Parla Padre Ibrahim Faltas oggi Economo della Custodia di Terra Santa (ultimo aggiornamento pagina: december 2010) 

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Padre Ibrahim Faltas davanti al Santo Sepolcro a Gerusalemme

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Con il Muftì in occasione di una festività musulmana

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Numero 4 in gerarchia: da sinistra padre Ibrahim Faltas, padre Artemio Vitores, il patriarca emerito Michel Sabbah e alla sinistra di Sabbah il Custode di Terra Santa Padre Pierbattista Pizzaballa.

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Durante una celebrazione con il patriarca emerito mons. Sabbah

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"Avremo un nuovo governo in Israele e anche un nuovo presidente negli Stati Uniti: forse cambierà la visione verso Israele, quello che doveva accadere non è ancora avvenuto" dice padre Ibrahim "ma noi non smettiamo di sperare" afferma il frate che è incaricato di intrattenere i rapporti con le altre confessioni religiose presenti in Terra Santa.

Ibrahim Faltas: "Non c'e' pace senza giustizia"

di Corona Perer 

(1 dicembre 2010) -  Faltas, l'egiziano. Parla arabo, inglese e italiano ed è parroco dell'unica sede latina a Gerusalemme. E'  il rappresentante della Custodia francescana presso lo Stato di Israele e l'autorità Palestinese. E' lui incaricato a intrattenere i rapporti con Abu Mazen. E' lui che lo ha in custodia la notte di Natale quando anche l'Autorità Palestinese va alla messa di Mezzanotte.
Oggi è l'Economo della Custodia, tiene cioè...i cordoni della borsa del potente ordine Francescano.
Vivere a Gerusalemme l'esperienza della propria fede deve essere unico. Quello che riesce più difficile comprendere è come la vita di fede non venga intaccata dalla triste realtà dei fatti. Per la città di Sion i salmi invocano pace, trasudano inni colmi di sofferenza. Ma a Sion la pace resta un ideale da raggiungere. Padre Ibrahim Faltas che ha vissuto la sua pelle il conflitto risponde con naturalezza quando gli chiedi come vivere dentro questo paradosso fatto di continua guerra, laddove ogni pietra ospitò un messaggio di amore e pace.
"Gerusalemme è un mistero" afferma e parla di speranza. Del resto se c'è un categoria di uomini che non può temere o avere paura, quelli sono proprio i cristiani. I primi martiri lo insegnano. E che sia un paradosso lo dimostrano anche i numeri: nella terra di Cristo, i cristiani sono minoranza. Sono 6000 a Gerusalemme. Nato ad Alessandra d'Egitto, dove si è laureato in filosofia, ha cominciato studi teologici a Gerusalemme, ha poi conseguito il baccalaureato in Teologia presso la Pontificia Università antoniana ed è entrato a far parte dell'Ordine dei Frati minori Custodia di Terra Santa. Ha insegnato a Gerico e nel 2002 era responsabile della Basilica della Natività di Betlemme proprio quando il convento venne coinvolto nell'assedio armato alla chiesa. Ecco l'intervista realizzata nel dicembre 2009 durante la guerra di Gaza.

>> dicembre 2009:

Padre Faltas, i razzi di Hamas e una nuova escalation di violenza. Come vi sentite?
La tensione è sempre stata ai massimi livelli. Ma non mancano elementi di speranza. Avremo le elezioni e presto ci sarà un nuovo governo Israeliano. Ma avremo presto anche un nuovo presidente Usa. I motivi per sperare non mancano. In Obama sono in molti a sperare ovvero in un cambio della politica Usa.

Gaza oscura Betlemme ed Hebron dove però non si sta meglio e ci sono già sassaiole...
Gaza è quella che paga di più, non c'è dubbio. E non solo per i raid delle ultime ore. E' la roccaforte di Hamas ma i palestinesi sono divisi anche al loro interno. La cosa rende più complicata la situazione. Bisogna che ci sia pace anche tra loro perchè la possano poi costruire con Israele. 

Gerusalemme conoscerà mai la pace?
Come cristiani non dobbiamo mai smettere di avere speranza. Come frate rispondo che bisogna essere uomini di pace e come parroco di Gerusalemme mi sforzo per questo. Sto lavorando con i giovani palestinesi e israeliani, bambini e adolescenti, cerchiamo di far incontrare ebrei, musulmani e cristiani.

In cosa sperate?
In ciò che doveva avvenire e non è ancora accaduto: il dialogo. Ma sta per cambiare lo scenario, lo stesso Obama potrà avere una visione diversa e quindi c'è una speranza. Ma il vero nodo sta sulla città di Gerusalemme e quando si arriva su questo punto la trattativa precipita, come è accaduto a Camp David.

A chi dice si stava meglio con Arafat, cosa risponde?
Che non ha tutti i torti. Dal 1993 al 2000 abbiamo vissuto un periodo di pace, e c'era ancora Arafat.
Non è però questo il problema..

Quale allora?
Manca una parola dal vocabolario, che noi cristiani conosciamo bene: perdono. Noi cristiani abbiamo il senso del perdono, ma il Corano non ne parla, per loro è più difficile concepirlo.

E allora quale soluzione per Sion?
Educare alla pace, nelle scuole, fra i giovani. Bisogna cambiare i programmi scolastici ad esempio, la pace deve nascere dentro nel cuore di ognuno. Se la visione della storia è falsata non c'è pace e riconciliazione.

Economicamente come se la passa Gerusalemme?
La disoccupazione è ancora altissima, tra i cristiani c'è stato il crollo totale del turismo per quattro anni, da due anni è ripreso, ma per 4 anni c'è stato il nulla. Ci sono state tragedie familiari, tante separazioni tanti problemi legati al disagio.

E ora?
Ora il turismo stava riprendendo proprio grazie a voi italiani che tornate in grandi gruppi. Non è come prima, ma è già meglio di prima. Ma ora si rischia un altro tracollo.

In cosa siete impegnati in terra Santa?
Sui govani anzitutto: educhiamo alla pace. La pace bisogna costruirla insieme a loro e ci vorrà del tempo, molto tempo.

Come vive nella Sion di guerra un uomo di fede che sa quanto i Salmi abbiano chiesto la pace?
E' vero domina odio e violenza, ma stiamo facendo di tutto per tornare a parlare. Il dialogo è l'unica via d'uscita. Se non ci sarà pace per Sion non ci sarà in tutto il mondo.

Io però le chiedo che cosa prova "lei" affrontando giorno per giorno questo paradosso...
Chi vive spiritualmente nella Terra Santa sa che è un mistero. Prenda il santo sepolcro: vi sono dentro tutte le forme della cristianità: siriani, armeni, copti, greci, latini. Per alcuni può essere segno di divisione. Per me è solo ricchezza.
(Corona Perer - dicembre 2009)

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