Fausto Melotti l'arte inquieta
di Corona Perer
(Rovereto, 28 febbraio 2012) - Piccola, raccolta, ma ai collezionisti piacerà. Sono esposti un leggerissimo multiplo musicale, delle litografie firmate dall'autore, un gesso affrescato e una serie di disegni. Vengono tutte da collezioni private le opere esposte presso Corniceria Santa Maria. Tra queste un magnifico carro trainato dai buoi di soave leggerezza.
Tutte opere che parlano di quello "spazio inquieto" come quarant'anni ebbe a dire Renato Barilli, quando nel lontano 1969, su una rivista di Giulio Einaudi Editore, pubblicò un saggio critico dedicato al grande scultore. Il titolo che scelse fu proprio "Fausto Melotti, lo spazio inquieto".
Uno spazio che per Melotti era simile a un gioco, ad un vuoto da riempire. In questo vuoto "...si muovono esseri eleganti e sinuosi che sembrano liberarsi di un'esistenza concreta dominata dalla gravità". E' in effetti la leggerezza, l'eleganza, la musicalità a trovar plastica espressione nelle opere di Melotti.
E' l'inquietudine dell'arte che prese forma in opere sublimi, persino nei suoi gioielli forgiati dove l'elegante leggerezza della materia dice la modernità dello stile Melotti.
La rassegna organizzata da Davide Pugnaghi e Daniela Pizzini porta al grande pubblico alcuni inediti dell'artista che a Rovereto nacque, ma poi travalicò i confini con la sua opera. Melotti innovò infatti le arti plastiche: New York gli ha reso omaggio qualche anno fa in una delle più prestigiose stanze dell'arte, ovvero Acquavella Galleries.
Nemico di quanto poteva apparire retorico o monumentale in virtù di un viscerale amore per il ‘discreto' e il ‘lieve', Melotti fu non a caso particolarmente attratto dal linguaggio musicale. La musica era per lui territorio non solo di soave conforti, ma patria di principi e valori musicali. Lo si intercetta nel ritmo delle strutture, la modulazione, l'armonia, la vibrazione, il contrappunto che diedero vita ad opere memorabili anche nei suoi "teatrini".
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