Un uomo e il tema eterno del perdono

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Le parole di Castagna alle agenzie

"In questo momento mi mancano tutti - prosegue Castagna - ma questa mancanza fisica è compensata da una presenza spirituale e da una presenza d'anima e di corpo. Una presenza di valori che mi hanno
dato la gioia di averli affianco e di averli avuti per tanti anni. Io sono sereno in questa dimensione di mancanza e presenza. Mancano fisicamente ma vivono in me e io non avverto solo i rapporto tète à
tète che forse sono riuscito a superare. Io continuo a vivere in un rapporto non di dimensione umana ma di tipo sovrannaturale".

All'Agenzia ADN Kronos ha detto: "...Non mi aspetto lettere di perdono da parte loro. Il perdono devono chiederlo ai piani superiori. Con Carlo Castagna devono solamente piangere e io con loro piangerò volentieri, se avessi modo di incontrarli e mi fosse fatto sapere che hanno maturato il convincimento di quello che hanno compiuto".

Lo ha detto Carlo Castagna che nella strage di Erba ha perso la moglie, la figlia e un nipote, ospite a "Mattino cinque" insieme a Lucia Bellaspiga, inviata del quotidiano Avvenire. Insieme hanno scritto il libro dal titolo "Il perdono di Erba".
 
L'ultima volta che ha visto il nipote è un ricordo tenerissimo. "Io ho vivo il ricordo - continua Castagna - anche dei minuti, che hanno preceduto la vestizione di Youssef, quando io entro, saluto Paola e vedo il bambino, tutto inzaccherato di succo di pomodoro, che cenava con noi e poi raggiungeva la mamma. Anche quella sera il rito si era ripetuto. Fino poi alla vestizione. Quando sono usciti io ero tranquillo, anche perchè Paola non temeva alcunchè. L'unica sua preoccupazione era quella di trovare parcheggio. Io li lasciai partire sicuro di poter rivedere Paola dopo poco e all'indomani di rivedere ancora mio nipote e mia figlia".

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