Pittore internazionale, che scelse di starsene in Trentino

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Ritratto di Guglielmo/Wilhelm bar. Bossi Fedrigotti di Belmonte
(1871-1872) Olio su tela - Bolzano, collezione privata

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"Idillio" (dettaglio) 

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Chi era Eugenio Prati

Eugenio Prati è un trentino difficilmente collocabile nel contesto dell'epoca. Gabriella Belli lo scrive nell'incipit del suo saggio critico. "Da nessuno apprese ma fu al centro dell'arte internazionale". Artista internazionale Trentino europeo anche se - per motivi non ancora noti - di lui se ne è occupata solo la storiografia e la critica locale.

Eugenio Prati scelse infatti di vivere in Trentino, ma il mondo lo aveva visto e visitato. Le categorie storico critiche vanno strette a questo pittore ottocentesco nato nel 1842 a Caldonazzo e morto nel 1907, dopo un'intensa carriera artistica che lo aveva portato ad esporre nelle più importanti rassegne artistiche europee.

Dopo gli anni della formazione tra Milano e Venezia, esporrà grazie a Vittore Gubricy (che era lo stesso mercante di Giovanni Segantini) anche a Londra dove arriva nel 1888 per la London Exihibition e poi a Parigi, San Pietroburgo, Nizza, Berlino, Monaco di Baviera, persino Chicago.

"Sembra che abbia avuto fortuna solo trentina in realtà è un artista di caratura internazionale" afferma Alessandra Tiddia co-curatrice con la direttrice Gabriella Belli ed Alberto Pattini  della mostra che il Mart inaugurerà a breve a Palazzo delle Albere luogo deputato in questi anni allo studio e alla valorizzazione degli artisti trentini che hanno operato in Trentino, a cavallo tra ‘800 e ‘900.

Prati ha inseguito un‘idea di pittura molto vicina alla lezione di Giovanni Segantini, privilegiando soggetti legati alla semplicità del quotidiano e della vita rurale, interpretati in chiave lirica e spirituale.
Il dipinto scelto come immagine della mostra è uno spendido squarcio alpino di pieno ‘800. In "Idillio" (1884) Prati dipinge il silenzio e il sogno: è l'idillio tra due ragazzini.

Segantini che all'epoca giganteggia, sceglierà il divisionismo. Prati si ferma. Più anziano dello scalpitante genio di Arco, vivrà però più a lungo. Ebbe frequentazioni culturali soprattutto nel lombardo veneto e il passaggio di Prati dal realismo al simbolismo avviene proprio grazie alla Scapigliaura, che è il periodo milanese. Ma poi farà una scelta di campo: starsene in Trentino e forse per questoi di lui si occuperà la storiografia e la critica locale, rendendolo orfano di quella dimensione europea che gli spettava.

La mostra sarà accompagnata da un catalogo, che contiene schede scientifiche delle opere esposte, redatte da Alberto Pattini, e una raccolta di saggi a cura di Gabriella Belli, Antonio Carlini, Sergio Marinelli, Alberto Pattini, Elisabetta Staudacher e Alessandra Tiddia sulla parentesi di Prati alla Accademia di Venezia, i rapporti con Bezzi che fu nella commissione di fondazione della Biennale, la parentesi milanese legata a realismom e scapigliatura e il rapporto con la musica e la scenografia.

Nel volume sono infine incluse tre lettere inedite spedite dal conte Guglielmo Bossi Fedrigotti ad Eugenio Prati e la corrispondenza fra Prati e Grubicy, conservata presso l'Archivio del'900 al Mart. Il Mart possiede almeno una trentina di opere tra dipinti a olio, grafiche ed acquerelli. Una dozzina di questi sono esposti nella parmanente di Trento. La mostra del Mart riposiziona l'artista restituendogli la caratura europea.

Prati non fu solo il poeta dell'idillio e delle pastorelle, ma nei suoi 50 anni di pittura presenta stagioni che permettono di leggerne la maturazione. "Nella fase della Scapigliatura che egli attraversa, coglie quello che gli è funzionale a svaporare forme e diluire i colori e ciò rende più fluida ed evanescente la pennellata" spiega la dottoressa Tiddia che evidenzia come il primo Prati fosse invece fotografico, poi dall'arte verista di fine Ottocento va verso il simbolismo. "Se la pennellata si frantuma e ciò avviene proprio perché ha visto gli scapigliati".

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