Kendell Geers,arte per lo spirito
Rovereto, 30 ottobre 2009 - Arte che costringe il pubblico a interrogarsi su temi sociali e politici del nostro vivere contemporaneo. Al Mart un importante protagonista dell'arte contemporanea internazionale: dal 31 ottobre 2009 al 17 gennaio 2010 il Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto presenta la mostra "Irrespektiv" dell'artista Kendell Geers, nato in Sud Africa e da sempre impegnato in una riflessione profonda e personale sul tema della segregazione razziale.A cura di Jérôme Sans, "Irrespektiv" è una coproduzione europea, che associa musei e istituzioni artistiche del Belgio, dell'Inghilterra, della Francia e dell'Italia. Il titolo, una parodia del termine "retrospettiva", esprime immediatamente il tono della mostra e la pone all'insegna dell'impegno politico e della provocazione. Geers è stato attivo in prima linea nella denuncia delle follie dell'apartheid, ed è giunto a modificare la propria data nascita, per farla coincidere con il maggio 1968. Un rimando al maggio francese che dà il senso della consacrazione all'impegno politico e sociale dell'artista.
Con i suoi lavori, Kendell Geers esplora i limiti e i confini geografici, linguistici, politici, sociali, sessuali e psicologici dell'uomo. L'artista rivendica, infatti, la necessità di prendere posizione rispetto al mondo in cui viviamo. Da questo atteggiamento critico - che evita però ogni visione manichea della realtà - nasce un'arte impegnata, che coinvolge totalmente l'artista a livello personale, e trascina il pubblico all'interno dell'opera, rendendolo a tutti gli effetti un elemento della creazione artistica. Le stesse reazioni ed emozioni del visitatore, spaesamento, attrazione o rifiuto, sono parte costitutiva delle opere di Kendell Geers.
L'inferno dell'Apartheid in Sud Africa affiora in modo ossessivo, ma Kendell Geers non si propone di raccontare né spiegare, quanto piuttosto di coinvolgere e di far rivivere al visitatore la propria condizione esistenziale. La critica di Geers al sistema dell'Apartheid è implacabile proprio perché è espressa da chi l'ha vissuta in prima persona: l'artista riversa sul suo lavoro e le sue opere tutta la paranoia, l'ambiguità, la violenza e l'ipocrisia proprie della piccola borghesia bianca sudafricana di quell'epoca. Allo stesso tempo, oltre alla provocazione, è presente in queste opere anche un importante elemento di ironia e distacco, perché l'artista non mira a imporre le proprie opinioni personali, ma invita l'osservatore a riflettere sulle proprie scelte.