Futuristi: i Kamikaze dell'Arte
di Corona Perer
(gennaio 2009) - Strana storia quella del Manifesto Futurista. Tutti sanno che venne pubblicato da Le Figaro il 20 febbraio 1909 ma in realtà è stato provato che fu il quotidiano ARENA di Verona, a pubblicarlo undici giorni prima: il 9 febbraio 1909. Ma Achille Bonito Oliva su Repubblica ha dato notizia che sarebbe stato il Corriere dell'Emilia a farlo per prima: il 5 febbraio del 1909.
E nel balletto delle date ciò che non cambia è la sostanza. Malgrado il trampolino di lancio parigino, il Futurismo resta un movimento italiano, nato in Italia, ma di vocazione europea. E comunque sia a Verona, come a Roma, vi era una vitalissima colonia futurista: Boccioni andava a trovare la sorella che viveva nella città di Giulietta e lì morirà a seguito di una rovinosa caduta da cavallo. Anche Filippo Tommaso Marinetti bazzicava su Piazza Bra meditando sulle grandi piazze della cultura europea.
Sapeva che i grandi giochi si facevano tra Parigi, Berlino e Mosca dove l'artista si recherà cinque anni dopo (con un viaggio che oggi ci viene restituito nei dettagli in un volume che il Mart edita per le celebrazioni di questo centenario n.d.r). Fu così il Manifesto, che in forma declamatoria forniva una concisa sintesi di intenti, fu piazzato nientemeno che a Le Figaro il 20 febbraio 1909"
"E' dall'Italia che lanciamo questo manifesto di violenza travolgente e incendiaria col quale fondiamo oggi il Futurismo" proclama Marinetti. Dunque, movimento italiano, ma con vocazione europea. Gli artisti che decidono di farne parte si riconoscono in una sorta di decalogo (in realtà espresso in 11 intenti) dove al primo posto compare l'amor per il pericolo. Ci sono parole nuove in questo linguaggio da kamikaze dell'arte: si parla di energia, temerità, audacia, ribellione. Si presentano insomma come dei coraggiosi decisi a scuotere l'immobilità penosa e il sonno. Ai futuristi non vanno giù i poeti in estasi.
Quello che vogliono è il movimento aggressivo e al terzo punto lo dicono esplicitamente. "... l'insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno". Il tutto si compendia in una parola magica della quale saranno tutti portatori: la velocità. L'uomo deve essere saldamente al volante e in corsa. Piacerebbe molto ai futuristi di oggi il villaggio globale creato da Internet e chissà cosa direbbero di quanto è stato sperimentato durante le dirette per le ultime presidenziali Usa, con i giornalisti che si materializzano grazie a degli ologrammi. Sono a fare gli inviati in Oregon, ma il conduttore li fa apparire in studio durante la diretta.
I Futuristi tornano oggi a 100 anni di distanza a far parlare di sé non solo per una data celebrativa come il primo centenario, ma perché non tutto è stato ancora detto. La fitta rete di relazioni che seppero stendere tra loro, in Italia, e l'Europa, fa di questa avanguardia un capitolo certamente unico della storia italiana. In passato solo il Rinascimento aveva avuto un marchio così prettamente italiano. Le loro parole, è ovvio, risultano a molti indigeste e sarà questo che vieterà una lettura serena del movimento. Con l'avvento del Fascismo un'ombra si stenderà su di loro che avevano fatto dell'ardimento e del combattimento il proprio pensiero. "Il secondo Futurismo non è meno importante del primo" dicono oggi gli studiosi. Nella loro eccitata visione prendono corpo locomotive dall'ampio petto, cieli pieni di aereoplani, musei e biblioteche distrutti. Consapevoli che il loro manifesto è "...di violenza travolgente e incendiaria" dichiarano di avere in odio sia il moralismo che il femminismo.
Problematico, anzi tuttora indigesto, resta il punto 9 del loro proclama. Dopo aver affermato che nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere ritenuta un capolavoro (Oliviero Toscani oggi farebbe un cenno di assenso), dichiarano di voler glorificare la guerra "...sola igiene del mondo, il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore". Il che scandalizza ancora. Sentirsi a disagio allora come oggi, in tempi in cui conflittualità e guerre sembrano essere, ahinoi, le uniche lingue universali, è del tutto naturale. I futuristi proclamano tutto questo senza sapere di avere di fronte a sé ben due sconvolgenti guerre mondiali.
E tuttavia va loro riconosciuto il merito di aver aperto una stagione dirompente da cui verranno le nuove arti del XX secolo: pubblicità e design per dirne solo due.