La storia dell'isola che è ricchissima di reperti archeologici

Isola antichissima tra Sesi e Fenici

L'estate 2011 è stata solcata da una grande notizia e Cala Tramontana è stata generosa: oltre tremila monete puniche di bronzo sono state trovate nel mare di Pantelleria nell'ambito di un progetto di valorizzazione dei siti archeologici sommersi.

Le monete recano tutte la stessa iconografia: da un lato la dea Tanit con l'acconciatura sostenuta da una corona di grano e dall'altra una figura equina. Sono databili tra il 264 e il 241 avanti Cristo. Si parla già di "tesoro di Pantelleria" e di uno dei maggiori ritrovamenti subacquei d'età punica.

Sono monete uguali tra loro e secondo le prime ipotesi sembrano provenire da una nave cartaginese E' l'equipe diretta da Giovanni Di Fisco ad aver portato a termine il rinvenimento. I reperti risalgono all'epoca in cui i Romani portarono a termine il completamento della conquista della Sicilia da parte dei romani: forse questo tesoro era stato messo al riparo in una nave, poi affondata.

Una delle meraviglie (trascurate per tanto tempo) sono le ricchezze del patrimonio archeologico dell'isola.

La scoperta d'importanti siti risale già alla seconda metà del XIX secolo; solo dal 1996, in seguito ai finanziamenti UE e sotto la direzione del Servizio per i beni archeologici della Soprintendenza ai beni culturali e ambientali di Trapani, diverse università italiane ed europee hanno dato inizio ad uno studio sistemico e continuato del patrimonio archeologico di Pantelleria.

Pantelleria ha oggi un vero e proprio parco archeologico, articolato in quattro settori principali: il villaggio preistorico di Mursia, l'acropoli di San Marco, il santuario punico-romano del lago di Venere, l'insediamento tardo-romano di Scauri.

La scoperta d'importanti siti risale già alla seconda metà del XIX secolo; solo dal 1996, in seguito ai finanziamenti dell'UE e sotto la direzione del Servizio per i beni archeologici della Soprintendenza ai beni culturali e ambientali di Trapani, diverse università italiane ed europee hanno dato inizio ad uno studio sistemico e continuato del patrimonio archeologico di Pantelleria.

Di questi avvenimenti storici è testimone l'acropoli di S. Marco, posta su una collina che domina una vasta area del mare e della terraferma. Due civiltà hanno abitato questo rilievo: punica e romana. In tutta la collina, numerose sono le cisterne scavate nella roccia: l'acqua piovana rappresenta per l'isola l'unica risorsa potabile e le prime popolazioni scavano pozzi sul terreno per intercettare l'acqua che scendeva dai monti verso il mare; a partire dalla fase punica, invece, il sistema idrico fu razionalizzato con la creazione di cisterne a forma di campana, che assicuravano abbondanza d'acqua a persone e campi coltivati.

Cisterne di diversa forma, a volta, sono invece più propriamente romane.
All'interno di esse sono stati trovati alcuni elementi architettonici, quali capitelli corinzio-italici e sculture in pietra locale, che testimoniano la presenza di un tempio risalente al II sec. a. C.. Ed è proprio all'interno di due cisterne dell'acropoli di S. Marco che sono stati portati alla luce i tre famosi ritratti imperiali, che per il loro perfetto stato di conservazione e per la loro particolare bellezza hanno già fatto il giro del mondo giungendo fino in Giappone. Essi raffigurano Giulio Cesare, Antonia Minore e Tito.

Quando l'uomo iniziò a far parte della vita dell'isola di Pantelleria non lo si sa con precisione: tracce di ossidiana pantesca sono state ritrovate in Sicilia e a Malta già nel Neolitico (V millennio a.C.), il che dimostra che già allora l'isola era abitata; ma la maggior condizione di popolamento Pantelleria la raggiunse con l'Età del Bronzo, a questo periodo risale il villaggio di Mursia (1900-1700 a. C.) ubicato nella costa Nord-Occidentale.

Il suo eccezionale stato di conservazione permette di comprendere com'era costituito il villaggio: affacciato sul mare, era delimitato da un possente muro di cinta e all'interno arcaiche abitazioni, simili a capanne; adiacente al villaggio fortificato c'è la necropoli, la città dei morti, con più di cinquanta Sesi, tombe costruite in pietra a forma di cupola.

Gli antichi abitanti vivevano di agricoltura e pastorizia, avevano molte affinità culturali con i vicini popoli del Nord Africa, a causa degli intensi scambi commerciali che intrattenevano con questi e non solo: la popolazione basava il suo sviluppo sull'esportazione dell'ossidiana e sono state trovate ceramiche importate dall'Egeo e oggetti d'origine egiziana e del Mediterraneo sud-orientale.

Un ruolo fondamentale per la sua posizione geografica, Pantelleria (allora chiamata Cossyra da come testimoniano fonti storiche rimane) l'ebbe anche durante le guerre puniche: prima sotto il dominio cartaginese, nel 217 a. C. passò sotto amministrazione romana.

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