a Bolzano su invito dell'Associazione "Imago ricerche"per il 5° congresso internazionale sul tema "Modelli che curano", la celebre psicoanalista racconta le sue battaglie

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"Non focalizzerei l'interesse su come la politica possa supportare le donne, ma su come le donne possano cambiare la politica. Non c'è politica senza psicologia e senza psicanalisi; il loro mettere in luce i processi dell'inconscio è il punto centrale che al meglio può esserci d'aiuto per tutto il resto". (Juliet Mitchell)


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Juliet Mitchell (foto di Anna Vittorio)

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"La rivoluzione più lunga" è sempre un processo irregolare e discontinuo; le donne hanno fatto enormi passi avanti, come abbiamo visto nella "Primavera Araba" ed in molti paesi africani, ma nello stesso tempo ci sono terrificanti e violente resistenze ed è necessario un coraggio smisurato per combatterle: questo è ciò che ora vediamo dietro l'angolo" (Juliet Mitchell)

 

Juliet Mitchell vita da pasionaria

di Anna Vittorio

(Bolzano 3 dicembre 2011) - I suoi occhi si posano incessantemente su cose e persone, sfiorandole con rispetto, interrogandole ed interrogandosi continuamente; occhi più agili perfino dei suo passi nella Bolzano che l'accoglie per un convegno su temi squiitamente psicanalitici.

Juliet Mitchell è figura storica nelle vicende del Movimento per la Liberazione della Donna fin dal suo ‘Women: the Longest Revolution' (1966) ampiamente pubblicato e tradotto come pamphlet del femminismo, seguito da "Psychoanalisis and Feminism" (1974), un saggio tradotto in 15 lingue, che ha cambiato la storia della psicoanalisi ed ha posto le basi di una psicoanalisi al femminile.

Vasta la sua produzione saggistica che abbraccia studi sulla sessualità femminile e le matrici comportamentali derivate dai modelli del patriarcato e del matriarcato. Ha insegnato Psicanalisi e Studi di Genere a Cambridge e dal 2010 è direttore della scuola di dottorato in studi psicoanalitici dell'University College di Londra.

Al congresso promosso a Bolzano sui modelli curativi più efficaci, ha esposto un lucido ed appassionato contributo tra psicanalisi ed antropologia comparata dal titolo "Brothers and Sisters", dedicato allo sviluppo ed alla differenziazione di genere tra fratelli e sorelle in ambito familiare e sociale, analizzando quelle che diventano le basi psicoanalitiche della pulsione ad uccidere e della capacità di condurre guerre. Terminato il congresso, ha espresso il desiderio di visitare Bolzano e in particolare Museion, Il nostro colloquio, su alterne e reciproche curiosità, è avvenuto proprio al Museo di arte contemporanea.

Appare interessata all'arte contemporanea e le figure totemiche di Carl Andre l'interpellano. Di Museion sono soprattutto la versatilità delle superfici esterne, che permettono il controllo della luce naturale ad affascinarla, come lo spazio interno che sembra permeato dallo spazio urbano, così come appare dalle grandi vetrate dell'ultimo piano. Juliet Mitchell non solo conosce molto bene le attività della Tate Gallery, ma ha amicizie di lunga data con direttori e curatori. All'uscita ispeziona accuratamente il bookshop, trovando molte opere in inglese che le interesserebbero.

Parla ma vuole sapere: della città, della neve che non arriva, dei suoi segni storici. Lei ascolta silenziosa, e da antropologa prudente e molto British, non commenta. Verso il suo albergo un passaggio in Galleria Civica dove è appena stata inaugurata la mostra "Divina follia", dedicata alla collezione di oggetti archeologici raccolta da Sigmund Freud, e che ospita alcuni reperti provenienti dal Museo Freud di Londra, è dovuto. La conversazione parte dal movimento "Occupy Wall Street" che ha attirato l'attenzione dei media, visto che lei è stata un simbolo delle lotte degli anni sessanta.

In questi giorni un'altra icona di quegli anni, Joan Baez, ha manifestato insieme agli "indignados" a New York. La politica sembra impotente sui poteri della finanza che riescono a condizionare l'intero pianeta. Cosa "sente" in questo particolare momento di crisi internazionale, e cosa pensa del nuovo movimento giovanile di protesta?

"Quest'anno ho passato quattro mesi negli Stati Uniti, e a semplice titolo personale sono rimasta sbalordita da quella che sembra l'inadeguatezza della politica di fronte al totale controllo della finanza. Anche da noi in Inghilterra sembra che la situazione spinga la politica ad essere sempre più insensata; una vera situazione di vuoto di potere. In questo contesto considero questo movimento popolare, di strada, rilevante e importante: esprime un senso di serietà profondamente necessario, mentre altri intorno si agitano dandosi da fare e saltando come scimmie".

Lei è arrivata alla psicanalisi dal femminismo, dagli studi sulla sessualità e dalla politica. La psicanalisi ha la capacità di riuscire a meglio comprendere la posizione delle donne nella società?
"Non focalizzerei l'interesse su come la politica possa supportare le donne, ma su come le donne possano cambiare la politica. Non c'è politica senza psicologia e senza psicanalisi; il loro mettere in luce i processi dell'inconscio è il punto centrale che al meglio può esserci d'aiuto per tutto il resto."

Cosa studieranno quest'anno gli studenti del Suo corso "Studi di genere" presso l'Università di Cambridge?
"Mi sono ritirata dall'insegnamento a Cambridge ma sono rimasta Direttrice-fondatrice del Centro degli studi di Genere; abbiamo lottato dieci anni per istituirlo presso questa università. Jude Browne, la giovane direttrice, sta sviluppando un magnifico programma basato sulla comprensione del fatto che "genere" è ovunque, e che "genere" dunque deve essere ricondotto dalle sue molteplici fonti ad una rigorosa analisi disciplinare".

Cambiamento e non adattamento. A quale stadio si trova ora "la rivoluzione più lunga" e cosa vede appena dietro l'angolo?
"La rivoluzione più lunga è sempre un processo irregolare e discontinuo; le donne hanno fatto enormi passi avanti, come abbiamo visto nella "Primavera Araba" ed in molti paesi africani, ma nello stesso tempo ci sono terrificanti e violente resistenze ed è necessario un coraggio smisurato per combatterle: questo è ciò che ora vediamo dietro l'angolo."

Bolzano ospita in questi giorni una mostra singolare: una selezione degli oggetti archeologici collezionati da Freud. Archeologia e psicoanalisi pare abbiano molti contatti e analogie: concorda?
"La mostra è davvero bella, ciascun oggetto ha trovato nell'allestimento una collocazione eccellente, e delle spiegazioni esaustive; visitare l'esposizione è stata un'esperienza davvero piacevole. Come sai Freud non solo amava e utilizzava molto la sua collezione archeologica, ma si serviva del suo studio illustrandolo come un'analogia. La stessa tensione significante del passato però implica un'importante differenza: nella psiche e nell'inconscio il passato è sempre presente, non solo come passato, ma come presente vero e proprio."

> Freud archeologo, mostra a Bolzano

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