Una scuola? No, un luogo. Un gruppo? No, una visione etica

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L'Oceano di Nunzio, 1987
Anche De Gregori al Mart.
Sotto: il suo arrivo (Foto C.Perer)

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Gallo, Prismi (2007)

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Marco Trelli, Senza Titolo (1989)


Officina San Lorenzo al Mart

di Corona Perer

Achielle Bonito Oliva li ha definiti: uno stato di grazia. Cosa li tiene insieme da vent'anni? Una visione etica. Fanno vita in comune, ma non sono una comune. Sono una esperienza, ma non una scuola, tantomeno una corrente. Il sodalizio non è un 'caso': si sono scelti. Bruno Ceccobelli, Gianni Dessì, Giuseppe Gallo, Nunzio, Pizzi Canella e Marco Tirelli sono sei personalità autonome dentro un progetto unitario. E questo rende Officina San Lorenzo unica.

Fanno venire in mente la canzone di Dalla e De Gregori "Ma come fanno i marinai...a rimanere veri uomini però?...". I sei artisti dell'Officina San Lorenzo come avranno fatto a rimanere uguali e diversi allo stesso tempo? Alchimie, che probabilmente riconducono ad una parola e ad un aggettivo: affinità elettive. Sono insieme, ma non sono un gruppo.

Forse la definizione migliore è proprio quella di Achille Bonito Oliva che firma uno dei saggi della mostra inaugurata ieri al Mart: sono "uno stato di grazia".

A salutarli a Rovereto è venuto proprio l'amico Francesco De Gregori da Roma. Presenza vip che non ha movimentato l'inaugurazione: De Gregori arriva con calma quando il pubblico ha già preso posto, in sala ad accorgersene sono solo i giornalisti con i primi flash. Raggiunge la seconda fila e saluta con una pacca sulle spalle i sei amici che stanno in prima fila. Con Officina San Lorenzo il cantautore romano ha una lunga storia fatta di amicizia e condivisione.

L'assessore Panizza ha da poco finito di elogiare il Mart come luogo di sperimentazione e la direttrice Gabriella Belli proprio in quel momento sta presentando gli artisti e introducendo la sua visione della stanza d'arte da loro creata. "Questi artisti non sono una scuola, sono proprio un luogo".

La mostra "Italia Contemporanea, Officina San Lorenzo", ha per curatrice Daniela Lencioni che definisce lo staff del Mart di grande professionalità. Aperta da oggi fino al 27 settembre non mancherà di far parlare di sé per la qualità dell'allestimento curato dall'architetto Marzari, oltre che delle opere esposte. Nasce per celebrare una storia. "Che non è più vostra, bensì delle istituzioni" dice Gabriella Belli rivolgendosi agli artisti. Manca solo Pizzi Cannella artista geniale come del resto i compagni. Le opere lo dimostrano.

Nunzio fa addirittura entrare il visitatore nel proprio oceano di piombo. Una sala con pavimento e pareti rivestita tutta per lui e il pubblico che sulla soglia si chiede interdetto: potrò entrarci? Entrare nell'opera d'arte è la cosa più bella che un artista possa consentirti di fare.

Passeggiando con noi in mostra, Bruno Ceccobelli apre uno dei suoi tabernacoli. "Io li chiamo pale d'altare" dice l'artista che parla con semplicità e grande disponibilità della sua-loro opera.

"Cosa ci tiene insieme? Un visione etica. La bellezza che ricerchiamo è armonia e l'armonia è etica perché diventa un vivere in giustizia. La società è bella solo se è etica, se così fosse  ci vivremmo sicuramente meglio. Ecco perché stiamo insieme: stiamo cercando tutti questa armonia con un gesto lento non veloce, che contempli la Bellezza". Ceccobelli conviene: la definizione di Achille Bonito Oliva è proprio quella giusta: stato di grazia.

"Ed anche lo Stato, inteso come istituzione, dovrebbe essere di grazia". insiste Ceccobelli che sottolinea il concetto di Luce. "Ci serve luce, abbiamo bisogno di essere Luce: abbiamo cioè bisogno di intelligenza, cultura, quando si fa buona luce si reca vantaggio alla società e noi cerchiamo di farne nel nostro agire d'arte".

Anche Nunzio parla volentieri, ma con più distacco. Lui ha studio anche a Torino, ma condivide ancora gli spazi con gli amici all'ex pastificio Cerere del quartiere San Lorenzo che è la loro fucina. E' "Bilico" ad accogliere i visitatori nel percorso che racconta gli ultimi recentissimi anni di una vicenda di vita e arte che nasce negli anni Ottanta. Il monolite dice la precarietà. Siamo nel periodo 2000-2009. Dopo l'imprinting dato al visitatore dalla folgore di legno forgiata da Nunzio, tocca a Pizzi Canella con le sue luci, siano stelle o lampadari, ad invitare nelle stanze dell'arte dell'Officina. E a stupire.

La mostra che resterà allestita fino al 27 settembre merita di essere visitata soprattutto da chi sente lontana l'arte contemporanea. Certo, ci possono essere provocazioni a volte incomprensibili, ma quella dell'Officina di San Lorenzo che il Mart presenta, è una storia di grande significato. Mai attraversata dalle burrasche. Come ci sono riusciti?

"Tra noi non c'è stata mai crisi perché non siamo mai stati tenuti insieme da una qualche ideologia" risponde Nunzio. Chiediamo come sia stato salvato e difeso l'equilibrio. "Dall'attenzione, dal pensiero". La curatrice Daniela Lencioni parla per tutti. "Hanno vissuto anni intensi e sono partiti da un approccio comune ma ognuno mantenendo viva la propria fonte originale". (giugno 2009) 

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