Architettura: progettare un giardino per le Alpi
(Trento 4 dicembre 2009) - Sono stati presentati i progetti elaborati nel workshop di progettazione che si è tenuto nel luglio scorso sotto la guida di due prestigiosi docenti di architettura del paesaggio, lo svizzero Paolo L. Bürgi e la catalana Imma Jansana con i docenti tutor arch. Francesca Benati e Giovanna Salgarello. Per l'occasione è intervenuto anche il prof. Amerigo Restucci Rettore Università Iuav di Venezia. Michele Lanzinger, Direttore del Museo Tridentino di Scienze Naturali ha spiegato gli scopi dell'attività svolta mentre i temi affrontati dal workshop sono stati presentati dal prof. Renato Bocchi e prof. Claudio Lamanna che ne hanno illustrato l'esito.
Il progetto, nato dalla collaborazione tra il Museo Tridentino di Scienze Naturali e le Università IUAV di Venezia (Facoltà di Architettura, Dipartimento di Progettazione Architettonica) e Università degli Studi di Trento (Facoltà di Ingegneria, Corso di Laurea in Ingegneria Edile - Architettura), è stato coordinato rispettivamente dai prof. Renato Bocchi e Claudio Lamanna.
Si trattava di elaborare delle idee per un intervento di riordino del giardino botanico alpino delle Viotte del monte Bondone e di sviluppare linee guida di arricchimento della sua offerta. Mancando un progetto complessivo per il giardino botanico da un punto di vista paesaggistico appare evidente la necessità di una infrastruttura.
Entrambi i progetti presentati si propongono quindi di riorganizzare il giardino attraverso un percorso, l'infrastruttura principale, che leghi insieme gli spazi storici e di nuova realizzazione, e tramite l'introduzione di ambiti vegetazionali ed emozionali diversi. Il progetto prevede di riordinare il nuovo giardino secondo patches, ambiti tematici di vegetazione a macchie, una sorta di principio ordinatore del giardino, da cui si dipartono percorsi secondari che garantiscono l'accessibilità al giardino anche alle persone disabili.
Tappa finale del percorso è il giardino storico, considerato il cuore dell'intera attrazione. Il visitatore ha la possibilità di interagire con la natura in molteplici modi, per poterne comprendere aspetti diversi: si attraversano le zone umide della torbiera su passerelle o si costeggiano alberi ad alto fusto, si percorrono camminamenti in trincea che ci avvicinano alle aree fiorite specifiche. Il risultato è un'osservazione più attenta ma soprattutto una maggiore interazione per poter coinvolgere maggiormente anche chi cerca oltre all'aspetto naturalistico anche quello emozionale.
La progettazione si è basata sulla sistemazione di alcune viste strategiche che diano respiro all'area attraverso interventi di abbattimento di alcune siepi di abete rosso e di altra piantumazione; si ottiene così un'immediata riconoscibilità del giardino dall'esterno e si libera quella continuità effettiva ma negata con l'ambiente circostante, facendola diventare anche visiva. Il progetto si compone di un nuovo sistema d'accesso e di un nuovo percorso, di due chilometri e mezzo di lunghezza, che accompagna il visitatore attraverso il prato, gli arboreti ed infine le roccere, quasi a prepararlo all'esperienza ultima, più minuta, del giardino storico. Il nuovo approccio ribalta l'impostazione esistente dove alle roccere storiche, e quindi al fiore, segue una dislocazione disordinata di boschi e prato.
E' dunque la nuova immagine dell'orto botanico delle Viotte. I lavori hanno dato luogo alla mostra "LE ALPI IN GIARDINO. Progetti per il giardino botanico alpino Viotte di Monte Bondone" che si tiene fino al 30 dicembre presso la Biblioteca del Museo Tridentino di Scienze Naturali (Trento, via Calepina 10) il cui allestimento, grafica e comunicazione sono a cura di Giovanna Salgarello con Alessandra Enrici e Serena Negrente.