Cervello -e- sordità
ROVERETO 29 agosto 2009 - Un cieco dalla nascita, al quale si sia insegnato a distinguere mediante il tatto un cubo da una sfera, nel caso recuperi improvvisamente la vista, sarà in grado di distinguere il cubo dalla sfera, senza far ricorso al tatto?
E' questo il celebre interrogativo, posto nel 1688 dallo studioso di ottica irlandese William Molyneux all'amico filosofo John Locke, che è stato oggetto di uno ampio dibattito filosofico e scientifico fino ai giorni nostri. Il tema è ancora attuale. La risposta coinvolge tutta una serie di quesiti riguardanti il rapporto tra mente e cervello, il modo in cui conosciamo il mondo esterno e come ci costruiamo una rappresentazione di esso sulla base delle informazioni multisensoriali di cui disponiamo.
Cosa accade quando a seguito di una prolungata deprivazione sensoriale (la cecità ad esempio) si recupera il sistema sensoriale che è stato mancante? Ad oggi questo contesto è comune solo per la sordità profonda, per la quale una neuroprotesi nota come ‘impianto cocleare' offre un parziale recupero della funzionalità acustica. Se ne discute al primo "Workshop annuale sulla plasticità cross modale: Sordità ed impianti cocleari" apertosi ieri a Rovereto. Oggi (29 agosto), i partecipanti all'incontro - promosso e organizzato dal Centro Interdipartimentale Mente Cervello dell'Università di Trento - faranno sintesi sulle ultime novità emerse in cambio bio-tecnologico.
Con i maggiori esperti di questo settore di ricerca, dalle immediate ricadute cliniche, ci sono anche due delle prime neuro scienziate ad occuparsi dell'argomento, Helen Neville, dell'Università dell'Oregon, e Daphne Bavelier, dell'Università di Rochester (USA). I lavori vedono la partecipazione degli esperti di Rovereto e di specialisti provenienti dal Centre National de la Recherche Scientifique, Francia e dalla Università di Amburgo (Germania).
"La possibilità offerta dagli impianti cocleari di fornire segnali acustici alle persone sorde pone un'importante sfida teorica e clinica: comprendere in che modo e con quali tempi un sistema mente/cervello che si è riorganizzato durante la fase di sordità possa rispondere a questo ritorno di informazioni acustiche" commenta il professor Francesco Pavani, il cui gruppo di ricerca collabora con il Gruppo Rovereto Impianti Cocleari (GRIC) diretto dal direttore dell'Unità Operativa di Otorinolaringoiatria dell'Ospedale "Santa Maria del Carmine" di Rovereto, Dott. Millo Achille Beltrame.
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