Luisa Canal: "Le certezze inconsapevoli"
di Luisa Canal**docente universitario
Da millenni l'uomo brama certezze. Ma la maggior parte delle sue scelte e valutazioni, nella vita quotidiana o nella vita professionale, sono fatte in condizioni di incertezza. Diversi studi recenti hanno messo in luce come gli individui seguano ragionamenti fallaci quando devono valutare rischi ed elementi incerti. La spiegazione di questa fallacia potrebbe essere duplice e risiedere sia in un elemento culturale (l'illusione di certezza) che in un fenomeno sociale: l'analfabetismo numerico.
Di cosa si tratti lo spieghiamo subito. Siamo tutti sommersi da dati su ogni sfaccettatura dei fenomeni fisici, politici, sociali, ma raramente riusciamo ad interpretarli e considerarli nel modo corretto. La brama di certezza trova un'interessante manifestazione nella ricerca di sicurezza che si percepisce in modo diverso dalla sicurezza valutata oggettivamente: l'uomo può essere al sicuro anche se non si sente al sicuro e viceversa può sentirsi al sicuro anche se in realtà non lo è affatto.
Le persone sono più preoccupate da pericoli nuovi piuttosto che da quelli con cui hanno convissuto per un certo periodo. A New York nel 1999 la dichiarazione della prima epidemia di virus del Nilo, di cui le zanzare sono i principali vettori, creò il panico tra i newyorkesi. Nell'estate del 2001, sebbene il virus continuasse a essere presente, la paura scemò. La familiarità con il pericolo induceva i newyorkesi a valutare il rischio in modo diverso.
La maggior parte della gente è meno impaurita dai rischi di origine naturale rispetto a quelli di origine artificiale; per esempio, ha più paura delle radiazioni nucleari o dei telefoni cellulari, rispetto alle radiazioni solari che presentano un rischio maggiore.
In generale preoccupa di più ciò che non conosciamo rispetto ad argomenti che comprendiamo e questo spiega perché ci si accosta alle nuove tecnologie con una iniziale preoccupazione. Si ha meno paura di un rischio che si decide di correre volontariamente rispetto ad un rischio che dipende da altri: i fumatori sono meno preoccupati del fumo e molto più dell'inquinamento (da amianto o da elementi tossici che si trovano nel loro posto di lavoro).
Si sottovaluta un rischio quando si ritiene di avere un certo controllo su di esso, come quando si guida un'auto. Mentre preoccupa molto di più un rischio sul quale non si ha nessun controllo, come volare in aereo o sedere in auto come passeggero.
Molta gente è più preoccupata del rischio di essere uccisa in modo particolarmente orribile, come essere sbranati da un orso, rispetto al rischio di morire in modo meno teatrale, ad esempio a causa di un infarto, una delle principali cause di morte.
I pericoli su cui veniamo maggiormente sensibilizzati angosciano molto, anche se la probabilità che si concretizzino è molto bassa. Alla fine del 2001, la paura del terrorismo era considerevolmente più alta rispetto a pericoli molto più probabili.
Recentemente diversi studiosi si stanno occupando di capire come gli individui valutano il rischio, tra questi Gerd Gigerenzer, scienziato cognitivo del Max Planck Institut di Berlino. Nel suo libro "Quando i numeri ingannano" scrive: "L'analfabetismo numerico è essenzialmente analfabetismo statistico, cioè l'incapacità di ragionare su incertezza e rischio".
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