Augusto Bleggi : "Qui Doha... a voi studio"
(3 dicembre 2009) - Eccomi qui a Doha, capitale del Qatar. E' una sensazione strana quella che sto vivendo e mi spiego. In quest'angolo del golfo Persico (che mai avrei immaginato di visitare) ci sono arrivato coinvolto dalla passione per quella straordinaria squadra di pallavolo che porta, vittoriosamente, il nome del Trentino in giro per il mondo.
E a Doha, la Trentino Betclick è venuta, per vincere il mondiale riservato ai migliori club del pianeta, accompagnata da un agguerrito quanto entusiasta manipolo di tifosi: 33 (non c'è da ridere perché il caso ha voluto così) trentini e, fra questi, anch'io inizialmente un po' a disagio.
Perché? Perché dopo 40 anni trascorsi nelle tribune stampa di stadi e palasport di tutto il pianeta, mai mi sarei immaginato di dover vestire i panni del tifoso, abbandonando così l'aplomb che ogni buon cronista deve adottare. Guardare e vivisezionare, cioè, l'evento sportivo con freddezza, distacco ed obiettività per poi raccontare o commentare come si deve gesta e risultati senza concedere spazio al tifo.
D'altronde, già all'aeroporto, i miei compagni di viaggio non avevano usato giri di parole: "sia chiaro -avevano intimato- che tu sei in tribuna con noi, ti addobbi con maglia e colori sociali e fai casino come e più di noi". Fatto! Inizialmente facendomi un po' violenza poi, a tutta, finché la voce ha retto.
Così, nella settimana che ha regalato a Trento il titolo mondiale del volley, ho realizzato di aver definitivamente chiuso un capitolo importante della mia vita: 40 anni di giornalismo militante -perlopiù ma non solo sportivo- e di aver aperto, con la pensione non certo con la quiescenza, un capitolo nuovo, chiaramente l'ultimo, della mia vita. Il ritrovarmi tifoso, quasi dall'altra parte della barricata, mi ha spinto a riflettere, a ripensare, a guardare con una inattesa serenità agli anni trascorsi.
Debbo ammettere di essere stato fortunato, di aver fatto il mestiere che sognavo,di aver vissuto anni entusiasmanti, specie in un periodo in cui il giornalismo era fortunatamente vissuto sì con goliardia pari alla serietà, in amicizia, con curiosità, rispetto della persona, professionalità pari al coraggio di saper difendere la propria indipendenza e libertà.
Già questa constatazione multipla è una risposta a quanti, dopo la pensione, mi chiedono com'è cambiata la professione in questi decenni. A chi insiste posso aggiungere che la professione ha fatto la fine della mia valigia nel tragitto aereo da Milano Malpensa e Doha, via Dubai: persa e poi faticosamente ritrovata, dopo 40 ore, in non buona salute. Forzata, non fortunatamente svuotata, ma "sgarruppata" questo sì! La constatazione mi rattrista ma io, da inguaribile ottimista, spero sempre che ci sia ancora qualche collega che sappia far prevalere liberta e indipendenza. Io, che ci ho sempre provato, ammetto che questo comporta, di tanto in tanto, "pagare un po' dazio" ma ne vale la pena. La gente che è e deve essere l'unico editore di riferimento, apprezza e stima. Ne ho abbondanti prove.
Ottimismo pressoché senile? Non credo. Sono invece convinto che la vecchia via, sia ancora la via maestra, lastricata di impegno, umiltà, onestà. Come, scrivendo questi appunti, mi sto convincendo che, con la pensione. non ho chiuso la vita attiva bensì che questi 40 anni non sono stati altro che il prologo ad un'altra vita, più serena, comunque produttiva e riflessiva. Forse più vera perché farà tesoro dell'esperienza, di un po' di saggezza maturata a forza di errori e sconfitte. Ne possiamo riparlare, se il lettore gradisce, con un occhio al tramonto che verrà, con l'altro occhio -senza strabismi- ad un passato ricco di eventi, ricordi, emozioni.
Augusto Bleggi
già inviato speciale della Rai
sede di Trento