Rostropovich, l'uomo che suonò sotto il muro
Mstislav Leopoldovich Rostropovich, violoncellista. Nato nel 1927 a Baku in Azerbaigian (allora URSS) da famiglia di musicisti ebrei, studiò al Conservatorio di Mosca con Shostakovich e Prokofiev. Schieratosi contro il regime sovietico, nel 1974 fu costretto alla fuga negli USA dove ospitò per anni l' amico Solgenitsin, esule come lui.L'immagine del concerto a Berlino, nel 1989, alla Porta di Brandeburgo entra nella storia. Pochi anni dopo suonerà nei Balcani a guerra finita, tra le rovine e un cimitero sullo sfondo. Ecco come raccontò quel giorno ai piedi del Muro.
"Non fu un atto politico, ma personale. Ero a Parigi, e un amico al telefono mi disse di accendere immediatamente il televisore. All'inizio guardavo quelle immagini e non capivo. Poi le lacrime hanno iniziato a scendere. Il Muro di Berlino nella mia vita ha avuto il ruolo di una cicatrice sul cuore".
Ma come viveva all'epoca il musicista? "Avevo 47 anni quando mi hanno cacciato dall'Unione Sovietica, dopo i 47 anni era iniziata un'altra vita. E queste due vite non si sono mai riunite. Quando ho visto che buttavano giù il Muro di Berlino ho pensato che finalmente avrei potuto avere la speranza che queste due parti della mia vita potessero ricongiungersi".
Ed ecco la decisione. "Come un pazzo la mattina successiva ho preso il violoncello, sono salito su un aereo. Non sono andato a Berlino a suonare per la gente, sono andato a suonare affinché Dio mi ascoltasse, direttamente dal Muro di Berlino. Una specie di preghiera di ringraziamento a Dio. E davvero, dopo quel giorno, le mie due vite si sono riunite".