Pino Ciociola "Croci della discordia"
Povero Cristo. Qualcuno adesso sostiene che vederlo su una parete scolastica "potrebbe essere fastidioso per i ragazzi che praticano altre religioni o sono atei" e, soprattutto, che rimuoverlo sia la conquista di un diritto civile. Del resto pochi mesi fa altri sostenevano d'aver conquistato un diritto civile togliendo cibo e acqua ad una donna gravemente disabile (fino ad averla fatta morire). Insomma le cose girano in modo strano: decine e decine di giudici ribadiscono più volte lo stesso principio, ma appena uno o tre (o sette, come nel caso della Corte di Strasburgo) sanciscono quello contrario, quest'ultimo diventa Certezza Oggettiva. Anzi, un diritto civile conquistato.
La (vecchia) storia del Crocifisso, poi, per alcuni versi è la più curiosa di tutte: parrebbe quasi che impaurisca o "infastidisca" o dia noia incontrare la piccola raffigurazione in plastica o in legno di quell'Uomo sulla croce. E chissà perché, visto che testimonia universalmente l'Amore verso chiunque e specialmente i più deboli (indistintamente e qualunque sia la ragione della loro debolezza!). Testimonia donare la vita agli altri, che è molto più d'essere loro vicino. Testimonia la mitezza e insieme la capacità di voler costruire ciò che è giusto fino, se necessario, a morirne. E «non genera nessuna discriminazione - scrisse Natalia Ginzburg ventuno anni fa su l'Unità (a quei tempi quotidiano del Pci) -. È l'immagine della rivoluzione cristiana che ha sparso per il mondo l'idea dell'uguaglianza tra gli uomini fino ad allora assente».
Magari gli sparecchiatori del Crocifisso dalle pareti potrebbero poi leggere il Vangelo, anche con occhi disincantati, distaccati o duramente critici: scoprirebbero che non in una riga esiste un solo principio, un'idea o una parola che sottintendano un male per qualcuno, chiunque sia, ma l'esatto contrario. E per accorgersene non serve, appunto, credere in Dio: basta possedere, oltre alla capacità di leggere, un pizzico d'obiettività e onestà.
Se infatti fin qui c'entrano probabilmente ignoranza e pregiudizi, parecchi condottieri in queste battaglie sono mossi in realtà da velenosa malafede ideologica, cioè l'unica ragionevole spiegazione davanti a chi - per esempio - si strappa le vesti perché venga tolta una Croce dalle pareti e contemporaneamente perché le donne possano indossare il burqa (che, per primo, l'Islam moderato considera una grave offesa per la donna e neppure un simbolo religioso). Atteggiamenti, fra l'altro, che - a voler pensare male - fanno venire in mente l'esistenza, per quei condottieri, d'una certa convenienza a scatenare guerre di religione.
Certo è che dà dolore, enorme, vedere quanti impegni ed energie e soldi vengano gettati sul campo della battaglia per togliere il Crocifisso dalle pareti delle scuole o, ad esempio, per l'eutanasia: specie mentre tanta gente soffre (e muore) per indifferenza e ignavia a due passi da noi. Ma le vite degli ultimi e le loro dignità forse non garantiscono la conquista dei diritti civili.
Pino Ciociola*
inviato speciale di Avvenire
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