L'inventore della Città dell'arte e il Futuro (abstract della intervista integrale pubblicata su www.giornalesentire.it)

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Michelangelo Pistoletto artista e intellettuale

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Il quotidiano Le Figaro in occasione della mostra
Italics a Venezia scelse proprio
"Le trombe del Giudizio"di Pistoletto
e titolò:"Italics, il who is who dell'Arte Italiana".

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Michelangelo Pistoletto - Specchio rotto
(Guggenheim Museum, New York City, 1978)

Futuro a regola d'arte Michelangelo-Pistoletto

di Corona Perer

(2009) - In certe opere può apparire più Magritte di Magritte. Nel pensiero è per certi versi futurista, ma non lo è affatto nel senso classico del termine come spiega in una nostra intervista dove si sofferma su ciò che l'uomo contemporaneo dovrebbe fare. E non fa.
Abbiamo chiesto al Maestro Pistoletto come veda il futuro.

Maestro Pistoletto, che pensiero ha lei di futuro?
Vede, il futuro è quello che riesco a immaginare a organizzare a preparare. Guardando il passato, chiaramente, dove troviamo indicazioni positive e propositive e anche indicazioni molto negative. A volte si giunge al punto limite di rifiutare il passato. No dobbiamo guardarlo: per costruire.

La complessità si affronta dunque con l'esperienza del bello e del brutto della vita...
Sì perché il passato ha del buono e del positivo, e del negativo che fa da monito. Questo ci porta avanti, ma questo progresso che abbiamo oggi denuncia la parte negativa del nostro passato. Ecco perché penso che la rivisitazione del passato ha in sé i germi del futuro: permette cioè di liberarci, se sapremo costruire bene, da ciò che è negativo.

La sua è una visione molto aristotelica: l'uomo è artefice del suo destino. Non è così?
Sono convinto che tutto quello che succederà non è stato preparato ma è una combinazione di fatti casuali indirizzati e elaborati dalla volontà umana.

Tutto quindi è imprevedibile?
Imprevedibile, ma anche organizzabile e gestibile.

Con quale strumento lei guarda al futuro e come lo guarda?
Con lo specchio, che resta per me essenziale. Mi traghetta nel futuro mostrandomi il passato. In realtà mi mostra che ho uno spazio limitato perché ho una prospettiva frontale limitata, ma mi proietta non solo in una prospettiva unica e tradizionale, che guarda cioè avanti. Infatti è bi-direzionale: mi mostra ciò che è davanti e ciò che è dietro. Lo specchio è il mio strumento, il raddoppio della prospettiva nei due sensi di marcia.

Lei nel 68 fece un'opera molto importante: le trombe del Giudizio. Che cosa dovrebbero dire oggi le trombe del terzo millennio?
Noi ci troviamo nella necessità di capire che il giudizio dipende da noi. E' cioè in noi stessi la facoltà di giudicare. Ponendoci di fronte allo specchio,  dovremmo giudicare e prendere posizione. Il che è come passare dall'infanzia dell'umanità alla maturità, avere giudizio. O come si diceva una volta: mettere giudizio. Penso quindi che occorre avere il coraggio di guardare ciò che abbiamo fatto per giudicarci.

Senta, ma cosa la preoccupa di questo che abbiamo tra le mani?
La preoccupazione è in realtà una somma di tante altre preoccupazioni, non ne ho una in particolare o diretta verso una particolare istanza.

Cosa le preme dire oggi al mondo della Cultura?
Io non posso che proporre l'idea del Terzo Paradiso che è poi una presa di coscienza allargata. E' questo il mio messaggio, che si possa giungere alla capacità di cooperare per una trasformazione sociale responsabile.


APPROFONDIMENTI
> La vita secondo la legge dello Specchio


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