"Quella notte che feci il pirata"
di Augusto Bleggi
Il mese più coinvolgente che ha dato una svolta alla mia vita (e in un certo senso anche alla storia trentina) è stato quello del 1976. Ero direttore della prima radio privata della regione collocata a casa del proprietario a Margone, minuscolo borgo sulla montagna sopra Vezzano. Essendo impossibile trasmettere notiziari quotidiani (bisognava ogni volta salire da Trento a Margone), mi limitavo a gestire rubriche settimanali. La più fortunata si chiamava "Incontri" che registravo a Povo, poco sopra Trento. Al microfono alternavo gente comune, personaggi della musica, attori, e chiunque capitasse a tiro ma avesse storia (o storie) da raccontare. Il clou della mia settimana, era la notte del venerdì quando, salito a Margone, andavo in onda dopo cena con "Filo Notte". Chi vuoi che ti chiami, mi dissero. Ed invece fu un successo. Facevamo anche le 5 del mattino. Erano i tempi in cui, oltre ai due canali Rai (in bianco e nero), in Trentino si potevano vedere, grazie all'intuizione di alcuni ripetitoristi privati. I programmi full-color, i film soprattutto, venivano da Capodistria e Svizzera Italiana. La legge sulle teleradiodiffusioni non aveva previsto il fenomeno, così come aveva snobbato la nascita delle prime radio private italiane. Infilandosi nei vuoti legislativi, qualcuno aveva diffuso i segnali delle tv estere per invogliare ad acquistare televisori a colori. Un venerdì del novembre 1976 il telefono era bollente. La gente stava con coloro che diffondevano gratis le televisioni straniere. Chiusa, all'alba, la trasmissione mi rivolsi agli ospiti in studio a Margone di Vezzano. "Bello parlare di tv in radio; meglio sarebbe parlarne in televisione!". Una battuta, ma il boss dei ripetitoristi disse serio: "si può fare".
Fu così che il 7 dicembre 1976, salimmo in cima alla Panarotta, ci infilammo nel baracchino del ripetitore di Capodistria, coprimmo le apparecchiature con un telo riportante la scritta TELERADIO DOLOMITI e ci preparammo all'incursione nelle case della regione. Angelo De Tisi titolare della radio di cui ero direttore manovrava una telecamerina da videocitofono sorretta da tre paletti incrociati e legati da spago; io e Franca Sanvitale accovacciati in attesa dell'ora ‘X' Bruno Galvan (il ripetitorista) pronto a manovrare per farci navigare sulle frequenze di Tele Capodistria.
Alle 20.15, finito il tg slavo, Galvan commutò ed entrammo a sorpresa nelle case trentine. "Buonasera - dissi - non vogliamo rubarvi il film, ma solo farvi capire che, se la Provincia non interviene, fra un po' dovrete rassegnarvi a guardare solo i programmi Rai".
Poi conclusi: "Ora guardatevi il film, nell'intervallo pubblicitario ci rivedremo ancora"! Fu, insomma, una serata speciale e...glaciale: in doppiopetto blu a duemila metri a strapiombo sopra Levico Terme. Il giorno dopo i giornali con titoloni in prima pagina parlavano dell'incursione e della nascita di una televisione, di una trasmissione pirata, di una conseguente indagine della Procura della Repubblica. Non accadde nulla Nei giorni successivi tentai di convincere chiunque che il futuro dell'informazione era la tv, che l'occasione per gli imprenditori era propizia per aprire un emittente forte.
Nulla da fare. Mi dissero che non capivo un accidente. "Fra tre anni in Italia non ci sarà più traccia di emittenza privata". Ma qualcuno che mi credette ci fu: Mariano Volani ammiccò facendomi l'occhiolino. Usciti mi disse "la tv la faremo noi due" e fu così che nacque TVA-Televisione delle Alpi, la prima emittente televisiva della regione. Nel 1977 iniziò a trasmettere con la differita della gara automobilistica Trento-Bondone. Telecronista: Augusto Bleggi. Lontano dalla sua mente, assente dalla sua immaginazione che, facendo proprio questo mestiere avrebbe poi, nel trentennio successivo, girato il mondo.