L'editoriale del numero 03 ON PAPER uscito il 4 luglio 2008

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Corona Perer, direttore responsabile

SENTIRE e gustare

Arte e Pensiero. Nel dialogo ideale che un giornale intesse con i propri lettori questo è l'obiettivo che ci siamo dichiarati e promessi. Questo terzo numero lo concretizza ragionando sulle pari opportunità e sulle complessità del vivere contemporaneo descritto dall'arte. Con un tema che resterà continuamente in sottofondo: la dissolvenza dei confini. Da quelli geografici e culturali, a quelli relazionali e spirituali, persino quelli tra pubblico e privato.

Il focus centrale di SENTIRE 03 propone le voci da un'isola
che è divenuta senza volerlo la Porta d'Europa. La gente di Lampedusa parla di un luogo che cerca di investire nell'arte e di trasformare il dramma della clandestinità vissuto in prima persona in dialogo. Approdo di tanti disperati, si sente lei stessa clandestina all'Italia. Invoca attenzione, rispetto. Il dramma della ‘gente che va' è del resto ben introdotto dall'obiettivo di Gios Bernardi, che apre questo numero con l'umanità racchiusa nella sua fotografia.

Allo stesso tempo c'è il dramma della gente che viene, la dissolvenza della città, i non luoghi nei quali ci troviamo a vivere. Il tema implicito del numero 03 ruota pertanto attorno a due parole: forma e contenuto. Della società, anzitutto: ne parliamo con il filosofo Silvano Zucal e con Moni Ovadia. E poi dell'arte con "Eurasia", la mostra sulla dissolvenza dei confini in arte, sulle contaminazioni culturali di un pianeta che si fa villaggio, ma del villaggio ha perso la poesia. Non la fantasia, per fortuna. Lo dimostrano due storie in cui pubblico e privato sembrano a loro volta assistere alla dissolvenza dei propri confini: il privato che si acquista un pezzo di città e dall'altro il pubblico che si insedia nel privato. Due storie, due casi: un gioielliere e una famiglia di ristoratori.

In mezzo un'unica nostalgia: quella della Bellezza.
Di uno scorcio come di un gesto. Quella stessa nostalgia che sta al fondo della Città Elettronica, un'opera realizzata da un gruppo di ragazzi guidati da due intellettuali. Ci dicono la dissolvenza urbana, la perdita della forma. Un'implosione alla quale assistiamo giorno per giorno senza accorgercene, portandone però le cicatrici che si chiamano perdita di identità, mancanza di socialità. È la pagina che chiude questo terzo numero: perché da lì ripartiremo. Con la stessa domanda inesausta: ritrovare la Bellezza, la Forma, il Senso. Quella che ci hanno lasciato Rembrandt e Riccio. Loro percorsero la via della classicità e della forma. Perchè ha dentro sé il gusto dell'Eterno.

 

Corona Perer
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