Ruflessioni a margine dei Diritti Umani - Ricordate? Dopo Annapolis Arabi e Israeliani necessitavano solo della mediazione internazionale. E dell'Onu in primis. Tutto in fumo: il medio oriente attende ancora la pace che Bush prometteva giusto un anno fa a Gerusalemme

immagine

Onu, spesso incapace di incidere realmente  a livello regionale

immagine

Luigi Sandri e sotto l'ultima missione Usa in Palestina:
George Bush a Betlkemme nel gennaio 2008.

immagine

Luigi Sandri: l'impotenza Onu

di Corona Perer

Il rompicapo dei rompicapi: il conflitto arabo-israeliano è un problema apparentemente insolubile.
In una conferenza tenutasi solo qualche mese fa alla facoltà di Economia di Trento ne avevano parlato
il giornalista Luigi Sandri per anni inviato Ansa a Gerusalemme e Luigi Bonatti, professore ordinario di Politica economica dell'Università di Trento.

"I palestinesi sono disperati: l'alternativa è spararsi o sparare. Le chiavi di una soluzione, che sarà comunque imperfetta, sono nelle mani di Israele" aveva detto Sandri. La situazione non è cambiata, purtroppo. "Non resta che sperare in un barlume di razionalità tra i moderati dei due campi" ha affermato Bonatti. L'incontro ha fornito l'occasione per vedere da due distinte ottiche lo stesso scenario politico sociale e il tessuto religioso della terra di Palestina che più correttamente dovremmo chiamare Cisgiordania.

La delicatezza e la portata  dei problemi che un accordo di pace si troverebbe ad affrontare è enorme. Annapolis aveva tentato di gettare le basi sui nodi apparentemente insolubili. Sandri ha paragonato la striscia di Gaza a mezza Val di Non. "Immaginatela abitata da 1 milione e mezzo di persone, in luogo delle nostre 37 mila su un asse paragonabile a quello che va da Rovereto a Mezzolombardo. Come può non essere, questa, una situazione esplosiva?".

Per Sandri la soluzione non potrà che essere un doloroso compromesso, peraltro a portata di mano se è vero come è vero che la lega dei paesi arabi sarebbe pronta alla pace già domani mattina, se Israele decidesse di tornare ai confini del '67 prima della guerra dei 6 giorni. "E quindi vedrei bene uno stato vero di Palestina con Gerusalemme capitale condivisa di due popoli che vanno però difesi da loro stessi perché succubi del mito religioso" ha detto il giornalista che ha posto sul tavolo i veri problemi: il fondamentalismo, certo, ma anche la gestione delle acque (le risorse idriche scendono in gran parte dalla Cisgiordania cioè da parte araba) e il rientro dei profughi palestinesi che rischia di minare gli equilibri numerici e mettere in minoranza gli ebrei i quali però - da profughi - hanno pur potuto rientrare.

"E un diritto internazionale non può essere negato, altrimenti ci sarebbero due pesi e due misure, profughi di serie A  e B dentro l'Onu". Le grandi questioni economiche della regione medio-orientale tra fondamentalismo religioso, proliferazione nucleare, controllo delle risorse petrolifere, dinamiche demografiche, instabilità regionali (la guerra irachena) sono state al centro dell'analisi di Bonatti. A suo avviso lo sfinimento attuale e lo stato di debolezza che ciascun partner ha portato ad Annapolis, può essere paradossalmente una forza che gioca per la pace.

Gli arabi sono deboli per la guerra civile interna tra le cordate Abu Mazen e Hamas (peraltro assente dal vertice), quella israeliana per la devastante guerra in Libano del 2006 che ha dimostrato la sua vulnerabilità militare e per i difficili equilibri interni (il apese va ora a nuova elezioni), gli Stati Uniti per il sostanziale fallimento di ogni loro politica sullo scacchiere mediorientale. Ora si spera in Obama.

"Più passa il tempo, più Israele ci perde" ha detto Bonatti "perché la sua supremazia dell'area sarà a breve inficiata dal potere nucleare iraniano e dai crescenti interessi di una superpotenza galoppante come la Cina che necessita delle risorse energetiche del bacino arabo, le cui royalties derivanti dal rialzo del prezzo del petrolio sono già investite sulla piazza finanziaria occidentale". Dunque si sarebbe già off-limits perché l'Occidente si troverà presto a fare i conti con l'Oriente, tanto con gli squilibri territoriali come con quelli economici delle nascenti potenze economiche.

Visita gli archivi di Persone e Idee

www.giornalesentire.it - Note legali - Riproduzione riservata