Volti e colori di un popolo...alle sorgenti del colore e della luce (interiore).

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Marina Gavazzi, 2006

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Marina Gavazzi, Luce di Birmania

di Guglielmo Vasto 

Il ‘viaggio' risale al 2006, poco prima dei tristi eventi del 2007, con la protesta dei monaci buddisti contro il regime dittatoriale. La fotografa milanese Marina Gavazzi riesce a catturare la magia e raaccontare la Birmania come luogo e sorgente dell'anima.

Già in mostra al Complesso Monumentale Guglielmo II di Monreale nel 2008, la mostra è stata poi riproposta al caffé "Giubbe Rosse" fondato nel 1897 dai fratelli Reininghaus, che ne avevano fatto il punto di riferimento della comunità tedesca fiorentina (i proprietari vestivano i camerieri con ‘giubbe' rosse, all'uso viennese e da questo derivò il suo nome).

In questo luogo che dal 1913 divenne la sede fissa dei futuristi fiorentini, luogo di incontro per letterati e per artisti italiani e stranieri ed oggi è interamente coperto da foto, disegni e memorie dei suoi celebri frequentatori ha trovato posto anche la Birmania vista con gli occhi di Marina Gavazzi.

Non rappresenta né vuole essere un reportage nè un momento di sensibilizzazione sul dramma della Birmania, ma una delicata riflessione su alcuni aspetti della religiosità, della filosofia e della cultura birmana tra ascesi ed imperturbabile ricerca di una Luce assoluta (interiore e cosmica ad un tempo) tra ritratti di bambini, donne, monaci ed anziani, immortalati in pieno sole o in controluce nei loro abiti talora sgargianti. 

Sono alcune istantanee che superano la pubblicità turistica, e fanno della Birmania patrimonio dell'anima.
Oggetto della mostra fiorentina è una serie di foto risalenti al 2006. Dal 1989 è il Myanmar, attualmente,  sotto il rigido regime militare di Than Shwe.

Il percorso fotografico racconta un popolo pacifico e colto, ricco di una molteplicità di etnie, di una terra rutilante di colori, ricolma di storia e contraddistinta da immensi paesaggi, da volti di bambini e vecchi, dalle semplici cose del quotidiano, dalla sacralità di gesti senza tempo di monaci e monache. 

Lo scatto è meditato e mai ‘casuale'. I colori fanno emergere monumenti vetusti, oggetti di culto, riflessi e persone; controluce sapienti, colori saturi o diafani, pieni sempre di pathos, natura rutilante di luci e di cromie esotiche.

Al di là dei paesaggi, però, sono soprattutto i suoi rammentati ritratti ad affascinare e coinvolgere, ritratti dove sempre emergono i connotati psicologici non solo dei singoli individui, ma dell'intera collettività, di tutto un popolo.

(Firenze, 27 novembre 2009)



 

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