Papa Albino Luciani e il dissenso sovietico
di Corona Perer(8 aprile 2009) - Se conosciamo l'arte del dissenso sovietico lo dobbiamo anche a Papa Luciani. Lo ha svelato a Trento l'ex-Presidente della Biennale di Venezia, Carlo Ripa di Meana che ha raccontato quanto Mosca fece pur di bloccare l'edizione 1977 della manifestazione veneziana primo vero atto di sostegno culturale, compiuto in Italia, verso coloro che resistevano in Urss e nei paesi comunisti. Fu una pagina di ‘vera' guerra fredda: nell'arte. Quando venne annunciato che Venezia avrebbe raccontato ciò che gli artisti dicevano e pensavano del regime sovietico ci fu un vero e proprio boicottaggio delle istituzioni. A Ripa di Meana furono negati dalle istituzioni italiane (su pressione di quelle sovietiche) Palazzo Grassi già proprietà Snia e poi la Fondazione Cini della Olivetti, persino la Ricordi negò gli spartiti per un concerto su musiche di Dmitrij Šostakovič. Ma alla fine il coraggioso presidente della Biennale ottenne un aiuto importante.
"Fu il Patriarca di Venezia Albino Luciani, futuro papa, a darmi gli spazi necessari e la Chiesa alla fine fu la mia miglior alleata. Rimasi sorpreso: quell'aiuto fu provvidenziale. Potemmo raccontare cosa dicevano intellettuali del calibro di Andreji Sacharov. Se la Biennale del '77 prese corpo fu perché l'aiuto venne dal Russicum e della Chiesa, mentre sia a livello di governo che di istituzioni culturali ci fu una totale chiusura" ha raccontato l'ex-parlamentare europeo che ha trascorso le vacanze di Pasqua in Alto Adige. Lungo la traiettoria Trentino-Merano ha visitato anche la Mostra dedicata alla Guerra Fredda nell'arte e nel design, allestita al Mart di Rovereto dove ha lasciato un'entusiasta commento nel libro d'onore.
Durante un incontro svoltosi alla Biblioteca Civica a Trento promosso dal Centro Studi Europa Orientale di Levico diretto da Fernando Landi, Ripa di Meana ha ricostruito il percorso ad ostacoli cui fu costretto come Presidente di un ente culturale come la Biennale. "Il governo Andreotti aveva un patto di non belligeranza con Pci e Psi e a Marghera si costruivano navi per la flotta sovietica. L'ambasciatore russo faceva sapere che il Pcus guardava con estrema preoccupazione a questa iniziativa. Solo Craxi si smarcò e mi diede una mano" ha raccontato Ripa di Meana che ha gettato uno sguardo - amaro - sull'oggi. "Ci vorrebbe una Biennale di Venezia anche sui diritti umani in Cina, sull'Iran, me vedo ben poco coraggio in giro" ha commentato amaramente ricordando anche i nomi degli intellettuali che seppero cogliere la portata culturale dell'evento del 1977: Goffredo Parise, l'editore Neri Pozza, Alberto Moravia parteciparono e lodarono l'iniziativa che vide arrivare a Venezia il futuro premio Nobel Iosif Brodskii, che per la prima volta lesse in pubblico le sue poesie. "Fu un canto" dice oggi l'ex parlamentare europeo (dal 1974 al 1978 presidente della Biennale di Venezia).
Il ruolo di Papa Luciani, che Ripa di Meana racconta come un uomo di grande apertura culturale, è parte della storia di quella coraggiosa Biennale narrata in un libro scritto con Gabriella Mecucci ed edito da Liberal nel quale si ricostruiscono i dietro le quinte dell'edizione del 1977.