GIANLUCA SOLERA al dibattito promosso da SENTIRE
di Guglielmo Vasto(Rovereto 27 marzo 2008) - "Ci sembrava autoreferenziale parlare solo di noi, abbiamo scelto perciò di presentarci con lo scrittore Gianluca Solera. Un libro e un giornale web per presentare due modi di raccontare la sofferenza di un unico popolo: la Palestina e cercare di capire il ‘caso' Israele". Corona Perer, direttore di SENTIRE, esce allo scoperto dopo 5 mesi di navigazione in cui anche noi, suoi collaboratori e primi compagni di viaggio, l'abbiamo più volte invitata a far sapere il lavoro silenzioso (e cospicuo) che c'è dietro questo sito e le non poche soddisfazioni, come i 350.000 contatti maturati in soli 5 mesi. Nel solo mese di marzo il giornale è stato aperto e letto in 30 paesi diversi.
Ringraziando l'Associazione IL FURORE DEI LIBRI che ha organizzato la serata e il direttore della Biblioteca Civica Gianmario Baldi che da tempo aveva offerto la presentazione, il direttore ha spiegato che la scelta di un tema così delicato come "il caso Israele" era il modo per affrontare un libro verità come quello scritto da Gianluca Solera (edito da Nuova Dimensione, 448 pagine - euro 18,50) e affrontare il tema dell'informazione che arriva in Occidente sul conflitto mediorientale. "Israele tra informazione, controinformazione e disinformazione" era appunto il tema scelto per la doppia presentazione.
"SENTIRE ha cercato di raccontare la vita di tutti i giorni con i recenti reportages dalla Cisgiordania ma solo un libro come questo può restituirci le testimonianze di vita di chi ogni giorno paga le conseguenze di questa guerra". E' quello che ha fatto con penna felice ed efficace Gianluca Solera per raccontare i suoi due anni di Palestina, girata in lungo e largo.
L'ha capita e narrata ascoltando la gente. In una Biblioteca Civica gremita (qualcuno è seduto per terra, altri rinunciano sulla soglia: la saletta multimediale è troppo piccola per ospitarli tutti) Solera ha parlato di questo viaggio fatto con il cuore in mano, per usare la definizione del Patriarca Latino di Gerusalemme Michel Sabbah. Il pubblico con le sue domande ha mostrato il bisogno di capire un conflitto estremamente complicato, complicato da un mix fatto di mito e sentimenti (rabbia, paura, vendetta, ribellione), reso ogni giorno più insolubile dalle verità di facciata.
C'era anche Suor Cecilia Impera venuta apposta da Monteveglio in provincia di Bologna, allieva e discepola di don Dossetti il quale aveva prescritto alla sua comunità di partire per conoscere, cioè ‘vivere con' i popoli. Dopo l'India, fu in Palestina negli anni successivi alla guerra dei 6 giorni e visse persino da eremita. "Sono venuta perché conosco la sofferenza che Gianluca Solera ha cercato di raccontare nel libro" ha commentato. Al termine dell'incontro dichiarava: "Solera è stato fin troppo soft nel suo intervento: si dovrebbe sapere quello che sta facendo l'esercito israeliano agli arabi che nei territori oggi occupati risiedevano da sempre".
SENTIRE ha dedicato molto pagine al conflitto. "Israele è un popolo che amo e al quale va portato rispetto per quel che ha patito. Ma come dice l'intellettuale Amira Hass, il fatto di aver sofferto non ti rende migliore. E io mi chiedo se la lezione della Shoah che la storia e l'umanità devono raccogliere, sia stata fatta propria anche da Israele, per primo" ha detto Corona Perer. Israele è un caso per molte ragioni: non si può parlare di questo stato senza parlare della Palestina e dei soprusi oggi inflitti al popolo palestinese ("la violenza è la reazione, non il fattore scatenante" ha fatto capire Solera). Parlare di un ‘caso Israele' significa alzare la polvere di frontiera - come afferma lo scrittore in una delle pagine introduttive. E' un popolo che non dimentica, che ha vissuto una tragedia immensa come l'Olocausto, ma sembra esserne uscito strabico. Non applica la lezione a sé stesso e agli altri, e nessuno che gliela ricordi.
La comunità internazionale vede un parte del problema e scambia la parte per il tutto. Solera spiega nel suo libro che c'è una psicologia, quella del perseguitato, che sta dietro all'occupazione in Cisgiordania. Capirla è un'impresa. "Per farlo i lettori devono a loro volta affrontare una diaspora: tra l'informazione ufficiale, la controinformazione - non sempre disinteressata - e la vera disinformazione" ha proseguito Corona Perer che ha spiegato come Internet sia oggi il modo per accedere alle informazioni non governative. Solera le sue prime testimonianze le ha fatte viaggiare proprio in Internet, ma sotto pseudonimo.
Nel libro "Muri, lacrime e za'tar" emerge la sofferenza della gente comune, della vita quotidiana. Ci sono le voci degli israeliani che soffrono e fanno dissenso, pagando con la galera: i ‘refusenics' che si rifiutano di prestare servizio nei territori occupati non per paura ma per non essere complice. Le donne che lottano, i parenti delle vittime di entrambe le parti che si stringono insieme per elaborare il lutto, gli integralisti: il primo che si incontra è di origine italiana. Dal libro emerge la frustrazione di un popolo. La si sente subito in Israele, a patto che si scenda dai pulman de luxe per scegliere i taxi collettivi e vedere la vita del palestinese medio.
Insopportabile, inaccettabile. Il mondo dovrebbe saperlo. Per questo il libro di Solera è stato definito "unico e necessario, un vero incontro con l'altro".
> Il Libro di Gianluca Solera "Muri, lacrime e za'tar"