A Ronzone (Tn) il 12 e 13 luglio la prima Biennale di Filosofia: ma non è un caso

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Lucio Costantini

Lucio Costantini "Facciamo Filosofia, ridiamo senso al mondo"

di Corona Perer 

Giulio Giorello Massimo Donà Vincenzo Vitiello, Silvano Zucal,  Paolo Salandini, Gianfranco Ferrari Claudio Tugnoli, Antonio Gnoli e Andrea Tagliapietra e almeno quattro università italiane coinvolte: Trento, Milano, Salerno e Roma. Una sfida coraggiosa la prima biennale di Filosofia che sta per partire a Ronzone. Lucio Costantini, direttore dei Musei di Ronzone, che ha coordinato l'intero progetto mettendo a punto un programma di assoluto rilievo, ha chiamato personaggi di spicco. Si partirà dall'elogio del mentitore per allargare i temi all'inquietudine, al silenzio, alla sospensione di giudizio, al concetto di limite e persino al concetto di miracolo, passando per la ‘pazienza' del corpo e il volto dell'uomo come delle sue inevitabili maschere. Nel territorio che ospita Manifesta  7, ovvero l'espressione artistica del pensiero umano, ecco che parte anche un focus sul pensiero stesso. Il tutto da una domanda: davvero tutto è stato esplorato?
A Ronzone spiegano che dopo il Festival dell'Economia e molte altre prestigiose iniziative, l'area degli studi legati alla filosofia, alle scienze umane e tutto ciò che all'interno di questi contesti si profila, era ancora intoccata o comunque lambita. "Una due-giorni sul pensiero filosofico credo sia una novità assoluta in Provincia" dice Costantini che in questa intervista ci spiega perché proprio a Ronzone, organizzarla. Non è un caso, come leggerete.

Quando nasce l'idea di una Biennale?

In realtà molto lontano. Questa prima Biennale, corona uno sforzo organizzativo e ideativo che si è snodato per ben nove convegni nel corso di quattro anni. Questo sarebbe il decimo appuntamento. Naturale che la verticalizzazione dei contenuti ci portasse a compiere un itinerario esplorativo nei saperi per capire se davvero sono stati tutti sperimentati.

Perché pensare però a una Biennale?

Sentivamo la necessità di introdurre in Valle di Non un momento di confronto significativo con il sapere contemporaneo.

Quali sono le parole che vi hanno ispirato per questo ciclo?

Parole come confine e silenzio, lo stesso concetto di limite. Gli ospiti dovranno dire ciò che la filosofia non dice.

Costantini come vi è venuto in mente questo titolo?

Il tutto viene dal desiderio di chiarire alcuni dei presupposti sull'esercizio di confine che ogni scienza o sapere attua.

Misurarsi col limite?

Perché no. Ci interessa capire dove la filosofia stabilisce un proprio confine o i propri confini al di là dei quali il mondo torna ‘enigma'; comprendere cioè ‘cosa' rimane, per così dire, ‘opaco', ‘in ombra', residuo o illeggibile rispetto all'impressionante macchina della trasparenza concettuale che la filosofia proietta sui propri oggetti tematici.

C'è davvero un confine al pensiero filosofico?

E' proprio quello che tenteremo di capire. Se c'è: di che ordine, di quale natura? Potrebbe anche essere che tale domanda venga da una errata impostazione della questione. Fatto è che nella propria parabola storica la Filosofia ha attraversato e inondato di sé ‘tutto': non c'è area del ‘reale' né dell'irreale sulla quale non si sia pronunciata . Rimane da sondare l'indicibile.

Cosa rimane allora da ‘dire'?

E' questo il punto. Si tratta di capire cosa è stato tralasciato e cosa si è rivestito di silenzio. Quali voci sono rimaste inter-dette alla riflessione filosofica.

Ragionerete quindi sull'uomo. Con quale taglio?

Il tema in effetti ne contiene un altro di particolare rilevanza: il rapporto identità/alterità. Affrontare il tema del limite del dicibile nell'esperienza filosofica porta ad una sorta di auto-scopia.

 

>Leggi il programma della Biennale di Filosofia

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