Opinioni - Riceviamo e pubblichiamo (Daniele Filosi, Antonia Arslan)

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I gulag sovietici

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Eccidio degli Armeni: "Nella Turchia di oggi vai in carcere se li nomini" dice Antonia Arslan

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Centinaia di prigionieri, molti bosniaci musulmani e bosniaci cattolici
sono stati torturati ed uccisi ad Omarska nel 1992
ed in altri campi di concentramento serbi.

Shoah: C'č chi nega e chi omette

Il 27 gennaio è, com'è noto, la Giornata della memoria.
Occasione di ricordo a vario titolo dell'olocausto, ma occasione anche per molti - compreso il sottoscritto, evidentemente -, di scrivere, dire, esternare o esprimere ciò che si pensa sul tema.
La libertà, di opinione, di stampa, di espressione, è fatta salva: se qualcuno può dire la sua anche su un tema del genere, è anche grazie al fatto che siamo qui a ricordare l'olocausto, e quindi a riportare alla presenza un qualcosa che è stato e che è nel passato. Ben venga la battaglia delle idee, quindi, che sia franca, libera, ma soprattutto vera, o almeno il più possibile anelante alla verità.
Sono sui giornali di tutto il mondo le tesi del vescovo (ahimé, non più ex!) Richard Williamson, appena riammesso nella Chiesa cattolica da Benedetto XVI dopo la scomunica commintagali da Giovanni paolo II: "L'olocausto è una costruzione degli ebrei, non c'è stato alcun ebreo gasato", ha detto e ripetuto più volte.
Come replicare se non con la battaglia delle idee, ma di quelle ben documentate, ben fondate, ben argomentate, visto che la Chiesa cattolica non sembra essere in grado di replicare altrimenti?
Ricordando quella memoria. Innanzitutto quella. La memoria, se è generica, è nulla: ricordo sempre qualcosa, un volto, un evento, un fatto, una parola. Non si ricorda mai genericamente. Non si ricordano "tutte le vittime dell'odio razziale, dell'odio politico, dell'odio di classe", come scrive Leonardo Franchini: l'olocausto c'entra poco con l'odio politico, razziale, di classe o di altra natura. L'olocausto è la pianificazione scientifica e programmata dell'annientamento di un'etnia dalla faccia della terra. "Non devi più esistere per la tua natura di ebreo", questo è il senso della soluzione finale nazista. Il che ha poco a che vedere da "non devi più esistere perché italiano, ricco, borghese, contadino, socialista", o che altro.
Hannah Arendt, nel suo "Le origini del totalitarismo", ha compiuto un lungo e ben fondato studio su ciò che ha accomunato stalinismo e nazionalsocialismo. Le origini, alcune origini, appunto. Ma questo non la ha mai spinta a considerare indifferenti le differenze. Storiche, culturali, politiche, ma soprattutto, direbbe lei che era una grande filosofa, ontologiche, essenziali.
Se si dimenticano quelle, la Giornata della memoria può essere buona per ricordare ognuno quel che vuole, e non quell'evento, unico e irripetibile: l'olocausto.

Daniele Filosi*
*collaboratore Corriere del Trentino
e di Questo Trentino

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Nel pieno rispetto del diritto di parola e della libertà di opinione - mi preme precisare quanto segue. In merito al Vescovo sottoscrivo e concordo. Ma quando si afferma che "...l'olocausto c'entra poco con l'odio politico, razziale, di classe o di altra natura..."  è frase che contiene di per sè un vizio purtroppo ricorrente nel mondo. 
E va quindi rigettata: l'olocausto centra eccome con l'odio politico, razziale, di classe!  Quanto al fatto che l'olocausto sia da ritenersi "unico e irripetibile" è purtroppo sconfessato dalla storia: ci sono stati gli Armeni prima. E prima ancora gli indiani d'America, e poi i gulag (dove sono morti 20 milioni di persone) per non parlare in tempi recenti di bosniaci e curdi. Quando faremo un giorno per tutti loro?

Corona Perer*
direttore di SENTIRE

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Cara Corona Perer,
solo due parole per dire che la sua risposta mi trova perfettamente d'accordo. La sottoscrivo in pieno.
Dobbiamo fare memoria di tutte le tragedie genocidarie, con spirito di dolente pieta' per tutti i vinti e gli uccisi che hanno insanguinato la terra; dobbiamo ricordare che cosa e' esattamente "genocidio", secondo la definizione di Raphael Lemkin, accettata quasi per intero dalle Nazioni Unite nel dicembre 1948.
Parlare di "unicita'" dell'olocausto e' sconfessato per primo proprio dall'ebreo Lemkin, il giurista che conio' il termine genocidio riferendosi, come scrisse piu' volte e disse in una celebre intervista televisiva rilasciata poco prima di morire nel 1949 (mi pare), agli armeni e agli ebrei, il suo popolo.
Un carissimo saluto, e a presto,

Antonia Arslan
scrittrice

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