Margherita Coletta a Mori per ricordare le vittime delle missioni di pace. Un donna che sconvolge, una fede che ammutolisce

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Margherita Coletta il giorno dei funerali: stravolta dal dolore, ma non vinta

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Giuseppe Coletta in Albania, sempre dalla parte dei bambini

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Anche nel deserto iracheno cercò di fare qualcosa
per le innocenti vittime della guerra

Margherita Coletta, la Forza di Eva

(12 novembre 2009) - Ha gioito che quest'anno sia stata finalmente istituita la giornata delle vittime delle missioni di pace. Suo marito è fra queste. Ogni anno il 12 novembre ricorderemo tutti i caduti italiani "accidentalmente" morti mentre si trovavano all'estero per conto della nazione Italia.

Margherita Coletta a Nasiriyah ha mandato aiuti alle famiglie da cui venne il kamikaze che uccise suo marito. E' la forza delle donne: superare il dolore più grande e farlo sbocciare in un fiore. Lo apprendono partorendo, quando ciò che hanno tra le mani....è il frutto di un dolore che strappa loro il più soave dei sorrisi. La pena di Eva, è la forza di Eva. La storia di Margherita Coletta, vedova di Giuseppe, brigadiere morto a Nasiriyah, lo prova.

Le è già stato strappato un bambino di leucemia qualche anno prima di perdere il marito durante un'azione di guerra della ‘sua' missione di pace. Perché è guerra quella che guida il kamikaze contro la caserma Maestrale di Nasiriah. Proprio in questi giorni il processo sulle responsabilità di quella strage censura in modo definitivo il generale che avrebbe dovuto proteggere i suoi uomini, e non lo fece, trasformando la caserma degli italiani in uno degli obiettivi più vulnerabili.

Ma, ne siamo certi, per Margherita Coletta tutto questo apparirà solo un fatto di 'verità storica', non una vendetta postuma o 'dovuta'. Semmai una lieve consolazione, e forse nemmeno quello. Lei infatti usò subito parole di perdono e furono quelle che toccarono di più, tanto che oggi da quelle parole è scaturito un libro scritto da Lucia Bellaspiga, inviata speciale di Avvenire. "Rimasi allibita quando vidi una giovane donna, vedova da poche ore, che nel dolore schiacciante leggeva dalla Bibbia parole di amore e perdono: troppo facile amare chi ci fa del bene, la vera sfida è riuscire a perdonare chi ci perseguita" racconta la giornalista.

Nel libro che ha scritto LUCIA BELLASPIGA la testimonianza è toccante. La giovane vedova afferma che credeva di aver già dato abbastanza al Signore e pensava che non le avrebbe chiesto altro dopo la morte di Paolo. "Ma poi ho capito che il Signore più ci ama e più esige: non chiede mai più di quanto ciascuno può dargli. Da me sapeva che poteva chiedere tanto" afferma. E come quella tragica sera di cinque anni fa cerca di capire che tutto deve avere un senso.

Cercarlo e trovarlo è la forza di Margherita.
E' ciò che la portò a dire con certezza assoluta davanti alle foto di Paolo, il primo figlio morto di leucemia a sei anni, con la piccola Maria in braccio, che lei e Giuseppe erano ancora uniti. ‘Io qui con Maria, lui lassù con Paolo: ci siamo solo divisi i compiti, ma un giorno torneremo insieme'.
Con il ricavato del libro Margherita sta portando avanti la missione di pace del marito: è andata a portare aiuti anche a Nasiriyah tra le case e le strade da dove venne il kamikaze che uccise suo marito.
Ed è la forza di questa donna a dirci la forza di Eva.
(Corona Perer - novembre 2009)



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