Dario Gambarin ed ora "Psycho ART"
(Bologna 15 gennaio 2012) - "Psycho Neuroimagine Artface" è il titolo della mostra che Dario Gambarin si appresta ad inaugurare (18 gennaio, alle 21) nelle Stanze di via del Borgo di San Pietro 1, Bologna dove le sue tele rimarranno in mostra fino all'11 febbraio.
Gambarin prosegue con questa mostra il suo viaggio tra i volti attraverso un'esplorazione delle neuroscienze e degli stati alterati di coscienza.
"Anche se nella scienza si proietta ciò che la società e gli interessi che la dominano, pensano di fare dell'uomo e delle cose, la libertà rimane uno dei terreni più preziosi e fertili dell'imaginazione creativà, perciò merita d'essere difesa a costo della vita" afferma l'artista noto anche per le sue performance di Land Art che lo hanno reso famoso in tutto il mondo.
La Land Art, altamente performativa, rischia però di oscurare l'artista che ha esposto in oltre 30 mostre personali in Italia e all'estero (America, Germania, Svizzera e Turchia), ovunque ottenendo riconoscimenti che in Italia pare stentino ad arrivare. Lo si potrebbe definire un Pollock italiano se non fosse anche questa un'etichetta inadeguata per chi non accetta di assomigliare a nessuno che non sia se stesso e afferma la libertà di essere "ragionevolmente folle".
Nello studio di Bologna, Gambarin dipinge volti, maschere di vita. Lo fa con una tecnica assolutamente anomala: non tocca la tela, la bombarda. Il risultato però non è informale: i volti emergono da un immaginario teatro della disperazione abitato dal colore. Chiedono udienza, impongono attenzione con la loro parola muta.
La tradizione dell'espressionismo astratto e dell'action painting di Jackson Pollock, Willem De Kooning, Jean Fautrier è in lui, ma Gambarin non ripete. Lui non copia, così come non indosserebbe mai abiti che non gli appartengono. La sua libertà creativa non accetta limiti, tantomeno etichette per un uomo che di indole appare abitato da un vulcano in eterna attività.
"La sua dimensione pulsionale è energetica. E Pollock diceva che l'artista moderno esprime l'energia, il movimento e le forze interiori. Dario Gambarin tematizza la propria dimensione esistenziale sul versante eccentrico e partigiano del gesto, della follia e della trasgressione come forme di conoscenza. Per lui, come per i teorici dell'antipsichiatria Basaglia, Cooper e Laing, la follia è l'altro dalla ragione, e alle follie della ragione è giusto opporre le ragioni della follia" ha scritto il prof. Alfredo De Paz (Alma Mater Studiorum).
Gambarin conferma con uno dei suoi aforismi. "L'arte comprende parzialmente la follia e la follia contiene la verità dell'Arte: totalmente".
Veneto di nascita, laurea in giurisprudenza e una professione di avvocato abbandonata per amore delle lettere e delle belle arti, ha sulle spalle master e studi in psicologia. Suona il pianoforte, ha dipinto anche esibendosi musicalmente.
Allievo di Emilio Contini all'Accademia delle Belle Arti di Bologna, cammina nel mondo dell'arte al riparo da galleristi e dallo star system. "Voglio rimanere libero di creare, di scegliere e di agire" dice. Così, a differenza di altri colleghi, spende poco del suo tempo per promuoversi.
Preferisce l'odore degli acrilici o quello della nafta che si porta addosso dopo l'ennesima pennellata sul campo a bordo del suo mastodontico trattore. E naturalmente l'odore della terra e dei raccolti, un profumo con il quale è cresciuto.
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