La Francia vara la legge contro il negazionismo e la Turchia reagisce interrompendo i rapporti con una crisi diplomatica senza precedenti

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Un popolo negato e fiero: gli Armeni

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Armeni, vietato parlare di genocidio

3 dicembre 2012 - In questi giorni la questione armena ha dominato una crisi diplomatica internazionale con la dura reazione della Turchia che ha richiamato il proprio ambasciatore in Francia dopo l'approvazione, da parte dell'Assemblea nazionale, di un testo di legge che punisce il negazionismo del genocidio degli armeni (1915-1917).

Per la Turchia il genocidio degli armeni, il primo del '900, faticosamente entrato nei libri di storia per la rimozione collettiva, non è mai esistito.

Casus belli nella crisi diplomatica con Parigi è la legge francese nella quale si prevede un anno di prigione e 45.000 euro di ammenda per chi nega i genocidi, incluso quello armeno. Parigi ha riconosciuto nel 2001 il genocidio che, secondo molti studiosi, ha causato 1 milione e mezzo di morti. Ma la Turchia riconosce "solo" la morte di 500.000 persone tra il 1915 e il 1917 ma considera che esse siano state vittime della Prima guerra mondiale e non di un genocidio. E lotta anche sulle scrivanie dei sindaci italiani per negare un'evidenza (ne scriviamo in queste pagine).

Una crisi diplomatica c'era stata anche un anno fa: con gli Usa. Presto scritta e presto dimenticata: dalla stampa italiana.

Per gli Armeni il 24 aprile è il giorno del Metz Yeghèrn" cioè il "Grande Male", una piaga dell'anima per il popolo armeno e una pagina rimossa dalla Turchia ufficiale. Una pagina che ancora stenta a divenire memoria collettiva come è accaduto invece per la Shoah. 

Metz Yerghèrn è il nome che gli Armeni danno ad uno degli avvenimenti più oscuri del Novecento. Raramente si studia a scuola, raramente se ne parla. E le voci che lo negano sono più forti della memoria di chi per quella strage ci è passato attraverso la storia della propria famiglia.

Antonia Arslan, scrittrice italo-armena autrice della "Masseria delle Allodole" ha saputo farne una voce ancora più forte: un libro che, dopo aver vinto il Campiello ed essere diventato un film nonché  un bestseller tradotto in molte lingue, da tre anni la tiene incessantemente impegnata in un tour che riscuote ovunque grande interesse di pubblico. Un libro che è riuscito ad essere finalista persino al Los Angeles Times Book Prize. Per Antonia Arslan è stata l'occasione per ricordare ciò che continua a ripetere in questi anni: "non dimenticate:ricordate".

Nata a Padova nel 1938, laureata  in archeologia e docente per molti anni nell'università patavina di Letteratura italiana moderna e contemporanea, Antonia Arslan  è una donna dolcissima e molto alla mano, pronta a spiegare con umiltà la storia del suo popolo. Siamo quattro gatti" dice. Ma al fondo delle sue origini c'è una storia aurea che gli armeni hanno intessuto ai piedi del monte Ararat e che è anche fatta - purtroppo - di una delle sofferenze più tragiche del ‘900.

 

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