Il Direttore del Museo Tridentino Scienze Naturali ci spiega la portata dello scienziato e ricorda il 12 febbraio 1809, giorno della nascita di Charles Darwin

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Charles Darwin

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Michele Lanzinger

Lanzinger: "La rivoluzione Darwin"

Il 12 febbraio 2009, formalmente il "compleanno" di Darwin a duecento anni dalla nascita, è l'occasione di inaugurazioni di mostre di rilievo internazionale, come quella che aprirà al Palazzo delle Esposizioni di Roma e realizzata in collaborazione con i maggiori musei di storia naturale e il giorno di avvio di iniziative culturali da parte delle principali istituzioni culturali di tutto il pianeta. Il Museo Tridentino di Scienze Naturali ha chiamato a partecipare al "Darwin Day" l'Università di Trento, la Fondazione Bruno Kessler e la Fondazione Edmund Mach. 

Non si può non riflettere su quanto impatto la teoria scientifica da lui esposta nell'ormai celebre Origine della specie, di cui peraltro occorrono i 150 anni dalla pubblicazione, continui a costituire l'argomento di un dibattito definibile quantomeno "intenso". La teoria dell'evoluzione ha avuto più o meno lo stesso effetto della rivoluzione copernicana. Così come Copernico ha tolto la Terra dal centro dell'universo (quello allora conosciuto), Darwin ha tolto l'uomo dal centro del mondo naturale. L'impatto di queste due rivoluzioni è stato ben diverso. Il "cambio di ruolo" tra Sole e Terra riguardava questioni che si svolgevano lassù, negli spazi siderali. Una faccenda tra astronomi e sacre scritture, argomenti fuori dalla portata della gente. Diversamente l'evoluzione ci riguarda molto da più vicino. Innanzitutto ci mette di fronte al fatto di condividere un'origine comune con tutte le specie viventi, in definitiva una lezione di grande umiltà, poi ci costringe a rivedere la nostra opinione sull'umanità come risultato di un disegno preordinato. Come dicono gli studiosi, la storia naturale è un "disegno cieco" che procede per variazioni casuali, ora sappiamo che sono basate su mutazioni genetiche casuali e selezione. Selezione peraltro non del più adatto, cosa che magari potrebbe piacerci volendo riconoscerci un non so che di superiore rispetto agli altri, bensì selezione dei mutanti inadatti - sia quelli derivanti dalle variazioni casuali risultate letali, sia quelli imputabili ai cambiamenti dell'ecosistema in cui le specie biologiche si erano adattate o avevano ceduto il passo alle altre specie competitrici (casualmente evolutesi in una certa direzione e premiate come "meglio adatte" per quel determinato nuovo habitat).
 
Insomma, una visione molto plastica e "movimentosa" del mondo naturale, con specie nuove che entrano e specie che si estinguono, ma tutto secondo leggi che possono essere spiegate con il ragionamento e, soprattutto, senza concedere a noi umani il più minuscolo merito in più rispetto ad una formica o ad un batterio. La cosa non può lasciarci indifferenti. Passi il cambio delle guardia tra Sole e Terra, passi la relatività einsteniana - che è già un grosso problema capirla, e poi riguarda cose così lontane dalla nostra percezione come il rapporto spazio - tempo che, tutto sommato, la possiamo adottare senza sentirci in crisi - ma l'evoluzione no. Qui si mette in discussione il nostro ruolo. L'universo non è stato creato apposta per ospitare proprio noi, e noi non siamo altro che il risultato casuale di processi a loro volta casuali di selezione. Questo ci dice Darwin.
 
Ma se questa è una tanto "scomoda verità", perché insistere così nel ricordarla e nel celebrare Darwin, il suo scopritore? Il motivo non è tanto un agonistico desiderio di duellare con oppositori, conservatori, creazionisti, ma piuttosto sostenere quanto l'evoluzione costituisca l'unico grande concetto unificante della biologia, di quanto ancora oggi a 150 anni dalla sua formulazione riceva ogni giorno nuove conferme (anche dai nostri ricercatori trentini come vedremo domani) e infine di come l'evoluzione ispiri e accompagni il lavoro quotidiano di tutti i biologi. Come dire, solo se inquadrati nell'abito del programma di ricerca evoluzionistico molti dei fatti della biologia acquistano un significato (scientifico).
 
Rinunciare a ricordarlo, magari accettare che questo metodo venga messo in discussione sulla base di approcci o concezioni che non rientrano nella sfera del pensiero scientifico o tanto peggio sulla base di misconcenzioni, porta inevitabilmente alla commistione di livelli diversi di sapere umano. Il compleanno e l'anno darwiniano dunque sono una riaffermazione di un tipo di sapere, quello scientifico, che procede per prove e confutazioni: Un sapere scientifico che si mette a disposizione dell'umanità. Un'umanità che, da parte sua e per fortuna, muove sulla base di sensibilità e pertinenze che al dato scientifico aggiungono etica, filosofia, fiori e poesia. 
 

Michele Lanzinger*
direttore del Museo Tridentino Scienze Naturali 

APPROFONDIMENTI
> A Trento il Darwin Day

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