Gillo Dorfles "Mi ha molto deluso"

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Sempre geniale: Matteo Basilè

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Gli artisti invitati sono: Matteo Basilé, Manfredi Beninati, Valerio Berruti, Bertozzi&Casoni, Nicola Bolla, Sandro Chia, Marco Cingolani,
Giacomo Costa, Aron Demetz, Roberto Floreani, Daniele Galliano,
Marco Lodola, MASBEDO, Gian Marco Montesano, Davide Nido,
Luca Pignatelli, Elisa Sighicelli, Sissi, Nicola Verlato e Silvio Wolf.

Biennale di Venezia 2009 - Il Padiglione Italia

di Corona Perer 

(Venezia, 6 giugno 2009) - Dopo una passeggiata tra le prime installazioni della Biennale, l'ingresso al Padiglione Italia porta con sè una buona notizia: c'è il fare arte, il fare pittura, l'arte plastica. Orgoglio nazionale o il dna che si riconosce in quello degli artisti? Di certo c'è che,  entrando nel nuovo Padiglione Italia alle Tese delle Vergini dell'Arsenale, si esce dal magma di un "tutto fa brodo" sperimentato entrando alle Corderie.

Vanno certamente eccettuate le installazioni di Michelangelo Pistoletto e di  Lygia Pape (1927 - 2004). Il primo con la sua filosofia dello specchio come strumento di comprensione del mondo (non si capisce la performance senza entrare almeno un po' nel pensiero di questo intellettuale); la seconda è artista brasiliana nota, che con il suo magico intreccio dei fili dorati ha ricevuto  la menzione speciale Rifare Mondi della Biennale d'arte. E lo merita davvero. Anzi meritava di più. La sua opera intitolata "Ttèia" è certamente una delle cose per cui val bene una visita alla Biennale. Lygia Pape con dei fili d'oro (sospesi tra il pavimento e il soffitto e illuminati dall'alto, crea una scultura di luce e luce soltanto che sembra ispirare qualcosa di metafisico. Usciti però dalle Corderie, dopo aver percorso e visionato spazi ed opere) sono solo Pistoletto e la Pape che restano in testa.

E così arrivare al Padiglione Italiano è un percorso simile ad un caleidoscopio di idee alcune interessanti altre da iscrivere alla voce "pensate" o "trovate". Pistoletto e Pape danno all'arte della Biennale la solennità che si merita, ma il camminare di installazione in installazione si fa confuso e pare di trovarsi alla Fiera di chi ha sparato più in alto.

Al padiglione italiano la musica cambia. Un splendido Demetz, un sempre sorprendente Basilè, un interessante Montesano, un sempre geniale Galliano, anzi a dire il vero è proprio questa l'opera migliore della mostra COLLAUDI , pensata come omaggio a Filippo Tommaso  Marinetti a cura di Beatrice Buscaroli e Luca Beatrice.

Gli artisti invitati a partecipare con opere appositamente realizzate sono: Matteo Basilé, Manfredi Beninati, Valerio Berruti, Bertozzi&Casoni, Nicola Bolla, Sandro Chia, Marco Cingolani, Giacomo Costa, Aron Demetz, Roberto Floreani, Daniele Galliano, Marco Lodola, MASBEDO, Gian Marco Montesano, Davide Nido, Luca Pignatelli, Elisa Sighicelli, Sissi, Nicola Verlato e Silvio Wolf.  Le critiche per la scelta non son mancate e un grande signore della critica come Gillo Dorfles ha fatto sapere dalle colonne del Corriere di essere in qualche modo deluso.

Il nuovo Padiglione Italia all'Arsenale, è stato ingrandito inglobando agli spazi dell'ex Padiglione Italiano un secondo edificio: 1.800 mq. di superficie che si affacciano sull'adiacente Giardino delle Vergini, dove è stato allestito un omaggio a Pietro Cascella. E' una delle novità della 53. Esposizione della Biennale di Venezia.

Beatrice Buscaroli e Luca Beatrice alla vernice avevano spiegato le loro scelte. "Non una semplice selezione di artisti ma una vera e propria mostra, che risponde a un tema specifico, a un concept. Punto di partenza  è l'omaggio a Filippo Tommaso Marinetti, che di Collaudi è il nume tutelare. È la vitalità nel presente che ci interessa del Futurismo, prima e unica avanguardia italiana del '900. Un movimento aperto alla coesistenza di tutti i linguaggi, da quelli storici come la pittura e la scultura, alle sperimentazioni del cinema d'artista, della fotografia, della performance, dei materiali anomali.

Questa visione senza barriere precostituite è esattamente quella che abbiamo voluto adottare, prestando molta attenzione alle opere, progettate e realizzate per l'occasione, non al simulacro dell'opera o al nome dell'artista. Il nostro sguardo - concludono Beatrice e Buscaroli - si è concentrato soprattutto sulla generazione dei quaranta-quarantacinquenni, arricchendolo con alcune proposte più giovani e con maestri che rappresentano punti di riferimento visivo e culturale".

 

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