"Il seme di Nasiriyah" (Ancora) narra di un uomo e di una guerra. Ma soprattutto del coraggio di una donna Margherita Coletta

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Lucia Bellaspiga, inviata speciale di Avvenire, autrice del Libro "Il seme di Nasiryiah" edito da Ancora. Il ricavato del libro va alla missione di pace che Margherita Coletta sta continuando per conto del marito Giuseppe. Presentazione il 31 gennaio a Rovereto

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Giuseppe Coletta durante la missione di pace in Albania

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Due donne, un libro: Margherita Coletta e Lucia Bellaspiga

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Un'altra missione di Giuseppe prima di Nasiryiah: qui è in Bosnia.
Sotto: l'abbraccio del Papa il giorno dopo la tragedia

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Lucia Bellaspiga: "Da Nasiriyah una lezione di vita"

di Corona Perer

E' la storia di una donna dal coraggio inesauribile. Una donna provata, piegata, ma non vinta dal dolore tanto da essere stata capace di andare a Nasiriyah a portare aiuti alle famiglie da cui venne il kamikaze che uccise suo marito. La storia di Margherita Coletta, vedova di Giuseppe, brigadiere morto a Nasiriyah, 
è narrata in un libro di Lucia Bellaspiga, inviata speciale di Avvenire, giornalista dalla prosa cristallina, la cui scrittura si rapporta con un organo di senso fondamentale: il cuore.

Ciò che ha scritto è una storia bella. Eppure è targata Iraq, il posto della terra dove sembra non albergare la bellezza dell'amore. Lucia Bellaspiga è in redazione quando, la sera del 12 novembre 2003, i primi lanci di agenzia fanno posto alle immagini di una strage: ventotto morti tra cui diciannove soldati italiani. In poche ore hanno un nome e dietro ogni nome i volti del dolore dei congiunti. Per la «missione di pace» erano partiti da Piemonte, Sicilia, Liguria, Campania, Lombardia. Ciò che resta di questa geografia del dolore, sono le parole di una giovane donna siciliana.

Commenta la perdita del marito posando la mano sul Vangelo e parlando di perdono. Parole animate da una fede granitica dalle quali viene il libro "Il Seme di Nasiriyah" edito da Ancora. Lucia Bellaspiga narra di una donna alla quale è già stato strappato un bambino di leucemia qualche anno prima di perdere il marito durante un'azione di guerra della ‘sua' missione di pace. Perché è 'guerra' quella che guida il kamikaze contro la caserma Maestrale.

Lucia Bellaspiga racconta di essersene resa conto proprio quella sera: davanti alla tv, in redazione. "Ascoltavo i discorsi vacui dei politici, la retorica degli eroi e già vedevo l'aeroporto militare di Ciampino, bare e tricolori, edizioni speciali. Un copione nefasto già visto troppo spesso e questa volta moltiplicato per diciannove" dice Bellaspiga (prestigiosi riconoscimenti sulle spalle come il premio Maria Grazia Cutuli nel 2003). E ora ogni provento del suo libro va alla causa che Margherita porta avanti al posto del marito: la vera missione di pace di Nasiriyah. E' la forza delle donne, come ebbe a dire David Grossman. In una nostra intervista ci disse: "sono le donne le vere sabotatrici della guerra, se pace ci sarà sarà per mezzo loro". 

Come hai conosciuto Margherita Coletta?
Ascoltandola in tv. Vedendo le immagini della caserma in briciole pensai che l'uomo è la più pericolosa delle bestie. Poi vidi una giovane donna, vedova da poche ore, che nel dolore schiacciante leggeva dalla Bibbia parole di amore e perdono: troppo facile amare chi ci fa del bene, la vera sfida è riuscire a perdonare chi ci perseguita.

Quando l'hai incontrata cosa hai visto in lei?
Quello che avevo intuito dalla tv: una fede granitica, più forte di montagne di tritolo. Potevo solo prenderne atto. Lo faccio ogni volta che l'ascolto, quando con disarmante coerenza mi dice che Dio non può volere il suo male e qualsiasi cosa le manda, lei si fida. ‘Lui sa cosa è bene per me'.

Quale fu la scelta di Margherita?
Capire che tutto doveva avere un senso, cercarlo e trovarlo. E' ciò che la porta a dire con certezza assoluta davanti alle foto di Paolo, il primo figlio morto di leucemia a sei anni, con la piccola Maria in braccio, che lei e Giuseppe sono ancora uniti. Si sono solo divisi i compiti. ‘Io qui con Maria, lui lassù con Paolo, ma un giorno torneremo insieme'.

Questa donna ha intrapreso una sua missione a Nasiriyah, vero?
Sì. Gioisce come gioiva suo marito, soprannominato il brigadiere dei bambini: ovunque andava nelle sue missioni estere, organizzava aiuti. Oggi Margherita gioisce per l'ennesimo container che la sua associazione è riuscita a mandare a Nasiriyah, ai figli di chi le ha ucciso il marito.

Parafrasando De Andrè affermi che Nasiriyah è...letame
Nasiriyah è abisso, inferno e letame. Ma dallo strazio di Nasiriyah, incredibilmente, sono nati fiori che senza quel letame sarebbero morti. È il giardino di Margherita, «Bussate e vi sarà aperto» vi si legge all'entrata. Molti già le devono la vita.

Cosa ti sconvolge di più in questa donna?
Quando dice (e lo continua a dire) che credeva di aver già dato abbastanza al Signore e pensava che non le avrebbe chiesto altro dopo la morte di Paolo. Ma poi ha capito che il Signore più ci ama e più esige: non chiede mai più di quanto ciascuno può dargli. ‘Da me sapeva che poteva chiedere tanto'. Stupefacente, direi.

Dal libro emerge la figura di un uomo che assume contorni di quella santità laica di cui parlava anche Wojtyla...
Toni Capuozzo collega del tg5 ha detto che questo è il ritratto, umanissimo, di un uomo eccezionalmente normale, tra quelli che girano il mondo per aiutare gli altri. E così in effetti viene raccontato dai superiori, dalla moglie, dai compagni. Giuseppe era partito in missione all'indomani della morte del figlio, prima Albania e poi Iraq, e in entrambi i casi dirottò sui bambini piagati dalla guerra l'amore che non potè dare al suo piccolo Paolo, morto di leucemia.

Alle presentazioni del libro è sempre un pienone di gente. A Milano Lucia e Margherita hanno riempito un teatro con 1000 persone.
Toni Capuozzo inviato di guerra del Tg5 firma la prefazione e scrive che questo è un libro d'amore. "C'è molto male, in giro, ma anche il bene sa essere contagioso".
Ritanna Armeni, anche lei giornalista, afferma in post-fazione di aver sempre pensato che la guerra può produrre qualche eroe, ma rende tutti più cattivi e più stupidi. Tuttavia la normalità nell'abnegazione di Giuseppe e la saggezza inspiegabile e specialissima di Margherita, stupiscono. "Dalla guerra dicono che si può uscire migliori. Questo, mi sembra il miracolo".

Approfondimenti:
> Margherita Coletta e la forza di Eva

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