Intervista al filosofo prof. Zucal "Il più grande filosofo del Novecento? Una donna"

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Docente di Filosofia Teoretica, il prof. Zucal si definisce un "dialogico". I suoi interessi spaziano dal campo dell'ermeneutica a quelli dell'esperienza religiosa e in particolare
della filosofia in rapporto con il sacro.

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Un'immagine simbolica: l'uomo sospeso. Così è stato rappresentato
dallo scultore Rosario Salerno.
L'opera è stata esposta all'Arcivescovile di Rovereto
per la mostra "Arte senza frontiere"

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Silvano Zucal è anche autore di numerosi saggi

Silvano Zucal: "Quel che la filosofia non dice"

di Corona Perer

(Trento, 14 luglio 2008) - Nella sua parabola storica la Filosofia ha attraversato ed esplorato davvero tutto? Cosa rimane allora da ‘dire' ancora? A Ronzone due giornate di studio, hanno tentato di andare oltre e spingere lo sguardo verso il non detto e l'indicibile con filosofi illustri di quattro università italiane: Giulio Giorello, Massimo Donà, Vincenzo Vitiello, Paolo Salandini, Gianfranco Ferrari, Claudio Tugnoli, Andrea Tagliapietra, Antonio Gnoli.
Ne abbiamo parlato con il professor Silvano Zucal, dell'università di Trento tra gli invitati al prestigioso tavolo filosofico pensato dai Musei di Ronzone.  Proviamo con lui a spostare qualche paletto piantato nei secoli dalla filosofia.

Professore davvero c'è qualcosa che la filosofia non dice?
Il titolo del convegno è intrigante, il paradosso è che saranno due giornate di parole sicché il trauma implicito nel titolo sarà superato con il dire. Qualcosa insomma si dirà: filosoficamente. Resta da chiedersi se ciò che la filosofia "non dice", non lo dice perché "non può" o non lo dice perché andrebbe su terreni che non le sono propri, come la fede o la scienza.

Il pensiero filosofico di questi secoli ha qualcosa di inesplorato?
Direi semmai che c'è un inesplorato ovvio e permanente nella filosofia, perché il ridomandarsi, il riporsi le domande è tipico della filosofia che lo fa sulla base delle nuove sfide alle quali viene sottoposto il pensiero umano.

Facciamo un esempio?
La morte, ovvero una domanda filosofica per eccellenza, mai esaurita. Ma è diverso il modo in cui rispondeva Platone o come ha risposto Landberg nel ‘900.

Alla Biennale lei parlerà del nostro volto: quello che non possiamo vedere. Davvero siamo estranei a noi stessi?
Questo è un tipico paradosso filosofico. La filosofia può dire molto e ha detto molto sul volto, ma sul ‘proprio volto' il filosofo non può dire nulla: perché lo percepiscono prima gli altri. Non posso guardarmi, non posso dirmi. Sì lo faccio allo specchio, ma vedo la mia faccia. La vera luce del mio proprio volto, la vede solo l'altro.

Quindi sull'uomo la filosofia può solo balbettare una risposta?
Su chi siamo e sulla nostra identità profonda il quesito non è mai risolto e rappresenta
il non detto o almeno il non dicibile in un certo modo.

Ma allora possiamo dire di tutto meno che di noi stessi?
Non proprio, possiamo farlo ma solo in forma indiretta. Ad esempio, parlando della morte parlerò sempre della morte dell'altro, ma non potrò mai dire - in vita - il senso della mia morte (nemmeno in punto di morte perché non ci sarò o sarò già altrove) posso farlo solo mediante la morte d'altri.

Un filosofo come lei è quindi nemico della psicanalisi...
Certo, perlomeno della sua presunzione e cioè dell'afferramento del senso del Sé, quando vado dallo psicanalista quello che ne esce è un ‘falso' dialogo mai simmetrico.

Introspezione e indagine filosofica hanno senso allora?
Sì, a patto che non sia mai un atto solipsistico ma dialogico.

