Il presepio di Margherita Pavesi Mazzoni nella Città Santa
(Gerusalemme 18 dicembre 2011) - Ha una larghezza di circa sei metri, una altezza e profondità di altri quattro. E' un'installazione di arte contemporanea, ma parla di una storia senza tempo: la nascita di Cristo. L'aveva realizzata l'artista Margherita Pavesi Mazzoni che si è spenta serenamente da poco meno di un anno nella sua Montepulciano.
Ora è allestito a Gerusalemme per il Natale 2011 nella sede del patriarcato Latino di Gerusalemme prestigiosissima sede della cristianità nella Città Santa dove il team della Cassa Rurale di Isera che lo ha acquisito nelle sue collezioni, lo ha montato nei giorni scorsi: una vera e propria opera d'arte che l'artista creò in spirito laico e fede autenticamente cattolica.
La prima figura che il visitatore incontra è un uomo accartocciato su sé stesso e scuro, in quanto chiuso nell'avere anziché nell'essere. E' però una donna ad aprire tragicamente la scena: una figura in catene che trascina una pietra, simbolo di secoli di violenze perpetrati sulle donne, dall'uomo come dalle istituzioni dell'uomo.
La monumentale opera acquisita dalla Cassa Rurale di Isera ha un forte sapore antropologico. Non a caso il suo titolo è "Natale dell'Anima".
L'artista toscana Margherita Pavesi Mazzoni, originaria di Milano, scomparsa un anno fa (era il 25 novembre 2010) ha messo in quest'opera l'umanità in cammino, alla ricerca di una luce che dia senso al proprio vivere.
Per raccontare il concetto di ri-nascita spirituale, che è al centro del Natale, l'artista ha realizzato una grande installazione utilizzando materiali di molteplice natura: supporti di legno per i quattro piani sui quali si snoda il cammino, catene, filo di ferro, imbottitura di dracon, fiocco cotone, persino calze collant, tubolari di lana e di lamè. Un lavoro certosino che l'artista completa guidando i visitatori alla comprensione delle sue opere, perchè poterne parlare è l'atto finale della sua creazione. Un donarsi e un facilitare la comprensione che Margherita Pavesi Mazzoni ritiene un dovere imprescindibile.
"Le mie sculture sono solo conseguenze, conclusioni di senso - affermava - sono sintesi dei miei sogni e delle mie utopie". Il suo messaggio si situa in una visione di credente, ma riesce ad essere a-confessionale grazie al percorso da lei compiuto tra le scritture sacre di ogni tempo (dalle Upanishad ai Vangeli).
Al presepe di MARGHERITA abbiamo dedicato la terza uscita dei CORTI DI SENTIRE dal titolo "Margherita e la Luce".
Nella lunga intrervista da noi realizzata (e riproposta in queste pagine) le avevo chiesto di parlarci della sua vita di artista nella quale aveva messo il suo talento in mani "altre".
"Il mio spirito sogna di poter mandare dei messaggi, qualcosa di buono a questo mondo ferito. Qualcosa di esistenziale. Vorrei che si tornasse a pensare all'amore di Cristo, non ad una religiosità dogmatica e istituzionale, ma ad un messaggio vero e incarnato" ci disse.
"Ci resta il più grande insegnamento della storia: amatevi l'un l'altro come io vi ho amato e invece ci stiamo scannando. Come uomini non abbiamo però capito niente. Come possiamo dirci cristiani se non riusciamo ad amarci l'un l'altro? Cristo ci disse: "così li riconosceranno da come si amano". E a questo richiamo Margherita uniformò tutta la sua vita d'artista.
(C.Perer 2011)
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