Un fotografo, uno scultore: Fabrizio Gravantes racconta Mauro De Carli

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"La fucina del soffio divino" - foto di Fabrizio C. Gravantes

Gravantes e la fotografia-scultura

"Nel giardino delle anime sospese (come lo chiamavo io) Mauro mi raccontava di come sviluppava unʼidea, un progetto, si abbandonava ad una passeggiata profondamente emotiva nel mondo che lui stesso aveva concepito" scrive Fabrizio C.Gravantes, fotografo. Il protagonista è uno scultore Mauro de Carli e il luogo di questo racconto per fotografia è quella che l'autore definisce "La fucina del soffio divino".

"...Come un bimbo che tenta di donare il soffio vitale ai propri giochi, Mauro inscenava una sensoriale ed onirica discussione, fatta di sguardi e di silenzi" racconta Gravantes. E gli scatti riproducono la magia di quegli istanti in cui, ad ogni nuovo incontro, lo scultore era diverso e uguale a sè stesso, appostato quasi ad attendere l'amico. Questi scatti richiesero un anno di lavoro e di vita.

"Lʼultima volta che lo rividi il suo aspetto era stanco, ma energicamente vivo nello spirito. Purtroppo il male strinse la morsa sulla sua vita e non ebbi modo di salutarlo. Seppi due mesi dopo che lui non faceva più parte di questo mondo".

Oggi questo incontro è un  racconto "su"  e "con" Mauro de Carli, scultore. Nato a Palermo, dopo la maturità artistica si è specializzato in grafica pubblicitaria. A Roma ha lavorato in ambito cinematografico collaborando con direttori della fotografia e registi di Cinecittà. Dopo un lungo periodo di mostre e set, lascia Roma e si è trasferito a Trento, dove tuttora risiede e dove cotinua a coltivare nel tempo libero i suoi interessi artistici.
(aprile 2009)

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