Il più grande in filosofia nel Novecento?
Una donna: María Zambrano. Assolutamente un gigante del ‘900 per aver innovato il linguaggio e aver sollevato il velo sulla filosofia femminile. Disse che la donna era stata la grande esclusa dalla filosofia perché dotata del ‘sentire' delle viscere, cioè non di una razionalità astratta, ma reale e concreta.  La filosofia è stata per lo più androcentrica. Ma l'uomo è privato dalle potenzialità di cui la Zambrano parlava tranne poche eccezioni. Uomini con un sentire viscerale forte sono per la Zambrano gli stoici, Agostino, Pascal, Seneca, Giobbe.

Dal momento che pochi ci riescono, viviamo in un mondo malato?
Non credo ci siano dubbi su questo punto. Il problema è che molti sono ammalati senza saperlo. Inseguono patetici miraggi di potere, vanno ad abitare con la mente e con il corpo in un centro commerciale o vivono e dormono in Internet o appiccicati a un telefonino da cui non si staccano mai. Vittime del "ronzio" o brusio verbale opprimente.

Quali voci la filosofia deve esplorare oggi?
La questione fondamentale è quella dell'identità residuale dell'uomo quando è aldilà di ciò che la scienza può dire. Resta da capire l'aldilà della mente, del codice del Dna. C'è un altro codice? Oppure c'è una onnipotenza decifrativa?

Sta parlando di un oltre metafisico?
Non proprio. Io parlo di un oltre uomo, nell'uomo. Per questo parlo di ‘residuo'.

Che non è necessariamente divino quindi...
La dimensione divina potrebbe essere una conseguenza. Gli antichi lo chiamavano anima, io preferisco chiamarlo quel nucleo non afferrabile dalla scienza, in tempi in cui c'è la presunzione di spiegare tutto.

Cosa può dare la filosofia all'uomo moderno? Concorrere al bene comune e dare una visione?
Sì, ma solo questo deve fare, con umiltà. Subito dopo ci sono le divise e gli slogan.

Si può fare economia con filosofia, finanza con filosofia, giustizia con filosofia?
La filosofia può concorrere a questi mondi paralleli, ma deve mantenere una funzione critica e mai essere utilizzata per legittimare.

L'uomo è ancora capace di fermarsi a filosofare?
Certo non lo fanno solo i professori o i filosofi di professione. La filosofia non se ne è mai andata e sta tornando alla grande. Chi ha ancora voglia di pensare prima o poi arriverà alla filosofia.

Su ciò di cui non si può parlare... si dovrebbe tacere. Ma oggi siamo nel clamore costante: tutti che parlano di tutto anche (e soprattutto) non sapendone nulla. Tornerà la misura delle cose o questo è un processo irreversibile?
Occorrono degli eretici e dei monaci laici per ritrovare questa misura: la grande eresia è la vita che torna a gustare il silenzio. In casa, sulle montagne, in riva al lago. Impresa difficilissima perché anche quando si tacita il clamore esterno non è detto che si plachi quello interno. 

A Ronzone parlerete anche della ‘pazienza del corpo'. L'uomo sembra non esserne però capace: il corpo lo usa e lo modella, lo forza, lo costringe. Cosa porta l'uomo a piegare ogni cosa a se stesso?
La rivoluzione della tecnica. Non sono apocalittico ma la tecnica ci sta dando protesi: il cellulare, il computer. Cerchiamo di adeguarci a quello che lei vuole. Ci rende trasformabili e adattabili, con-formati alla forma che ci viene imposta: pensi all'anoressia.

Parlerete anche del concetto di limite. L'indicibile per definizione è Dio?
È l'uomo oltre che Dio, la mia visione è a favore di una filosofia esistenziale che abbia sempre un ancoraggio all'uomo e al suo esistere concreto. Tutta la nostra vita è tentare di riportare a qualche forma di dicibilità Dio e l'uomo. Ma forse è lo stesso cammino la strada è la stessa.


>Gli altri articoli di SENTIRE sulla Biennale di Filosofia:
A Ronzone  la prima Biennale di Filosofia:il programma
- Lucio Costantini: "Facciamo filosofia"

n.b.: l'intervista INTEGRALE al prof. Zucal  è pubblicata sul supplemento trimestrale SENTIRE N. 03 - ANNO I - Luglio 2008 (leggi dove trovare SENTIRE on paper in distribuzione GRATUITA)

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