Marina Gavazzi e la Luce di Birmania
di Guglielmo Vasto
(Firenze, 27 novembre 2009) - Il caffé "Giubbe Rosse" venne fondato nel 1897 dai fratelli Reininghaus, che ne avevano fatto il punto di riferimento della numerosa comunità tedesca fiorentina. Secondo la moda del tempo i proprietari vestivano i camerieri con ‘giubbe' rosse, all'uso viennese e da questo derivò il suo nome.
Dal 1913 il locale divenne la sede fissa dei futuristi fiorentini, luogo di incontro per letterati e per artisti italiani e stranieri. Ancora oggi il caffé letterario è interamente coperto da foto, disegni e memorie dei suoi celebri frequentatori. In tale contesto trova collocazione la mostra della fotografa milanese Marina Gavazzi.
Qui present fino al 18 Dicembre 2009, una selezione delle immagini della Birmania già in mostra al Complesso Monumentale Guglielmo II di Monreale nel 2008.
Il ‘viaggio' risale al 2006, poco prima dei tristi eventi del 2007, con la protesta dei monaci buddisti contro il regime dittatoriale.
La mostra non rappresenta né vuole essere un reportage nè un momento di sensibilizzazione sul dramma della Birmania, ma una delicata riflessione su alcuni aspetti della religiosità, della filosofia e della cultura birmana tra ascesi ed imperturbabile ricerca di una Luce assoluta (interiore e cosmica ad un tempo) tra ritratti di bambini, donne, monaci ed anziani, immortalati in pieno sole o in controluce nei loro abiti talora sgargianti.
Sono alcune istantanee che superano la pubblicità turistica, e fanno della Birmania patrimonio dell'anima.
Oggetto della mostra fiorentina è una serie di foto risalenti al 2006. Dal 1989 è il Myanmar, attualmente, sotto il rigido regime militare di Than Shwe.
Il percorso fotografico racconta un popolo pacifico e colto, ricco di una molteplicità di etnie, di una terra rutilante di colori, ricolma di storia e contraddistinta da immensi paesaggi, da volti di bambini e vecchi, dalle semplici cose del quotidiano, dalla sacralità di gesti senza tempo di monaci e monache.
Lo scatto è meditato e mai ‘casuale'. I colori fanno emergere monumenti vetusti, oggetti di culto, riflessi e persone; controluce sapienti, colori saturi o diafani, pieni sempre di pathos, natura rutilante di luci e di cromie esotiche.
Al di là dei paesaggi, però, sono soprattutto i suoi rammentati ritratti ad affascinare e coinvolgere, ritratti dove sempre emergono i connotati psicologici non solo dei singoli individui, ma dell'intera collettività, di tutto un popolo.