Depressione e narcisismo, binomio maledetto

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Il prof. Massimo Recalcati (Foto A.Paganini)

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Massimo Recalcati: "Vincere la depressione"

di Angela Paganini

Temi scottanti come disagio, paura, manie. Ne ha parlato Massimo Recalcati in una conferenza su "Depressioni e narcisismi" tenutasi alla facoltà di sociologia di Trento nei giorni scorsi. Lo psicoanalista, scrittore di molti testi sui disturbi alimentari e sulla psicanalisi, si è confrontato con il pubblico, parlando anche dell' Associazione Onlus " Jonas ", nata per aiutare chi soffre di vari problemi come anoressia ed attacchi di panico, che ha due sportelli d'ascolto, situati a Trento e Volano. 

"Narcisismo e depressione, un binomio strano, ma in alcuni inscindibile" ha detto lo psicanalista. Utilizzando Freud come filo conduttore di motivazioni e spiegazioni, il relatore ha esposto con chiarezza e precisione lo sviluppo della depressione e le patologie in cui si può incorrere se non viene curata con i dovuti accorgimenti.

Questa problema, molto comune soprattutto nei giovani, è dovuto principalmente ad un fallimento esistenziale, un lutto, la separazione da un partner, un insuccesso. La tesi elaborata da Freud parla di affetto depressivo, dovuto da una ferita narcisistica.

Di solito è legata alla non accettazione fisica; il soggetto si sente brutto, inutile, non riesce più a guardarsi allo specchio; il corpo diventa nemico, la propria immagine è rifiutata perché non corrisponde più alle aspettative.

Questo il motivo per cui la depressione è catalogata più come una malattia femminile che maschile, visto che anche grazie alla manipolazione mediatica, la donna si sente costantemente in dovere di essere bella e perfetta. L'esempio che lo psicanalista riporta è però l'utilizzo di specchi antisuicidio negli anni novanta in Giappone che dovevano aiutare i manager depressi a ritrovare la loro identità e invece li istigavano ulteriormente a togliersi la vita, dato che la loro immagine risultava loro insopportabile.

Cosa succede nella fase di caduta depressiva? La persona che ne soffre sente aprirsi un buco incolmabile, che rappresenta la perdita del senso stesso del mondo; ciò avviene in particolari momenti della vita ed è quindi un momento transitorio, se il soggetto riesce a recuperare la realtà stessa della vita e ad andare avanti.

Se invece ciò non avviene, si trasforma in depressione cronica chiamata melanconia. Anche le manie sono una causa dovuta alla non corretta elaborazione della caduta depressiva; esse sono infatti una negazione della perdita portata all'estremo e spesso si compie un continuo cambio dell'oggetto del desiderio( come continuare a saltare da una relazione all'altra) per non darsi il tempo di elaborare il lutto. La mania diventa una libertà assoluta, senza più vincoli e quindi incontrollata.

Per vincere questo tipo di depressione invece, spiega il dott. Recalcati, bisogna invece eseguire il lavoro del lutto, che è però un percorso doloroso. "Ciò che è successo va affrontato e rielaborato, per poi arrivare a dimenticare. Se questo lavoro è fatto correttamente la libido può quindi spostarsi dall'aggetto perduto su altri e far liberare del passato".
(3 novembre 2009)

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