Arte contemporanea ed archeologia
di Corona Perer
(Novembre 2009) - Una Gazzetta Ufficiale dell'epoca che proclama leggi di diritto privato sul ruolo della donna nella società greca del quinto secolo avanti Cristo, retaggio di una visione fatta risalire alla civiltà minoica di mille anni prima. Federico Halbherr rischiò di annegare per riportarle alla luce. Si trovavano infatti sotto un canale irriguo. Lavorava a ripulire l'acquitrino dalle erbacce, quando improvvisamente i contadini aprirono le paratie e l'archeologo rischiò di essere trascinato via.
Le leggi riprodotte in scala - l'iscrizione tuttora conservata a Gortyna è lunga ben otto metri - sono ora visibili a palazzo Alberti nella mostra che fino a giugno 2010 omaggia i tre studiosi Paolo Orsi, Federico Halbherr e Giuseppe Gerola. E' il fascino del mite Halbherr, infatti, ad emergere sui tre. Così discreto da donare la sua scienza a chiunque volesse attingervi. A Creta lo aveva mandato il fiorentino Comparetti, suo maestro e padre dell'archeologia italiana, nonché nonno di don Lorenzo Milani.
Poco tempo prima di partire aveva ricevuto la visita di sir Arthur Evans che fa tappa a Roma nel suo viaggio verso Creta. Si scambiarono opinioni sull'antichità classica, Evans gli chiese probabilmente qualche informazione sull'isola dove arrivò per primo e comprò i terreni per gli scavi come tuttora prevede la normativa greca. Ne venne fuori il palazzo di Cnosso. Non c'è alcun dubbio: fosse stato lì con le palanche pronte, la scoperta porterebbe il nome di Federico Halbherr che certamente lo aveva messo sulle tracce.
L'installazione di palazzo Alberti unisce l'arte contemporanea al gusto della scoperta tipico del fiuto archeologico. Già questo basterebbe a dirne l'unicità, a renderla ancora più interessante è l'allestimento. Intitolata "Verso gli dei e verso gli uomini" , si trova leggermente (e volutamente) nascosta per far entrare il visitatore nel mito e nella sacralità della Legge. L'hanno realizzata due architetti-artisti Alessio Trentini e Gianluca Dossi e nasce da uno scambio di suggestioni tra Museo Civico di Rovereto, Soprintendenza ai Beni Archeologici, Fondazione Bruno Kessler.
L'iscrizione di Gortina è stata riprodotta grazie ad un maxi scanner che ha tradotto in tre dimensioni le informazioni raccolte da un raggio laser sulla superficie lapidea del reperto rinvenuto dall'archeologo roveretano nel 1884 ad un mese dal suo arrivo a Creta. Il modello matematico ottenuto dai tecnici della Fbk servirà anche alla riedizione di una copia in scala che la Provincia di Trento spera di poter donare al Parlamento greco (una riproduzione della monumentale epigrafe si trova a Roma, all'Accademia dei Lincei dove Halbherr fu studioso ammirato e amato dai discepoli).
I due pannelli, uno dei quali un semplice specchio, ricreano il climax dell'ambulacro dove l'iscrizione fu posta in epoca romana. Il visitatore prova un'intensa emozione: i led rilevano la sua presenza e fanno sì che ad ogni movimento, scatti l'accensione in sequenza della scrittura che si manifesta in uno spazio riflesso: il reperto dalla pietra si fa luce e l'effetto è quello di entrare nel mito. "E' proprio questo il valore aggiunto dell'installazione: si è introdotti nella sacralità.
Il testo si apre con un'invocazione agli dei e rivela lo spirito del legislatore dell'epoca che enuncia le norme pur riconoscendo l'autorità divina alla quale si sottomette" spiega Franco Nicolis della Soprintendenza ai Beni Archeologici che alla divulgazione di Federico Halbherr ha contribuito non poco svelando tratti caratteriali anche inediti. "Era così discreto e timido da inviare ai convegni i suoi collaboratori a parlare per lui. A Roma gli allievi lo ricordavano per quel suo camminare rasente ai muri". Se solo avesse potuto, Federico Halbherr avrebbe scelto di essere invisibile, ma il solo passaggio emanava un fascino potente: elegante, quasi dandy, impeccabilmente vestito.
"Tanto discreto lui, quanto Orsi era noto per la sua irruenza: Carlo Belli, amico di entrambi, ne annotò persino i fragorosi starnuti ma anche la grande capacità di narrare la Magna Grecia: tutti pendevano dalle sue labbra" aggiunge Nicolis che spiega un dettaglio: Halbherr rinviene il corpus lapideo risalente al V secolo avanti Cristo non nel punto originale in cui la civiltà greca le aveva collocate, ma in un Odeion costruito in epoca romana (dei tempi di Traiano), una sorta di edificio per la comunità. Qui resteranno fino al felice ritrovamento.
Cosa fa Halbherr? Se le trascrive tutte a mano e la decodifica. Era infatti un eccellente epigrafista e la mostra di Rovereto espone alcuni dei suoi taccuini con i primi appunti a mano subito dopo il ritrovamento. La scrittura del testo è bustrofelica. Si legge cioè con lo stesso andamento di un bue che ara un prato: avanti e indietro.