-r
Per questa intervista il settimanale Vita Trentina ha sospeso la collaborazione con la sottoscritta. Resta il fatto che il Rettore Davide Bassi non ha mai smentito queste dichiarazioni. (Corona Perer)