Lo scrittore israeliano: "Sono le donne le vere sabotatrici della guerra"

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David Grossman fotografato da Corona Perer a Riva del Garda

David Grossman: "La pace avrà volto di donna"

di Corona Perer 

(Corvara 19 agosto 2008) - E' una bella notizia: Grossman è tornato a sperare. Soprattutto ha ripreso in mano, ultimato e pubblicato il romanzo al quale stava lavorando quando il telefono di casa squillò e giunse la notizia che il figlio Uri era morto. Era l'agosto 2006. Ce ne aveva parlato nell'intervista che ripubblichiamo e con la quale parlò della "sua"  grammatica della pace, lui che tanto ha scritto dei sentimenti e della grammatica interiore ad ogni uomo.
"La pace è un sostantivo femminile". Ce lo aveva detto anche nell'intervista dello scorso anno. "Saranno le donne a fare la pace". A una di loro - in fuga disperata dalla guerra e da una notizia tanto temuta quanto imminente ovvero la morte del figlio Ofer impegnato nella guerra dei Sei Giorni - lo scrittore dà voce nel suo ultimo libro "Assomiglia a un cerbiatto il mio amore" il cui titolo ha deciso durante la sua vacanza trentina.

"La donna è molto più vicina alla pace dell'uomo" il che suona come una semi-investitura da parte dell'intellighenzia israeliana per la primo ministro Tzipi Livni.  Anche se Grossman non fa sconti al governo e tempo fa rifiutò di dare la mano ad Olmert.
Alla donna l'autore attribuisce vicinanza e distanza: la prima al sangue e ai figli, la seconda da divise, tanks e spedizioni governative.

Grossman aveva iniziato questo libro prima che il figlio Uri morisse nella disastrosa campagna di guerra lanciata da Olmert  in Libano. Ci aveva poi confidato di averlo sospeso. "Non avevo la serenità per continuarlo" disse. Vita e romanzo si erano intrecciati tragicamente. A due anni da allora la speranza torna a campeggiare nelle sue pagine accanto ai sentimenti dei quali ha sempre saputo indicarci la sottile e impercettibile grammatica. Stanchezza e paura sono le due molle che possono avicinare e allontanare due popoli come Israele e la Palestina: la prima può essere utile alla pace, la seconda a far ri-esplodere periodicamente gli attentati. Nelle sue parole anche un implicito messaggio a chi governa oggi Israele e alle orecchie del Mossad sempre attento, soprattutto all'estero. «Sono convinto che una donna resta fedele al sangue suo e dei propri figli, cioè alla vita, non è attratta dalla guerra e dalle politiche attuali del governo. Quando critico Israele lo faccio per il grande amore che ho verso il mio Paese, perché stiamo vivendo una vita parallela, di distruzione di risorse, di energie buttate nella paura e nel bisogno di difendersi. La vita vera è un' altra cosa».

Leggi su SENTIRE:
L'intervista a David Grossman di Corona Perer
> Il ruolo degli intellettuali
> Gideon Meir ambasciatore d'assalto
> Leggi il reportage di SENTIRE da Israele-Palestina in POPOLI (gennaio 2008)

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