Gabriella Belli: Mart e territorio
di Corona Perer
(novembre 2010) - "Se nell'arco di sei anni sta venendo avanti solo un grande albergo qualcosa vorrà pur dire". Ad un recente dibattito su Mart e territorio svoltosi ad Isera alle porte di Rovereto, si è riflettuto su questo 'qualcosa'. Verdetto: il territorio si muove, ci è voluto del tempo, ma c'è finalmente una base sulla quale costruire logiche economiche. Questa base è il Mart una vera Ferrari che chiede di ricevere una carrozzeria adeguata: non quella di una utilitaria. Vale a dire, strutture al passo con i tempi.
E' quanto è emerso dal dibattito svoltosi nei giorni scorsi tra il direttore del Mart, Gabriella Belli, e gli amministratori della Vallagarina, Isera in primis. Le potenzialità fornite da un museo affermato su scala internazionale sono davvero tante e chi vive nella cintura di Rovereto se ne è accorto. Quali rapporti ha costruito il museo con il territorio in termini di relazioni sociali ed economiche? Un piccolo spaccato lo fornisce proprio la comunità di Isera, piccolo paese satellite che ospitava l'incontro.
"Abbiamo visto nascere 8 esercizi della ristorazione che prima non c'erano e abbiamo 50 posti letto sempre esauriti" esordisce Mario Cossali che definisce il Mart uno dei grandi sogni di Rovereto. "A differenza degli altri è stato però realizzato". Gabriella Belli ha fornito molti dati perchè per dibattere sul ruolo che il Mart svolge o può svolgere è innegabile un passaggio preliminare: conoscerlo e sapere come funziona, con quali strategie. Impressionante la rete costruita in questi anni dal museo. Grazie alla politica dei depositi ha potuto incrementare il suo patrimonio e dare vita a 132 mostre di grande spessore. Sono 32 le collezioni in deposito, l'ultima scadrà nel 2033, il Mart ne dispone "come se" fosse suo patrimonio, ha cioè mani libere e poiché altri depositi nel tempo si sostituiranno o saranno confermati, chi si troverà a gestire il Mart dopo l'era Belli avrà a disposizione un patrimonio ancora cospicuo.
Ma l'importanza dell'incontro (forse se ne dovrebbero promuovere di più nel territorio n.d.r.) sta nel fatto che la direttrice ha permesso di comparare la strategia Mart con quella dei grandi musei, per esempio il Moma. Anche loro fanno grandi e piccole mostre, anche loro per stare sulla scena e costruire alleanze devono lavorare al patrimonio della permanente. E' quanto il Mart ha dovuto fare in questi cinque anni per radicarsi e diventare un marchio identificativo. Pur non essendo New York, Rovereto ha un museo internazionale oggi. "E non c'è dubbio che oggi Rovereto voglia dire Mart" ha detto Cossali il quale ha messo in guardia dalle logiche del far cassa immediatamente. "Nell'analisi del rapporto col territorio si rischia spesso di essere superficiali o fare riflessioni affrettate".
E i numeri aiutano a capire: oltre 300.000 ragazzi che varcano le porte della didattica, un trend di 200.000 visitatori annui. Alla Belli è stato chiesto che cosa si aspetti lei dal territorio. "Mi piacerebbe che i trentini ci venissero di più, questo sì". E a chi, tra il pubblico, ha fatto notare che le tariffe sono alte la direttrice ha risposto che sono in linea con quelle nazionali, ma un biglietto al Mart consente di vedere quattro mostre al colpo. "A New York ci vogliono 22 dollari". Fare un paragone internazionale non è fuori luogo: il Mart internazionale lo è davvero diventato.
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