Una società debole, con uomini e donne attente alla bellezza e all'aspetto esteriore (cioè alla superficie). Uomini e donne che spesso hanno solo il denaro in testa

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Lo psichiatra Vittorino Andreoli

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Foto di Margherita Vitagliano

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<< L'uomo oggi fugge i sentimenti perché di fronte
alla paura si attivano reazioni umane,
meccanismi di difesa. La vera terapia della paura sono i sentimenti,
perché danno una risposta positiva, costruttiva.
Dirsi non-sono-solo, sono-legato-a-qualcuno è importante:
il terrore si attenua e scompare. Il legame è fondamentale,
non è un optional decorativo, ma necessità vitale soprattutto i
n questo momento storico in cui domina la paura>>
(Vittorino Andreoli)

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Foto di Margherita Vitagliano

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Marylin Monroe, ovvero il sorriso e la fragilità.
ANDY WARHOL, Marylin (1967), Collezione Arianna Lotti,
Riva del Garda (Courtesy by Galleria Civica Trento)
"Una volta i giovani sognavano, magari Marylin, ma
sognavano.." afferma Andreoli

Vittorino Andreoli e l''uomo di superficie"

di Corona Perer

Nel suo libro "L'uomo di Vetro" svelava di essere un uomo fragile e di aver potuto guarire i suoi ‘matti'  - li chiama proprio così - grazie al fatto di essere profondamente debole. "Solo l'uomo fragile sa entrare nell'uomo spezzato, prova amore e entra nel dolore: perché lo ha conosciuto".

Nel suo ultimo libro "L'uomo di superficie" (Rizzoli) la domanda è: cos'è successo all'uomo, alla civiltà?

"Concentrati su un qui e ora puramente corporei, abbiamo ucciso tutti gli dei e reso la bellezza l'unica nostra religione. Non abbiamo più sogni, non coltiviamo progetti, non sopportiamo il silenzio, facciamo rumore per vincere la solitudine, sradicati come siamo dalle nostre origini, incapaci di amare, di insegnare ai nostri figli e di imparare dai nostri padri. E siamo pieni di paura" scrive Vittorino Andreoli, che non distoglie mai l'attenzione dal destino dell'uomo contemporaneo, e ripercorre la parabola della propria vita per descrivere, nel modo più personale e insieme collettivo, l'importante mutamento cui stiamo andando incontro.

Il professor Vittorino Andreoli insiste anche sul valore di un sorriso in una società che invece ci ha insegnato a nascondere il pianto e a considerarlo come inconfessabile debolezza. "L'uomo potente è freddo, crede di bastare a sé stesso e quindi non sa amare, non prova amicizia e solidarietà, evita il confronto e se si lega all'altro lo fa solo per sottometterlo". Per Andeoli la vera forza è lasciarsi attraversare dai sentimenti. E il suo ultimo libro "Il denaro in testa" dimostra che la società difficilmente si fa attraversare dall'emozione e da ciò che conta per davvero 

"Questa è una società priva di legami forti, ma assetata di legame. I giovani sono i primi ad averne bisogno" dice da tempo lo psichiatra. Di loro parlò a Rovereto nel corso di una campagna di sensibilizzazione al problema dell'abuso di alcol tra i giovani voluta dal Comune di Rovereto. Sotto la lente i bisogni giovanili, l'uso dell'alcol tra i giovani, gli atteggiamenti in età adolescenziale: incomprensioni, insicurezza, relazioni sociali, punti di riferimento, la logica del gruppo, la stima di sé, la paura del giudizio altrui, il corpo che cambia, le domande senza risposta.

"Da psichiatra  mi occupo principalmente di matti" dice "ma nel corso degli anni, è aumentato il fascino per il comportamento dell'uomo, per gli atteggiamenti e le relazioni che i cosiddetti ‘normali' hanno nella società e nel loro ambiente di lavoro. Ci sono meccanismi di natura affettiva anche in questioni di routine" spiega il professore che è anche docente universitario e saggista. Nato a Verona nel 1940 e laureato in Medicina e Chirurgia all'Università di Padova ha fatto ricerca sperimentale all'Istituto di Farmacologia dell'Università di Milano dedicandosi interamente all'encefalo, in particolare alla correlazione tra biologia dell'encefalo e comportamento animale e umano. Volto noto per i media dichiara in realtà di odiare la televisione, dove è spesso invitato a commentare le dinamiche che stanno al fondo di eventi criminali. E che naturalmente molto hanno a che fare con i sentimenti.

Andreoli non dà giudizi né offre ricette, non ha certezze né dogmi da imporre. Ha però uno sguardo profondamente umano, e la consapevolezza della sua e nostra fragilità, l’unica meravigliosa forza su cui possiamo e dobbiamo contare per risorgere.

Secondo lei Professore come si sentono i giovani oggi?
Male, brutti, inadeguati. Il mio sogno? Che tutti i giovani imparino a sognare. Questi adolescenti, che io trovo bellissimi, non si piacciono e hanno paura di non piacere. Ebbene il desiderio li può aiutare a credere che cambierà.

C'è chi afferma che i giovani non sanno sognare...
Purtroppo sono stati espropriati del desiderio come proiezione singolare e soggettiva. Come sostituto è stato dato loro il desiderio spot: massificato, immediato, istantaneo, lo slogan pubblicitario che attiva l'impellenza concreta e immediata. "Esci e compra altrimenti sei un fallito".

