Interessante pubblicazione della Soprintendenza per i Beni Storico-artistici di Trento

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Una delle straordinarie opere di Giovanni Insom
scelta per la copertina del libro 

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Chiara Radice affianca alle attività di ricerca quella giornalistica

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Il Bacco della facciata di Palazzo Batelli a Firenze

CHIARA RADICE - Giovanni Insom,uno scultore trentino a Firenze

di Guglielmo Vasto

(Trento, 8 maggio 2012) - In questi tempi bui per la ricerca, che registrano con allarmante cadenza annuale claustrofobici tagli alla cultura, capro espiatorio da immolare sull'altare della patria, accende un tenue bagliore di speranza l'impegno sempre vivo della Soprintendenza trentina, grande sostenitrice del talento dei suoi studenti, che ogni anno premia con riconoscimenti l'entusiasmo e l'impegno dei suoi studenti.

È questo il caso dell'ultima pubblicazione della Soprintendenza per i Beni Storico-artistici di Trento dal titolo "Giovanni Insom (1775 - 1855). Uno scultore trentino a Firenze" per la collana "infiligrana", iniziativa editoriale rivolta alla valorizzazione e alla tutela e alla conoscenza dei beni artistici del Trentino, che verrà presentata venerdì 11 maggio 2012 alle ore 18.00 presso Casa de Gentili.

Il volume prende infatti le mosse dagli studi di Chiara Radice, studentessa trentina che nel 2009 ha conseguito con i professori Antonio Pinelli ed Ettore Spalletti la laurea specialistica in Storia dell'Arte alla Facoltà di Lettere e Filosofia di Firenze, con una tesi sullo scultore trentino Giovanni Insom, trasferitosi a Firenze alla fine del XVIII secolo.

Le ricerche hanno trovato buon apprezzamento da parte della Soprintendente Laura Dal Prà, che ha deciso di trasformare gli studi in un libro, dove finalmente viene tracciato un netto profilo di un artista ancora avvolto nelle nebbie ottocentesche, ma che godette in vita di buona fama, tanto da essere convocato a Palazzo Pitti per una commissione imperiale per la Granduchessa Elisa Baciocchi, sorella di Napoleone.

Lo scultore, specializzato nella lavorazione dell'ottimo alabastro toscano, ebbe una fiorente bottega, nota al pubblico europeo che nell'Ottocento visitò Firenze, sulle orme della pratica settecentesca del Grand Tour; tra le opere più richieste vi furono senza dubbio i piccoli busti, spesso riprodotti anche in marmo, ora dispersi sul mercato antiquariale e nelle collezioni museali, come nel caso del Ritratto virile conservato al Museo Mario Praz di Roma e reso noto al pubblico trentino con questa pubblicazione.

L'attività degli alabastrai, tradizione artistica da sempre legata alla cittadina di Volterra, era in realtà diffusissima nel capoluogo dell'allora Granducato di Toscana: la studiosa ha ricostruito con certosina pazienza questa parentesi nota ma mai approfondita, recuperando i pochi documenti ancora conservati negli archivi, e ha tracciato una prima bozza di un mondo che attende solo d'essere indagato. Con l'auspicio che questo volume sia punto di partenza per nuovi studi.

Giovanni Insom, che tra i suoi alunni ebbe anche Lorenzo Bartolini, maestro indiscusso della scultura purista ottocentesca, non rinunciò mai al ricordo della patria, alla quale rimase affettuosamente legato da un nostalgico desiderio d'essere lì ricordato. Stringe così i suoi contatti con i personaggi di spicco dell'epoca, primo fra tutti il conte Simone Consolati, che aggiunse al suo elenco di artisti il nome di Giovanni e del padre, anch'esso scultore, e che volle per la sua nuovissima villa suburbana una statua di Ebe: per la divina coppiera degli dei pare che prese in prestito i bei lineamenti della pupilla del conte Augusta Sizzo. I documenti con reverenziale pudore tacciono sulla faccenda.

Non è questo l'unico esempio custodito in provincia: Castel Thun custodisce infatti nelle sue raccolte un prezioso esempio di centrotavola in alabastro attribuito alla mano dell'artista dalla dott.ssa Luciana Giacomelli in occasione della mostra "Arte e potere dinastico. Le raccolte di Castel Thun dal XVI al XIX secolo" del 2009, raro esempio di una moda squisitamente neoclassica. Il gruppo di otto statuine, di cui oggi sono visibili all'interno del percorso museale di Castel Thun solo alcuni elementi, resta uno dei maggiori capolavori dell'artista, che esordì sotto l'ala paterna in Val di Non, imparando i primi rudimenti scultorei facendo pratica con il legno.

La coppia dei Dolenti ai piedi del Crocifisso nell'omonima cappella della chiesa di San Marco a Rovereto è un degno esempio della raffinata perizia raggiunta dall'Insom nella giovinezza, poco prima di partire alla volta di Firenze con il mentore e protettore Felice Fontana, esimio scienziato roveretano.

La storia è un enorme puzzle che ancora attende d'essere risolto, l'aggiunta di un nuovo tassello non può che essere salutato con vivo entusiasmo: strizza l'occhio a nuove soluzioni risolutive, consolida gli interrogativi e arricchisce il patrimonio e la memoria storica. Non c'è augurio migliore da fare ad un libro.

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