Dove è andato a finire il caso Turchia: accoglierla o no in Europa? Cosa fa per essere accolta? Ecco come la pensa la scrittrice Antonia Arslan

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Antonia Arslan scrittrice


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L'esterno del parlamento europeo a Strasburgo

Antonia Arslan e l' Europa che non c'è

di Corona Perer 

(Padova-Rovereto, 2010) - La questione è tornata prepotentemente di attualità: Turchia sì o Turchia no? Il quesito occupa da tempo Bruxelles e Strasburgo: la Turchia può entrare in Europa? Deve? Oppure resta un problema? E se sì, perchè? Ci siamo fatti aiutare dalla scrittrice Antonia Arslan, di origine turco-armena: proprio questa è la questione che le sta più a cuore.
Tanto che alla nuova Europa la scrittrice chiede soprattutto coraggio. "E forte preparazione diplomatica: l'ingresso della Turchia non può essere relegato al buonismo europeo".

Professoressa Arslan le pare che rispetto a quanto ci eravamo dette nella scorsa intervista le cose siano cambiate?
Tutti siamo col fiato sospeso per quanto riguarda la Turchia. La petizione dei 200 intellettuali, giornalisti, docenti d'universita' che chiede scusa agli armeni (del dicembre 2008) e' stata firmata online da quasi 30.000 persone, tutti turchi che hanno cominciato faticosamente a comprendere la verita' dei fatti del 1915 e a operare per la riconciliazione, secondo la lines voluta dal giornalista turco-armeno Hrant Dink, quello che e' stato ucciso esattamente 2 anni fa, nel gennaio 2007.

Cosa chiederebbe lei all'Europa?
Mi chiedo soprattuitto se l'UE saprà aprofittare del momento per mettere in campo una seria task force di diplomatici esperti che sappiano davvero il loro mestiere. Come trattare con una diplomazia espertissima e astuta come quella turca, trovando una soluzione ai mille problemi sul tappeto? E ricordando che si tratta di un paese con piu' di 70 milioni di abitanti...

Potrebbe destabilizzare gli equilibri?
Ma certo...!

Come la memoria turca sta elaborando il suo passato?
Vorrei ricordare solo questo: anche che sulla scia del bel libro di Fethiye Cetin ("Heranush mia nonna", Ed Alet, Padova), l'avvocata di Istanbul che racconta come ha scoperto che sua nonna era una bambina armena rapita, moltissimi altri turchi di ogni strato sociale hanno rivelato che anche la loro nonna era una bambina rapita. Non se ne vergognano piu'.

E' perchè avrebbero dovuto?
Queste bambine erano chiamate "i resti della spada", e sono solo femmine perche' alla fine della guerra, nel 1918, erano ormai spesso sposate, inserite in famiglie turche e magari con dei figli, bambine di 12-14 anni!

Che ci dice degli Armeni oggi?
Gli Armeni in Italia sono pochissimi. Siamo non più di 2000-2500 persone, una minoranza davvero esigua. La maggioranza dei sopravvisuti è finita in Francia e Usa, nel Medio Oriente.
In Turchia ce ne sono 60.000 ma ce n'erano 2 milioni.
Quelli che mancano sono tutti quelli che sono stati uccisi.
A Instanbul i 60.000 sono i resti di una comunità che era di 400.000 persone, con chiese e tradizioni.

No quindi alla Turchia in Europa?
Le dico in tutta sincerità che potrebbe anche entrare, perché no. È un gran paese, ma entrare senza riconoscere che quel governo in quel dato momento storico ha compiuto i suoi crimini significa non pagare lo scotto. La Germania lo ha pur pagato il suo scotto con la memoria storica. Del resto non è colpa di questo governo ma di ‘quel' governo, 92 anni fa. Ancora oggi la sola menzione degli armeni è oggetto di dannazione in Turchia, quanto meno imbarazzo. Perciò dico: come fa l'UE a far entrare un paese senza fare una trattativa seria, dura se occorre, a livello diplomatico?

Perché foste perseguitati?
Per lo stesso motivo degli ebrei: il furore si scagliò perché erano più colti, sapevano lavorare, emergevano. Ma di mezzo c'è anche l'odio anticristiano. La mia famiglia è cattolica, ma gli armeni sono apostolici gregoriani di rito orientale ma più vicini a Roma degli ortodossi. Quella armena è la prima popolazione che si è convertita al Cristianesimo. Loro erano i popoli ai piedi del monte Ararat..

Cosa vorrebbe dire all'Europa? 
Io non sono per un no assoluto, non ho una posizione di negazione assoluta. Dico solo: figliuoli stiamoci attenti. Eppoi è pur sempre una realtà mussulmana il che può essere anche problematico. Perché il problema non è solo riconoscere la questione armena. E come la mettiamo con la questione di Cipro? Con i diritti civili interni, con le donne discriminate, con i malati di mente messi nei ghetti e lasciati a marcire. Con un articolo del codice penale come il 301 che parla della offesa alla "turchicità" e implica pene da 3 a 10 anni di carcere. La Turchia non si può offendere insomma...
Per non parlare del loro orgoglio nazionale.

Ma perché c'è questa sorta di buonismo europeo?
Per quanto riguarda l'Italia posso tentare una risposta essendo mezza italiana: noi non possiamo capire l'orgoglio nazionale degli altri paesi perchè noi italiani non lo abbiamo. Quello degli altri è più forte del nostro. Questa è la nostra specificità però bisogna capire che una cosa è negare, altro è fare buonismo politico.



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