Egitto mai visto...e da vedere
di Antonella Ventura(Trento 30 maggio 2009) - Intanto diciamo subito che si tratta di due collezioni inedite di Trento e Torino. "Egitto Mai Visto" permette di ammirare oltre 800 affascinanti reperti di due collezioni inedite, profondamente diverse tra loro: una proveniente dal Castello del Buonconsiglio e l'altra dal Museo Egizio di Torino, l'istituzione museale più importante dopo quella del Cairo. Quest'ultima si deve al grande archeologo Ernesto Schiaparelli, celebre per la sensazionale scoperta della tomba di Kha, l'architetto del faraone Amenofi III.
Per la prima volta sono esposte 40 pareti di sarcofago con geroglifici incisi e dipinti che sveleranno i segreti di questa scrittura e permetteranno di riconoscere credenze religiose e divinità. La mostra, che ha il coordinamento scientifico del direttore Franco Marzatico, è una anteprima mondiale: vediamo davvero cose sinora mai viste, a oltre cent'anni dalla loro scoperta.
Alcuni geroglifici svelao l'ascesa del culto di Osiride e la conseguente "democratizzazione" delle concezioni di accesso alla vita eterna, tipica di questa fase della cultura egizia. In mostra si posson ammirare anche due splendide vesti di lino in uno stato di conservazione eccezionale.
Tra i pezzi intriganti spicca, per l'ottimo stato di conservazione, una mummia di gatto (databile tra I secolo a.C.- I secolo d.C.) parte della collezione di proprietà del Castello del Buonconsiglio. A donarla al Municipio di Trento fu, nella prima metà dell'Ottocento, Taddeo Tonelli, ufficiale dell'Impero Austro Ungarico. Il gatto, animale sacro alla divinità Bastet, simboleggia il calore benefico del sole. La divinità era venerata come protettrice della casa e della famiglia.
Grazie ai materiali esposti (reperti, ma anche diari di scavo, lettere e documentazione fotografica), è ricostruita la campagna di scavi fra il 1908 e il 1920 condotta a Gebelein e Assiut, la mitica città dove, secondo la tradizione copta, si rifugiò la Sacra Famiglia nella fuga in Egitto.
In mostra soo proposti sarcofagi a cassa stuccati e con iscrizioni variopinte che raccontano la vita della classe media, di amministratori provinciali e di piccoli proprietari terrieri nella provincia del Medio Egitto fra il 2100-1900 a.C. (fra Primo Periodo Intermedio e Medio Regno). I sarcofagi, alcuni dei quali ancora contenenti la mummia, sono accompagnati da tutti gli elementi del corredo funerario che venivano deposti nelle tombe: poggiatesta, specchi, sandali, bastoni, archi e frecce, vasellame, cassette in legno, modellini di animali, barche con equipaggi, modelli di attività agricole e artigianali.
I materiali documentano come l'artigianato ‘provinciale' avesse raggiunto livelli artistici significativi dagli oggetti legati all'espressione del potere ai beni di lusso, come i cofanetti da toeletta. E' quindi possibile ammirare la sorprendente capacità tecnica degli egiziani nella lavorazione del legno, che fece di Assiut uno dei centri dove fu raggiunto il massimo livello di espressione artistica. Era infatti un'epoca nella quale l'indebolimento del potere faraonico centrale lasciò spazio ad espressioni artistiche locali di straordinaria vivacità e originalità.
La mostra riveste una notevole importanza sotto il profilo scientifico, poiché affronta per la prima volta lo studio completo dei materiali ritrovati dalla Missione Archeologica Italiana, permettendo una ricostruzione filologica dei contesti funerari fino ad oggi sconosciuti al grande pubblico.
Accanto a questa eccezionale raccolta, viene presentata la curiosa sezione egizia del Castello del Buonconsiglio, costituita da oggetti mai visti prima d'ora, acquisiti nella prima metà dell'Ottocento dal trentino Taddeo Tonelli. Questa sezione rispecchia l'egittomania imperante all'epoca in tutta Europa e il gusto collezionistico che spinse molti nomi eccellenti dell'aristocrazia, rapiti dal fascino delle civiltà del Nilo, ad assoldare scienziati, esploratori quando non avventurieri "predatori" di antichità per arricchire i musei privati. Ecco quindi che prevalgono oggetti stravaganti, carichi di valenze magico-religiose, da esibire nei salotti della nobiltà come status-symbol o per creare stupore con risvolti esoterici.
Fra gli oggetti donati da Tonelli figurano centinaia di amuleti, soprattutto scarabei del cuore (simbolo di vita eterna) eleganti monili in paste vitree colorate, due stele iscritte, una splendida maschera funeraria in foglia d'oro, centinaia di modelli di servitori - detti ushabty - deposti nelle tombe perché aiutassero il defunto anche nell'Oltretomba. Non mancano resti di mummie umane: mani e piedi strappati, traccia del florido commercio di polvere di mummia dell'Ottocento, per presunte proprietà farmacologiche e afrodisiache.
La mostra è l'occasione per presentare i primi risultati delle ricerche e degli studi in corso sui materiali della collezione conservata al Castello del Buonconsiglio. L'allestimento, a cura dall'architetto Michelangelo Lupo, consente al visitatore ricostruzioni scenografiche di forte impatto. Una sorta di viaggio alla scoperta di un capoluogo di provincia dell'Antico Egitto che per 4000 anni custodì i segreti della vita quotidiana e dell'Aldilà. Il tutto è stato possibile grazie anche alle fotografie e alle riprese video di un grande fotoreporter come Giorgio Salomon.