Intervista alla fotografa Noushin Najafi Birmani che a Venezia ha mostrato il mondo... recluso in una stanza

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"Fotografo contro la tirannia del tempo e della politica"
dice Nouchin Najafi Birmani.

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Un primo piano della giovane fotografa iraniana

Iran, il mondo in una stanza

di Teresita Scalco

(3 agosto 2009) - La mobilitazione generale non è cessata. I risultati elettorali che avevano gettato il paese nel caos, sono stati ritenuti validi. E anche se Mussawi denuncia repressioni da Medievo (che tuttora proseguono), Ahmadinejad si è insediato, con la benedizione del capo della teocrazia più pericolosa al mondo. 

La ribellione però covava da tempo ma veniva soffocata nel privato come ha raccontato Noushin Najafi Birmani che a Venezia ha mostrato questa primavera il mondo... recluso in una stanza. E che in questo ultimo mese ha visto e vissuto la rivolta di strada. "Sono ancora sbigottita" ci ha confidato in una email fortunosamente giunta in Italia.

"Fotografo e scrivo storie per ogni STANZA sulla base di conversazioni sulla vita e il credo dei loro inquilini. Registro le loro voci e le uso come materia viva e realtà di quella stessa stanza." 
Noushin Najafi Birmani, giovane fotografa iraniana, sviluppa una riflessione intimamente legata al contesto sociale nel quale vivono i giovani iraniani, una ricerca che denuncia ciò che è nascosto dietro al velo di un regime dittatoriale.

Il 62% della popolazione iraniana vive nelle città, il 22% dei giovani sono disoccupati, e a causa dell'elevato costo della vita, dopo la laurea sono costretti a vivere con le proprie famiglie. Nata dopo gli anni ‘80, la ‘Generazione X' è cresciuta  negli anni della guerra nei quali iniziavano a  diffondersi computer-games, canali satellitari ed internet. Come qualsiasi altro giovane al mondo, dentro la propria stanza si scopre la musica, il cinema, l'arte, il sesso. La libertà dei giovani iraniani è pressoché totale in quei 10-14 metri quadrati. Fumare, drogarsi, amarsi, pregare, leggere, ballare, cantare o semplicemente piangere: ma tutto solo e soltanto in una stanza.

Ha studiato ingegneria petrolchimica.  Durante gli anni dell'università ha iniziato a sperimentare con la fotografia ed oggi è diventata la sua professione. "Mentre studiavo ho lavorato su alcuni progetti personali: i tappeti iraniani, street-life, il ritratto e da subito ho iniziato a vendere delle foto ad alcune riviste straniere. Successivamente ho lavorato per 5 anni per una rivista femminista ‘Zanan' (in farsi significa ‘donna') fino a quando non è stata chiusa dal governo". Comincia qui il cammino di questa giovane donna artista che abbiamo incontrato.

 

> Leggi l'intervista a  Noushin Najafi Birmani
> Iran un popolo che protesta sul web

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