Colpa della tv allora..
Non solo, anche dei media. Ma della tv innanzitutto. Mi obiettano: "Professore parla male della tv, però lei ci va". Le confesso che ho il terrore della televisione, ci vado molto poco rispetto alle offerte che mi fanno. Accetto solo se riconosco l'importanza del comunicare, ma devo essere l'unico ospite. Non mi piace litigare o parlare a vanvera, devo essere messo nella condizione di esprimere i miei pensieri e di farlo nel modo il più completo possibile. E in tv fare la storia chiede tempo: è il dramma dell'educazione.

In che senso?
Nel senso che ai giovani manca il senso del futuro (molti di loro intravvedono solo il sabato sera come futuro, cioè un orizzonte immediato) perchè omettiamo di trasmettere il passato. Se non comunichiamo le radici, che cosa resta? Penseranno che il mondo cominci e finisca con loro. Talvolta si tace sulla storia per paura: un padre non dice che il suo era un'analfabeta. Abbiamo smesso di raccontare la nostra storia perché non era moderna. Ma quel nonno era uomo che faticava da mattina a sera. La storia non si compra e non si inventa. È lì che si deve investire.

Professore, cosa sono i sentimenti?
Legami che ciascuno di noi stabilisce con l'altro per trovare gratificazione e sicurezza. Non c'è solo il legame di coppia, anche se l'amore è il più acuto dei sentimenti, stringente al punto che chi lo sperimenta sente di non poter vivere senza l'altro e ha paura.

Quale sentimento prevale oggi?
Proprio questo: la paura.

Quanto incide nelle relazioni?
Moltissimo. E' il nemico, il rivale, ma può non aver volto e rivolgersi verso un anonimo. Si può aver paura uscendo di casa, che non capiti qualcosa che possa farci del male. Per vincere la paura serve il legame.

Perché allora l'uomo lo fugge di questi tempi?
Perché di fronte alla paura si attivano reazioni umane, meccanismi di difesa.

Cosa succede nell'uomo che avverte paura?
Avverte l'assenza della presenza. Non serve che qualcuno gli spieghi che cos'è la paura. Ha bisogno della presenza, di una stretta di mano, un abbraccio. Di sentirsi dire: "So che hai paura, ma sono con te". Di essere rassicurato.

Tra tutte le paure quale è la più temibile, oggi?
Lo spettro più temibile è la solitudine, il deserto in mezzo alla gente. Gli altri ti passano accanto ma non ti vedono, è come se tu fossi trasparente. Un deserto fatto di persone che non SENTONO. Tra i giovani c'è il bisogno di stabilire un'unione, una cordata, ma l'altro non c'è e manca anche la corda.

Le paure hanno età?
In un certo senso sì. Il genitore che vuole proiettarsi nel figlio, teme che gli scappi perchè lo vede il ‘continuatore' della propria storia.

Sono sempre una dinamica personale?
No, anche collettiva. Le società possono provare paura. C'è una bella parola che fa parte della vostra storia: cooperazione, che fu cruciale per risolvere la paura della povertà. E' stata la fortuna economica del Trentino perché ha costruito ‘legami'.

Aiutare e co-operare: quale delle due parole preferisce, professore?
Sono tutte e due importanti. Ma cooperare è parola bella e antica, di  grandissima attualità e spesso sottovalutata. Etimologicamente significa "operare con", cioè "insieme" e presuppone la presenza dell'altro. Nella cooperazione nessuno è solo o può fare tutto da sé.  A volte in famiglia invece si tende a far prevalere la logica dell'aiuto. Ed è a volte negativo: perché non prenda una brutta strada, si aiuta un figlio con la disciplina. Padri e madri impongono imperativi anziché dire "facciamolo insieme" che implica invece un'azione comune, un coinvolgimento.

Lei a Rovereto ha detto che ragazzi vanno edicati a risparmiare vita. In che senso? 
L'educazione al risparmio non significa solo risparmiare denaro. Oggi si risparmia sul tempo, sugli affetti e infatti si buttano, non si rispettano a sufficienza, spesso sono trattati meno di oggetti banali. Si può risparmiare persino nella vita umana. Quanti ragazzi che sprecano il valore della loro vita nella droga o in una corsa a folle velocità fino a morire prima di aver conosciuto il significato dell'esistere. Parlarne significa toccare molti punti delle strategie del vivere.

Il sentimento che entra in gioco è il sacrificio?
Non direi soltanto questo. C'è anche la gioia: una gioia prolungata nel tempo, proiettata al futuro, cioè nella progettualità di costruire qualcosa. 

Cosa significa progettare oggi?
Non di certo raggiungere traguardi senza uno sforzo e velocemente con la bacchetta magica. Occorre porsi degli obiettivi con una progettualità che a sua volta richiama il desiderio.

E ancora possibile desiderare oggi?
Sì certo, perché è la capacità di ciascuno di immaginarsi diverso ‘domani'. Il desiderio si traduce nella capacità immaginativa di dire "oggi sono così", ma domani, attraverso un progetto, potrei essere completamente diverso e diventare come spero. Il desiderio appartiene al singolo, ciascuno lo ritaglia su di sé con la propria immaginazione.

Lei ha detto che anche l'economia dovrebbe avere sentimenti. In che senso? 
Io ricordo un'epoca non lontanissima di piani quinquennali, oggi si fanno i bilanci annuali. Per mettere in gioco il legame e i sentimenti che l'attivano, bisogna volare alto, educare. Proiettare i sentimenti nel lungo periodo...

E quindi come dovrebbe essere il vero bilancio di una ditta come di una persona?
Sui sentimenti. Chiedersi sempre che relazione si è instaurata con il singolo. La progettualità chiama in gioco i sentimenti.
(Corona Perer, ultima revisione pagina 8 maggio 2012)

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