2) Quella volta sotto le stelle con Alberto Faustini....

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"La notte all'Hotel 'Mille Stelle' è stata unica, irripetibile per mille motivi non foss'altro che è raro trovare quattro giornalisti che parlano di loro e fra loro a cuore aperto. Ma in quella notte di parole e stelle è nato un legame particolare. Qualche tempo dopo ci siamo un po' persi di vista ma, a mio avviso, è come se questo non fosse accaduto..."
(Augusto Bleggi)

 

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Memorie da inviato da mille e una stella

di Augusto Bleggi
già inviato speciale Rai
sede di Trento
 

Eravamo quattro amici, naso all'insù, ad ammirare la Via Lattea, in una notte di maggio del 2004, in una landa più misera che sperduta del Mozambico. E' uno dei ricordi più vivi della mia vita da inviato; quella volta in uno dei paesi più poveri del mondo.

I tre amici in questione erano Alberto Faustini (al tempo capo ufficio stampa della Giunta provinciale di Trento) ed i direttori di altrettanti emittenti televisive: Luigi Giuriato (Rtt) e  Angelo Dalpez (Tca). Quattro cronisti al seguito di una delegazione guidata da Lorenzo Dellai, volata in Mozambico per verificare l'attuazione dei progetti di cooperazione decentrata finanziati dal Trentino. Fu così che, dopo ore di aereo e fuoristrada, arrivammo a Caia, provincia di Sofala, sulle rive del fiume Zambesi. Niente telefono; niente mail o fax, radio e tv, cellulari muti, insetti e zanzare a go-go.

Nella sede del Consorzio, dove vivono i cooperanti, la luce-quando va bene- arriva dalle 18 alle 23, esattamente come nelle altre case del paese allacciate al generatore comunale. Per lavarsi ci si arrangia con i secchi. Dopo cena la comitiva viene smembrata per il pernottamento. Noi veniamo rifugiati in una casupola usata dagli uomini dell'Onu: cinque stanzette, altrettante brande munite di zanzariera, una lampada a petrolio per guidarci verso una sorta di bagno, meglio, un cesso ed un lavandino che emergono dal liquame. Tutto intorno, da tre ore, è notte nera come pece.

Ci guardiamo, sono le 21, ci chiediamo: che fare? C'è poco da scegliere, meglio non disfare i bagagli, non chiedersi cosa c'è sotto il materasso e, in attesa del sonno, ammazzare il tempo, chiacchierando, all'aperto sotto una stellata da togliere il fiato. La Via Lattea sembrava a portata di mano, vicina quanto immensa nel suo splendore, una meraviglia, uno spettacolo vissuto da privilegiati. L'Hotel Mille Stelle lo battezzò subito Faustini.

Fu in quell'atmosfera fatata che noi quattro diventammo più amici, parlando di lavoro, del  passato, confidando timori e speranze per il futuro.  Discorsi seri, a cuore aperto, mischiati a ondate di goliardia, riflessioni sulla grande povertà di questa terra desolata flagellata da tutte le malattie del mondo, TBC e AIDS in testa. Quella notte, dei quattro, io ero il più tranquillo sul futuro professionale. Alberto, invece, già intravvedeva la possibilità, dopo anni, di chiudere la sua esperienza nell'ente pubblico, così come i due direttori. "Sai, mi dicevano, con questi incarichi non si può durare in eterno, bisogna pensare al dopo".

La notte "all'Hotel Mille Stelle" è stata unica, irripetibile per mille motivi non foss'altro che è raro trovare quattro giornalisti che parlano di loro e fra loro a cuore aperto. Ma in quella notte di chiacchere e stelle è nato un legame particolare. Qualche tempo dopo, infatti, ci siamo un po' persi di vista ma, a mio avviso, è come se questo non fosse accaduto. Giuriato è quello che non vedo più da tempo. Fa il libero professionista. Dalpez fa il sindaco, a Pejo, nel suo paese ed è Presidente provinciale della Fisi. Alberto Faustini è tornato a casa dopo lungo girovagare, fra Roma e Ferrara, ed è condirettore del quotidiano Trentino. Avrà un bel daffare per rilanciare il giornale, ma ce la farà.

Com'è finita quella notte? In un mare di risate. "Boa noite" ci augurò il guardiano, verso l'una, guardando perplesso questi quattro bianchi che tiravano tardi ignari del fatto che quattro ore dopo una striscia azzurra all'orizzonte avrebbe indotto i galli a cantare e la gente a lavorare. Noi abbiamo dormito, Alberto no! Perché sulla sua finestra il guardiano aveva posto la lampada a petrolio. La luce disturbava il nostro che, dopo un po', s'era alzato per spostarla. Al che il guardiano, premuroso, era subito corso a posizionarne un'altra, eppoi un'altra ancora. Al mattino, cinque o sei lampade allineate a terra, davanti al presunto bagno, testimoniavano della battaglia fra Alberto Faustini ed il suo guardiano."Boa noite?" 

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