Il XX secolo visto con gli occhi di Boris Pahor 

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Boris Pahor, scrittore
(foto Giulio Malfer)

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BORIS PAHOR racconta "La Primavera Difficile"

Boris Pahor è celebre in tutta Italia da quando è stato tradotto anche in lingua italiana il suo libro autobiografico "Necropoli", edito da Fazi, dove egli racconta la tragedia vissuta nel campo di concentramento di Natzweiler - Struthof, in cui i nazisti sterminarono migliaia di dissidenti politici e rom. Una testimonianza sconvolgente definita dallo scrittore Claudio Magris: "Necropoli riesce a fondere l'assoluto dell'orrore con la complessità della storia".

Nato a Trieste il 28 agosto del 1913, a soli sette anni vide l'incendio appiccato dai fascisti della sede in cui si trovano le organizzazioni della comunità slovena. Un'esperienza drammatica che lo ha segnato per tutta la vita.  Segnalato più volte dall'Accademia di Svezia che assegna il Nobel per la letteratura, Pahor è stato insignito nel 1992 del Premio Prešeren, il massimo riconoscimento sloveno, e nel 2007 ha ricevuto la Legion d'Onore dal presidente della Repubblica francese.

La casa editrice Zandonai di Rovereto ha curato le nuove edizioni  di Pahor con traduzioni rivedute e corrette:  "La villa sul Lago" e poi "Il petalo giallo" (Zandonai, 2007) e "Il rogo nel porto" (Zandonai, 2008) con una importante prefazione di Anna Raffetto. Nel 2009 ha pubblicato "Una primavera difficile" (Zandonai editore) ambientato nel 1945 in cui narra di un reduce sloveno dai campi di concentramento nazisti, ospite di un sanatorio vicino Parigi, che vive come in dormiveglia dentro una serra di vetro, osservatore di un mondo dove vede consumarsi la distruzione. 

Scrive Pahor: "Il fascismo ci aveva portato via le scuole, la lingua, persino i nomi. Tutto ciò che poteva esprimere, anche vagamente, la nostra identità nazionale fu cancellato." Era solo un bambino quando a Trieste fu proibito parlare sloveno. L'italianizzazione forzata, imposta dal fascismo alla città multiculturale in cui era nato e cresciuto, lo segnò per sempre. Soldato dell'esercito italiano, antifascista militante, deportato politico, insegnante e infine scrittore di successo. (Roberto Rinaldi)

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> L'intervista di Roberto Rinaldi a Boris Pahor

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